Camilleri e Montalbano: ecco come è cambiata la fiction italiana

Lo scrittore è morto, a 93 anni. La storia di Montalbano, la sua creatura più famosa

Francesco Canino

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andrea camilleri infarto montalbano fiction italiana

– Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Lo scrittore Andrea Camilleri è morto oggi all'età di 93 anni per le conseguenze dell'infarto che lo aveva colpito quasi un mese fa. Le sue condizioni sono peggiorate nella notte.

L’infarto aveva colpito Camilleri proprio mentre Il cuoco dell’Acyon, il suo ultimo libro della saga di Montalbano, è balzato in vetta alle classifiche di vendita, esattamente 25 anni dopo il primo romanzo che ha per protagonista l’iconico commissario. “Salvo Montalbano lo amo perché mi ha portato il successo, lo odio perché in realtà mi ricatta”, ha rivelato lo scrittore pochi giorni fa in un’intervista radiofonica.

Montalbano, che doveva esaurirsi in un solo libro, è invece letteralmente esploso nelle mani del suo autore: “È stato un miracolo. Nella mia mente doveva durare solo un romanzo, La forma dell’acqua, ma mi sono reso conto che non ero riuscito a compierlo e allora ho scritto un secondo libro, Il cane di terracotta”.

Il terzo nacque tra molti dubbi ma il successo è cresciuto con un effetto valanga ancora oggi incontenibile e per certi versi inspiegabile fino a diventare un fenomeno mondiale. Oggi i libri sono trenta e Camilleri già era al lavoro sul trentunesimo: “È in cottura. È la storia di due fratelli che si odiano e uno escogita un modo spaventoso per vendicarsi”.

Così Camilleri ha cambiato la storia della fiction italiana

Il miracolo si è poi ripetuto con la trasposizione televisiva, cominciata esattamente vent’anni fa, nel 1999. In quella stessa Rai dove venne assunto nel 1957 come funzionario, col suo bagaglio di esperienze da regista teatrale e sceneggiatore, Camilleri contribuisce forse inconsapevolmente a cambiare per sempre la storia della “serialità” italiana, riscrivendo il concetto di fiction evento.

Le prime tre stagioni vanno in onda su Rai 2, poi la serie con Luca Zingaretti – in queste settimane sul set dei tre nuovi episodi in onda nel 2020 - sbanca letteralmente gli ascolti e il trasloco sulla rete ammiraglia è inevitabile: oggi sono andati in onda 34 episodi (spalmati su tredici stagioni), tratti dai romanzi e dalle raccolte di racconti, ma Il commissario Montalbano non dà segni di cedimenti nonostante la quantità di repliche che logorerebbero anche il più clamoroso dei capolavori.

Montalbano invece resiste granitico, grazie ad una serie di fattori. A cominciare dal “fattore C”, come Camilleri, che puntella ogni episodio con la forza delle sue storie, gli intrecci inaspettati, i personaggi e le frasi cult (dal “di persona personalmente” di Catarella, in già), le sue indagini anticonvenzionali. Il matrimonio con il pubblico è indissolubile, gli ascolti volano oltre gli 11 milioni di spettatori (La giostra degli scambi, in onda nel febbraio 2018, ha raggiunto il 45% di share, più di Sanremo) e Montalbano arriva all’estero diventando la serie italiana più venduta con circa venti traduzioni nelle principali emittenti straniere, ipnotizzate dalla Sicilia di Camilleri, un luogo unico che al tempo stesso racconta e supera i cliché.

La lingua i luoghi di Montalbano

Così Vigata è diventato uno dei paesi più famosi della Sicilia (pur essendo un non-luogo di pura invenzione) e i luoghi di Montalbano, tra cui la casa del Commissario a Santa Croce Camerina, e quelli raccontati da Camilleri nei suoi romanzi storici (anche quelli incredibili successi di ascolto, compreso l’ultimo, La stagione della caccia con Francesco Scianna) vengono presi d’assalto dai cosiddetti “cineturisti”). “La Sicilia ha un richiamo in più. Se l’avessi ambientato altrove credo che non avrei raggiunto una certa verità o verosimiglianza che, invece, mi è possibile ambientandolo in Sicilia”, ha sottolineato lo scrittore.

L’altro vero capolavoro è poi la lingua, il “vigatese”, un mix unico di siciliano e italiano in cui Camilleri affonda poeticamente la penna per vergare sfumature e suoni con cui impasta il suo stile irripetibile. “Ho usato uno specie di shaker e, a poco a poco, ho cercato ambiziosamente di creare una terza lingua che fosse tutta mia e il risultato di questa commistione”.

Il risultato? Migliaia di lettori (oltre 17 milioni le copie venute) e di spettatori che si sono affezionati alla strana lingua di Salvo Montalbano, Mimì Augello, Fazio, Catarella e degli altri personaggi e che autoalimentano il successo. Il tocco di Camilleri? È magico. Ogni volta che esce un nuovo libro o va in onda una nuova puntata della serie, tutti i romanzi e gli episodi precedenti, si rivitalizzano.

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