Francesco Canino

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Dopo la partenza col freno a mano, il Festival di Sanremo comincia a ingranare. Passata la paura dell’esordio e rassicurato dai buoni ascolti, Carlo Conti corregge il tiro e imprime ritmo alla serata, col suo stile rassicurante e buona dose di mestiere nel cavarsi dall’impaccio nei momenti più fiacchi. Si parte di slancio le prime quattro Nuove proposte, poi si entra nel vivo dello show: tra Ramazzotti, la Kidman e la gara dei big, la scaletta è fitta ma il conduttore non molla mai il palco e per la resistenza olimpica meriterebbe un Telegatto speciale. Ecco il meglio e il peggio della seconda serata.

Strepitosa Virginia Raffaele

Che Virginia Raffaele fosse un talento assoluto era chiaro da tempo e il passaggio al Festival ha il sapore della consacrazione definitiva. Nella seconda serata spiazza e si presenta nei panni di Carla Fracci: basta una frase - “È un piacere partecipare a questa sagra, saluto la banda” – e conquista tutti con un personaggio mai rodato fino ad ora. Le scappa qualche parolaccia, flirta con Garko, balla La notte vola, punzecchia Conti. Insomma, parodia centrata al primo colpo. Definitiva, perfetta erede della grande Anna Marchesini.

Ramazzotti superstar

Ci voleva Eros Ramazzotti per far ballare la sonnacchiosa platea dell’Ariston. Il pubblico stavolta si scatena con la cavalcata dei suoi grandi classici, balla e canta e lo spettacolo ne giova con una botta di ritmo. Ramazzotti è a suo agio, scende in platea per baciare la moglie Marica e lei gli passa i nastrini colorati pro unioni civili che lui esibisce al momento dell’intervista con Conti. E così, quando finiscono a parlare di figli, il cantante replica con “ogni famiglia è importante, ognuno la fa a modo suo”, riferendosi al dibattito di queste settimane.

Un Festival arcobaleno

Insomma, a Sanremo trionfa il rainbow. Prima di Ramazzotti, ostentato i nastri colorati Dolcenera e Patty Pravo (il pubblico la omaggia con un’inattesa standing ovation), poi ancora Francesca Michielin, Annalisa, mentre Elio e le Storie Tese si presentano in rosa. Carlo Conti a quel punto è costretto ad accennare alla questione, siamo già oltre la mezzanotte e mezza, e in maniera sbrigativa si limita a spiegare che si tratta di una “battaglia per i diritti civili” sostenuta da alcuni cantanti (Naso de Il fatto quotidiano ha calcolato che sono stati 11 su 20).

Ezio Bosso commuove l’Ariston

Dimenticheremo forse molte cose di questo Festival, ma non la partecipazione del pianista, compositore e direttore d'orchestra Ezio Bosso, che rischia di essere uno dei momenti più belli di questa edizione. Di fronte a tanto talento ci si scorda che è malato di Sla e con le parole – piene di emozione e senza un briciolo di retorica – riesce a far ridere, pensare e commuovere tutti, a cominciare dagli orchestrali. “La musica è come la magia, non a caso i direttori hanno la bacchetta come i maghi”, spiega a Conti. Poi si esibisce al piano ed è subito poesia, roba da trattenere a stento le lacrime. “La musica, come la vita, si può fare solo in un modo: insieme”. Chapeau a un grande Artista.

Garko in cerca d’autore

Dal gobbo è passato al cartoncino con lancio delle canzoni ma la sostanza non è cambiata. Gabriel Garko stenta a trovare una collocazione certa, oscillando tra impaccio, disinvoltura di facciata e occhiolino da playboy anni ‘50 (indirizzato alla fidanzata seduta in platea). La conduzione non è il suo mestiere e i lanci pensati per lui non lo valorizzano: urge riscatto. Va meglio a Madalina Ghenea, molto più incisiva di certe “vallette” blasonate viste in passato.

L'intervista a Nicole Kidman

Passano gli anni, cambiano i conduttori e i direttori di rete, ma le interviste agli attori restano uno dei momenti più dimenticabili del Festival. Questa volta la trasferta transoceanica è toccata a Nicole Kidman, passata con nonchalance dall’inaugurazione di Agon Channel (sappiamo tutti com’è finita) ai fasti rivieraschi. L’accoglienza è da super star – “Buongiorno”, esordisce lei in cima alle scale e viene subito voglia di cambiare canale – le domande spaziano tra il cliché e la banalità. Si salva solo l’accenno alla lotta contro la violenza sulle donne, per il resto è noia spinta.

Frassica e Cannavacciuolo

Menzione d’onore a due ospiti speciali, relegati a fine puntata. A cominciare da Nino Frassica, con la sua comicità surreale e senza tempo: un genio assoluto che passa dal registro comico alla delicatezza della poesia cantata A mare si gioca, di Tony Canto, in cui racconta il dramma degli immigrati che attraversano il Mediterraneo. Prima della classifica finale – a rischio eliminazione Neffa, Alessio Bernabei. Dolcenera e Zero Assoluto – arriva sul palco lo chef Antonino Cannavacciuolo: prima rifila una pacca sulle spalle a Conti, poi svela che la sua canzone sanremese è Vattene amore di Minghi e Mietta. Adorabile!

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