Fiction tv, "Donne in gioco": intervista a Michelle Bonev

"Dichiaro guerra all'azzardo". Incontro con l'attrice e produttrice della mini serie in onda il 26 e 27 marzo su Canale 5

Credits: Ufficio Stampa

Raffaele Panizza

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Dal punto di vista di Michelle Bonev soltanto l’azzardo altrui è cosa dannosa: "In Italia ci sono 1 milione e mezzo di ludopatici, uomini e donne pronti a perdere tutto per una scommessa o una puntata. La mia è la prima fiction col coraggio d'affrontare il problema" rivendica lanciando Donne in gioco, in onda il 26 e 27 marzo su Canale 5 di cui è produttrice, con Rti, regista e attrice. Il suo personale giocare a dadi col destino, invece, questa avvenente signora di 42 anni lo ascrive a una dote naturale: "Se gli altri di solito si chiedono perché, io mi domando: perché no? E mi butto senza paura".

Senza paura quando, a 14 anni, se ne andò dalla casa materna in Bulgaria per diventare modella e fondare poi un’agenzia di moda e un’azienda di pubbliche relazioni (fra i clienti dell’epoca, i giocatori del Milan Billy Costacurta e George Weah). Senza paura alla Mostra del cinema di Venezia, dove tre anni fa presentò l’opera prima Goodbye Mama ricevendo un premio, scrissero alcuni giornali con abbondanza di cattiveria, inventato apposta per lei. E senza paura anche adesso, a maneggiare materiale scottante. E quasi sempre a sei zeri.

La pubblicità cattiva esiste oppure vale il motto "basta che se ne parli"?
Esiste eccome. I pettegolezzi su Goodbye Mama hanno condizionato il pubblico, che ha scelto di non vedere il film.

Quanto ha incassato alla fine?
Mezzo milione, contro i tre spesi per produrlo. Mi hanno svenato.

Cosa prova per i critici: li odia?
Scherza? Io amo i miei nemici. Se il Signore li mette sulla mia strada, c’è un motivo. Sono particelle di Dio.

Ha debiti?
Per fortuna no. Erano risparmi del mio lavoro: avrei potuto comprarmi due case, invece ho prodotto un film. Ma sono così: per un progetto fatto bene non bado a spese.

Per Donne in gioco s’è messa in gioco ulteriormente?
Dico solo questo: ho utilizzato 900 comparse e speso 850 mila euro solo di contributi per gli attori. Ma mentre tutti delocalizzano, io sono fiera d’avere realizzato un film completamente italiano, a Trieste.

Interpreta una poliziotta impegnata tra bische clandestine e drammi familiari. Come se la cava a sparare?
Benissimo. In Bulgaria, sotto il comunismo, i militari ci insegnavano a usare il Kalashnikov nei sotterranei della scuola. A 15 anni ho anche fatto tre mesi di servizio militare, vincendo la medaglia di ottimo tiratore.

E oggi si tiene allenata?
Ai baracchini di piazza Navona. Faccio finta di essere una ragazzina imbranata e li svaligio di giocattoli. E poi li regalo tutti ai bambini.

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