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Perché Don Matteo fa bene alla politica

L'incredibile effetto traino su Porta a Porta della fiction campione d'ascolti con Terence Hill. Così Don Matteo il giovedì spinge in alto lo share del talk politico

Don Matteo 11

Francesco Canino

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Tecnicamente si chiama traino: quando un programma funziona, quello che segue a ruota nella griglia del palinsesto beneficia degli ascolti alti. Il meccanismo non sempre è così scontato (vedi il flop di Fazio il lunedì sera, nonostante sia preceduto da fiction di successo) ma è ciò che sta accadendo a Porta a Porta il giovedì sera: grazie ai numeri record di Don Matteo, il prete più famoso del piccolo schermo, interpretato da Terence Hill, continua a totalizzare share altissimi che, con un inatteso effetto valanga, fanno bene alla politica. 

Così Don Matteo fa bene alla politica

Don Matteo è il traino che tutti vorrebbero avere, compresi i politici in piena campagna elettorale. Il sacerdote di Spoleto, sempre alle prese con misteriosi omicidi e casi da risolvere, non ha affatto deciso di schierarsi, eppure tutti ne seguono la scia: "colpa" degli ascolti, che nei primi due episodi dell'undicesima stagione hanno sfondato i 7,5 milioni

Numeri alti di cui Porta a Porta gode di sponda: se è vero infatti che il talk di Bruno Vespa sta vivendo una buona stagione sul fronte degli ascolti semrpe intorno al 12%, il giovedì sera lo share s'impenna. "La serata del giovedì, comunque quella di punta per Vespa, è diventata il palco più ambito dai big di partito, a cui è riservato. Specie quelli candidati a Palazzo Chigi e dunque a caccia grossa di consensi", come fa notare il Corriere della Sera

 

Il super traino della fiction con Terence Hill

Proprio mentre la campagna elettorale per le Politiche 2018 entra nel vivo, i big della politica italiana si contendono dunque il giovedì sera da Vespa: al netto dell'analisi dei numeri - roba da addetti ai lavori - è facile intuire che ai politici, di qualunque schieramento, faccia gola la platea più ampia garantita dai numeri lasciati in eredità da Terence Hill e Nino Frassica

È toccato prima a Silvio Berlusconi (con lui ospite lo share è volato oltre il 18%), poi a Matteo Salvini (share in calo al 14,4%, complici gli ottimi ascolti dell'intervista di Maurizio Costanzo ad Al Bano, in onda in contemporanea su Canale 5). Giovedì 25 gennaio toccherà a Matteo Renzi, il 1° febbraio a Luigi Di Maio. Più trasversale di così, il traino di Don Matteo non potrebbe essere.


Il segreto del successo di Don Matteo 

Era il 7 gennaio 2000 quando la tonaca svolazzante di Don Matteo comparve per la prima volta in tv. Dopo diciotto anni è ancora lì, con la granitica e rassicurante allure di Terence Hill. Credibile e mai banale, del protagonista della fiction prodotta da Lux Vide il pubblico apprezza una cosa: nonostante venga costantemente messo alla prova, sa sempre indicare una strada per risolvere i problemi.

"È un personaggio che cresce sempre perché di lui non si sa niente, parenti, famiglia, nascita, niente. E quando cambiano i personaggi intorno a lui, cambia assieme a loro", spiega Terence Hill. Forse per questo piace a tutti, anche ai giovani, complici i casi ispirati alla realtà e all'attualità. In Don Matteo c'è l'Italia che sa ridere di se stessa (dei suoi tic e dei suoi vizi) e che pretende sempre che il bene vinca sul male. Il lieto fine non si nega a nessuno, almeno in tv.

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