Televisione

Sanremo 2015 di divano in divano - Day 2

La seconda puntata delle cronache semiserie davanti al piccolo schermo acceso sulla kermesse canora

Sanremo Italian Song Festival 2015

Marco Cubeddu

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Festival di Sanremo, seconda serata. Si parte con le nuove proposte, quindi è l'occasione ideale per prendersela comoda e arrivare a casa a show inziato: chi se ne frega delle nuove proposte. Anche perchè, dai tempi dei Gazosa, non fanno che alternarsi sul palco ragazzini dall'aria pulitina che fanno venire il latte alle ginocchia: tutti rosei, pieni di buoni sentimenti e smancerie.

Non mi stupirei se in una prossima edizione partecipassero i 16 figli della famiglia Anania tutti insieme, in un supergruppo a cappella, tipo i Neri per caso.

Ma a Roma il traffico è un problema serio, anche se non ci si mettono di mezzo i vigili. Così è un attimo che diventa tardi. E la scelta è tra perdersi tutto il Festival (ma stasera cantano sia Raf che Masini, imperdibili per qualsiasi nostalgico) o cercare un bar dove vederlo. Trovarlo, in piena periferia, non è facile (credo di essere finito dalle parti di Centocelle) ma alla fine, dopo averne girati quattro, in procinto di rinunciare, finalmente lo trovo.

Il bar è deserto, la signora che lo gestisce, grembiule bisunto e maniche rimboccate, non sembra troppo partecipe della mia disperazione mentre le chiedo "La prego, metta il Festival, devo sentire Masini".

Ma, scopro, Masini, che dio mi fulmini, ha già cantato. Mi siedo un po' depresso a un tavolino sbilenco, rimpiangendo il divano mancato, ordino una birra, e mi concentro sul minuscolo televisore posto in alto, riuscendo a sentire almeno Raf. Già non è che si senta benissimo, l'audio è pessimo, ma il vero problema è che arriva un gruppo di brutti ceffi che guarda sorpreso il palco dell'Ariston e chiede alla signora "Ndo sta a partita?"

La signora indica me, che sorrido concliante. Il gruppo imbrillantinato, apprendo, vuole vedere la Premier League, Chealsea-Everton. "Ma io devo vedere Sanremo, c'ero prima io". La trattativa non sembra volgere a mio favore (alcuni si scrocchiano le dita), ma grazie a un'abile mossa strategica ("Pagherò le vostre consumazioni fino a fine Festival") riesco a spuntarla.

I quattro baldi giovani approfittano a mani basse della mia offerta, facendomi pentire amaramente di averla fatta, e me li ritrovo al tavolino, ubriachi e straniti, decisi a commentare ogni ospite e ogni vestito "Aho, ma come s'è vestita Emma pare na torera davero".

I miei compagni di Sanremo sembrano critici molto meno compiacenti dei giornalisti tradizionali, sarebbe bello vederli in Tv al posto di Luzzatto Fegiz e Mollica, o in studio da Marzullo a Sottovoce, a rispondere alla domanda Sanremo ci rende migliori o peggiori?

"Oh, ma quanto è bona Ciarliz Teròn, che ntaa ricordi quando gli se sfilava 'a gonna n' quaa pubblicità?", "A me sto pupetto che fa er repper me fa venì er nervoso, cantava de na bomba me pare, io gliaa lancerebbi a lui gliaa lancerebbi", "Oh cristo, mo' questo invertito caa barba vestito da donna da dov'è venuto?

Niente sfugge alla loro raffinata analisi sociologica: "I soliti idioti so' proprio idioti ve'? E anche se mascherata dal politicamente corretto ("Io du colpi glieli darebbi de brutto") la loro virilità ha il sopravvento a ogni comparsa della nuova ragazza di Raul Bova accanto a Carlo Conti ("A me me pare proprio n'africano questo").

A Festival finito (e portafoglio depredato, con somma soddisfazione della nostra ostessa) quasi mi dispiace separarmi da loro:

- Voi venì con noi?

- Dove?

- Annamo a Piazza Bologna a spizzà la situation...

- Non so se sono in grado...

- Massì, basta che passi da un bancomat, e continuiamo a parlà de musica, ce sta pure un karaoke, così sivvoi poi cantà Masini...

Declino l'invito, saluto e riprendo la macchina per tornare a casa canticchiando mentalmente "Vaffa..." in onore del mio beniamino perduto. Domani vedrò di non farmi cogliere alla sprovvista e di tornare a casa in tempo per godermi la terza serata in santa pace sul divano.

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