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American Horror Story Cult: ora l'incubo è Trump

Torna per la settima stagione la serie horror di Ryan Murphy. Ma niente soprannaturale stavolta: il male è molto reale...

Per molti americani l’orrore si è materializzato lo scorso novembre, quando Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali: e allora perché non usarlo come pretesto per una delle serie horror più viste e famose? Ryan Murphy non ci ha pensato due volte e ha messo il faccione del neo-presidente Trump in American Horror Story Cult, la settima stagione della serie, in onda dal 6 ottobre su Fox. Naturalmente The Donald, per quanto possa essere sgradito ad alcuni, occupa gli incubi dei protagonisti della serie solo per un po’. Altri sono i mostri in agguato…

 

Che cosa vedremo


Ally Mayfair-Richards (Sarah Paulson, l’attrice feticcio di Murphy, Golden Globe e Emmy per American Crime Story) alla notizia che Trump ha vinto, è distrutta: teme di perdere il riconoscimento giuridico del matrimonio con la sua compagna e l’affido del figlio. Le antiche paure che attanagliarono Ally dopo l’11 settembre ritornano a galla: il terrore del sangue, di alcuni particolari pattern composti da piccoli fori e le ripetute allucinazioni di assassini travestiti da clown che sembrano perseguitarla…

Il trailer

Il cast

Accanto alla Paulson nel cast troviamo Evan Peters (già protagonista di molti capitoli precedenti di American Horror Story) nei panni dello squilibrato Kai Anderson, leader di una setta che terrorizza le comunità della zona. Appare per la prima volta anche l’attrice e sceneggiatrice Lena Dunham (Girls) e interpreta un personaggio del passato, la scrittrice Valerie Solanas, la femminista rivoluzionaria che nel 1968 cercò di assassinare Andy Warhol. Con lei, anche la figlia dell’attrice Carrie Fisher, Billie Lourd (Scream Queens) e a Chaz Bono, attivista transgender e anche lui figlio d’arte (Cher e Sonny Bono), che nella serie interpreta un fanatico supporter trumpiano.

Che cosa hanno scritto

“La settima stagione - sottotitolata "Cult" - è tra quelle scritte meglio e più coinvolgenti”. (Bruce Miller, Sioux City Journal).

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