David Samuel Goyer: "Il mio Leonardo Da Vinci era il bisnonno di Batman"

È uno degli sceneggiatori più richiesti di Hollywood. Che ora reinventa il genio del Rinascimento nella serie tv Da Vinci’s demons

David Samuel Goyer

Franco Gondrano

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Se Batman ha mai avuto un antenato, è stato Leonardo da Vinci. La pensa così David Samuel Goyer, ideatore, sceneggiatore e regista di Da Vinci’s demons, attesissima serie tv in onda dal 22 aprile alle 21.50 su Fox (Canale 111 di Sky), che celebra il lato oscuro del genio italiano del Rinascimento. "Leonardo è forse il personaggio storico più conosciuto al mondo dopo Gesù Cristo" ricorda Goyer "e nonostante questo è sempre stato una figura secondaria in film o show televisivi. Quando la Bbc e il canale via cavo Starz mi hanno proposto di girare una serie su un personaggio storico ero tentato di rifiutare, perché non mi interessano le produzioni in costume. Ma loro volevano un thriller che reinventa la storia e dalle mie ricerche ho capito che Leonardo era il protagonista perfetto. Ho scoperto cose poco conosciute dal grande pubblico: era pittore, scienziato e inventore, certo, ma anche un umanista che creava macchine da guerra ed era iscritto a società segrete; era un libero pensatore che si scontrò con la Chiesa cattolica, era vegetariano e ambidestro, poteva impugnare la spada e combattere con entrambe le mani; e ci sono molte controversie non solo sui suoi gusti sessuali (visto che il serial va in onda su Starz, il canale di Spartacus, c’è da aspettarsi un bel po’ di sesso, ndr), ma anche sulle sue origini: fu un figlio illegittimo e forse ebbe origini arabe o turche. La sua vita è avvolta nel mito, già la biografia di Giorgio Vasari scritta solo pochi decenni dopo la sua morte segnalava di lui che era in grado di compiere azioni da superuomo".

A questo punto per Goyer è stato sufficiente spingere sul pedale dell’invenzione ("Ma l’85 per cento del racconto si basa su fonti storiche" assicura) per raccontare il genio del Rinascimento, che nel telefilm è interpretato dal britannico Tom Riley. Un artista e inventore, ma anche un uomo d’azione, coinvolto in quella che Goyer definisce la grande battaglia per la libertà di informazione. "Oggi si parla di chi controlla internet" sostiene Goyer "ma ai suoi tempi la Chiesa, con il sapere degli archivi vaticani, si scontrava con la diffusione del sapere, favorita dall’invenzione della stampa a caratteri mobili di Johannes Gutenberg".

D’altra parte lo sceneggiatore ha perfettamente chiaro cosa vuole dire rendere tangibile un mito e aggiornarlo ai nostri tempi. Basta vedere come ha resuscitato Batman dal dimenticatoio, scrivendo i tre episodi diretti da Christopher Nolan che hanno incassato 2,5 miliardi di dollari, l’ultimo dei quali vede un attacco terroristico a Wall Street che allude al movimento Occupy. "Ho sempre trattato la materia dei supereroi in maniera molto seria, come se Batman esistesse davvero, pensando anche alle possibili reazioni della società" spiega Goyer.

Un accorgimento che ha funzionato anche quando è stato chiamato a sceneggiare videogiochi. I due episodi di Call of Duty - Black Ops da lui scritti non a caso sono quelli che hanno incassato di più e, invece di riferirsi a scenari di guerra fantasiosi, sono ancorati alla realtà: la guerra fredda e quella ipertecnologica, personaggi come Fidel Castro, Manuel Noriega e John Fitzgerlad Kennedy. È l’approccio che lui definisce naturalistico il segreto del successo di questo scrittore 47enne nato in Michigan, che voleva entrare in polizia ma fu convinto da un insegnante a iscriversi alla scuola di cinema per diventare uno degli sceneggiatori più potenti e richiesti di Hollywood.

È merito suo se i film ispirati ai fumetti sono tornati a dominare il botteghino, dopo anni in cui il genere cinematografico sembrava ormai morto e sepolto: «Il successo internazionale di Blade, avvenuto nel 1998, al mio ottavo tentativo di scrittura, ha fatto capire che esisteva un potenziale persino nei personaggi meno conosciuti» racconta. La ricetta, oltre a un trattamento più serio e vicino all’origine dei fumetti, contrapposto a una certa visione tramandata dal telefilm su Batman degli anni Sessanta fino a certe caratterizzazioni di Tim Burton, è quella di far emergere in maniera deflagrante i conflitti interiori dei protagonisti: "Mi ha sempre affascinato il lato oscuro delle persone, l’alienazione e i demoni che sono in ciascuno di noi".

Forse anche per questo è stato scelto per scrivere L’uomo d’acciaio, pellicola che in Italia arriva il 19 giugno, con cui tenta di riportare in auge Superman  dopo il mezzo fiasco di Bryan Singer: "Superman è l’alieno per eccellenza, l’invincibile in mezzo ai normodotati, che deve risolvere il problema della propria identità, visto che ha due padri, uno naturale e uno adottivo. Sono i dilemmi morali che avvicinano questi eroi ai comuni mortali". E cosa c’è di più affascinante dello scoprire che anche i supereroi e i geni della storia a volte soffrono come tutti?

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