Sanremo 2013: il meglio e il peggio della finale

Il Festiva di Fazio convince pubblico e critica. Ottimi gli ascolti della finale, vista in media da quasi 13 milioni di spettatori

Fazio Balti Littizzetto

La super top Bianca Balti ha fatto il suo primo ingresso sul palco dell'Ariston a piedi scalzi – Credits: (Ansa/Claudio Onorati)

Francesco Canino

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Si chiude con ottimi ascolti e un picco di share del 73,48% quando Mengoni viene proclamato vincitore, l'edizione numero sessantatré del Festival di Sanremo. La formula Fazio-Littizzetto - un racconto crossover tra alto e ultra pop - convince e stravince negli ascolti (in media quasi 12 milioni di spettatori, risultato più alto dal 2001). Ecco il meglio e il peggio della finalissima.

DANIEL HARDING. Dieci minuti di musica d’arte in prima serata su Rai Uno hanno del miracoloso. Il direttore d’orchestra britannico trascina col suo entusiasmo: prima omaggia Wagner con La cavalcata delle valchirie, poi dirige la Marcia trionfale dall’Aida di Verdi. Altissima e incisiva la regia di Duccio Forzano. Giusta la protesta dell'Orchestra Sinfonica di Sanremo, che rischia a causa dei tagli alla cultura. VOTO: 9

BELEN-BELAN. Lucianina fa il verso alla Rodriguez, presentandosi travestita da farfalla. “Non c’è Belen, ma ci sono io: Belan”. Così così. VOTO: 6

LUTZ FORSTER. La danza moderna irrompe al Festival e gli bastano tre minuti per incantare l’Ariston. Il ballerino e maestro interpreta la coreografia che ha pensato per lui Pina Baush, sua insegnante. Poetico, ipnotico persino quando si sbottona la giacca. VOTO: 8

IL MONOLOGO SULLA BELLEZZA. Littizzetto tenta una riflessione sulla bellezza, ma funziona solo a metà. “Essere belli e minchioni snerva”. VOTO: 5

BIANCA BALTI. Entra senza scarpe (ma con maxi orecchini lampadario. “Hai la cervicale o sono gli orecchini” le chiede la Littizzetto). Ride molto, tra impaccio e timidezza, parla poco e non suona la batteria. Le chiedono di sfilare e scivola rischiando di cadere. Lucianina esulta. Brilla per eleganza negli outfit di Dolce&Gabbana, ma si attira tutta l’ironia del web per la chioma tendenza ricrescita e i denti. “Però Bianca, una settimana di Colgate whitening, prima di andare a Sanremo, se poteva fa’” scrive perfida la Luccarelli. VOTO: 6

MALIKA AYANE. Camaleontica, ama giocare con l’immagine (e fa bene) ma osa troppo col biondo platino che non le dona. Urge nuovo colore. Intanto su Twitter la tartassano. VOTO: 4

CLAUDIO BISIO. Parte in stile villaggio vacanze (“Ora applaudono gli uomini. Ora le donne. Adesso tutti gli altri”. Anche no, grazie), ironizza sugli animali dei cartoni Disney (mah), poi si risolleva: se la prende con i politici impresentabili ma punta il dito – e graffia – contro la mediocrità degli italiani (“Siamo noi i mandanti, la storia c’inchioda”), virando sull’agrodolce. Un Bisio un po’ sottotono. VOTO: 6

MARTIN CASTROGIOVANNI. Il pilone (“Lui è il pilone e tu il pirlone”) della nazionale italiana di rugby – idolo dei gay appassionati del genere “bear” - sta al gioco senza nascondere l’imbarazzo. VOTO: 7

ANDREA BOCELLI. Torna da star internazionale alla casa che l’ha lanciato. Con lui c’è Amos, il figlio, che lo accompagna al pianoforte. Trionfo di applausi. VOTO: 7

FAZIO-LITTIZZETTO. La coppia catodica funziona. Balenghi e assortiti. Si punzecchiano come due compagni di banco (lui un po’ nerd compostino, lei volutamente sboccata). Chiosano con le “cose mai viste”. “Ho visto Stefano Bollani suonare Papaveri e papere come se fosse la Quinta di Beethoven”. “E io ho visto Maria Nazionale portare la quinta, ma non di Beethoven”. L’esperimento sanremese è riuscito. VOTO 8

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