Sanremo 2015 di divano in divano - Day 3
Sanremo 2015 di divano in divano - Day 3
Televisione

Sanremo 2015 di divano in divano - Day 3

La serata delle cover, tra una cena "movimentata" e il pronto soccorso...

Sanremo, terza giornata, le cover. Per questa sera mi sono oragnizzato. La serata in cui si cantano i grandi successi del passato merita di essere affrontata nella maniera più tradizionale e pianificata possibile. Apposta per questo, nel pomeriggio, ho accettato uno di quegli inviti a cena da vecchi amici di famiglia che evitavo da mesi. L'ultima volta che li avevo visti, in vacanza coi miei genitori, fu un'estate in campeggio in cui giocavo con la loro bellissima figlioletta, di cui mi innamorai perdutamente.

Ogni volta che passavo da Roma mi invitavano e io, per una ragione o per l'altra, li evitavo. E da quando mi sono trasferito in città si sono rifatti sotto, cercando di convincermi con la scusa di rivedere la mia compagna di giochi. Non avevo mai trovato il tempo. Ma per stasera sono perfetti. Sono proprio quel tipo di persone che passano il dopocena davanti alla televisione. E l'idea di vedere com'era cresciuto il mio primo amore è la ciliegina sulla torta.

Arrivo puntuale, in tram, per non finire intrappolato nel traffico nel giorno dello sciopero dei vigili urbani. Porgo i miei omaggi alla coppia, li saluto da parte dei miei genitori, consegno la bottiglia di vino e mi preparo alla serata perfetta: cena casalinga, caffè, ammazzacaffè e Festival su un gigantesco divano ad angolo. magari proprio accanto al futuro vecchio amore della mia vita. Etciù!

Qualcosa, capisco durante la cena, non va. Mi prude il naso, mi lacrimano gil occhi e riesco a mangiare a malapena. Etciù! Che mi sia ammalato nonostante le aspirine preventive? Che abbia preso l'ebola su quel maledetto tram?

Quando arriviamo in salotto, dopo aver appurato dalle foto appese che la figlia, crescendo, è diventata ancora più bella di come avrei potuto sperare, in attesa che rientri a casa dalla palestra, finalmente, capisco: gatti. Tre. Maledettissimi. Gatti. "Loro sono Minù, Matisse, e Bizet, i nostri tesori. Anche se il nostro tesoro più grande deve ancora arrivare, naturalmente".

Orrore. Io sono allergicissimo ai gatti. Bastano pochi minuti di esposizione e sono spacciato. Ma adesso che faccio? A parte il rischio di offendere i miei ospiti e di perdere la perfetta occasione per trovare una nuova fidanzata, il problema del Festival resta: se abbandono la casa me ne perderò la maggior parte. D'altra parte, restare significa rischiare la vita.

Deglutisco. Provo a trattenere gli starnuti, far finta di non stare per soffocare mentre i maledetti gattacci mi si strisciano addosso in cerca di coccole. Devo resistere. Posso farcela. Ma proprio durante l'intervista dallo spazio di Samantha Cristoforetti, mentre fa roteare il microfono a mezz'aria come la stazione spaziale di 2001 Odissea nello spazio e parla dei "piccoli piaceri dello spazio... Come la possibilità di fluttuare..." Ecco che non riesco a trattenere uno spasmo e il relativo starnuto, e in men che non si dica ho dato una testata al marito e fatto finire in mille pezzi una tazza di porcellana alla moglie che si ustiona. "Emh, scusate, non è che avreste qualche antistaminico?" domando mentre la Cristoforetti sostiene che la cosa che le manca di più della terra è un'insalata (non il sesso, una birra, o un concerto rock, un'insalata, e io realizzo che non sarei mai potuto diventare un astronauta, evidentemente) mentre i due cari signori sanguinano e strepitano. "Ma non potevi dircelo che sei allergico ai gatti", mi chiedono? "Solo un po', rispondo..." cercando di darmi un tono.

Dovrei andarmene ma c'è una cover di Luca Carboni, Mare mare, non capisco cantata da chi, e subito dopo Nek che canta Se telefonando (Etciù!) e con che cuore potrei andarmene sul più bello? Così resto, in preda a una crisi cardiorespiratoria (Etciù, etciù!) fino a che non arriva il Presidente Ferrero, con addosso la sciarpa della mia squadra del cuore, che dà vita a un grande show come suo solito, portando in alto i valori della sampdorianità, dello sport e dello spettacolo.

Ricordo tutto distintamente. Fino all'apice, quando canta sulle note di Vasco Voglio una vita spericolata, voglio una vita come nei MIEI film...

Quello è il momento in cui perdo i sensi.

Mi sono risvegliato non so di preciso quanto dopo, al pronto soccorso, accompagnato dalla figlia della coppia che nel frattempo era rientrata trovandomi steso a sbavare sul tappeto durante l'esibizione di Masini.

Sono talmente frastornato, e lei è talmente indispettita, che neanche riesco a chiederle il numero.

Una grande storia d'amore sfumata per colpa degli Aristogatti.

Ma, nonostante questo, dopo una puntura di cortisone, non riesco a trattenermi dal domandare a una gentile infermiera "Mi scusi, non è che c'è una televisione da qualche parte per veder finire il Festival? Sa, vorrei sapere alla fine chi vince..."

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