Televisione

Roberto Poletti: "UnoMattina, le polemiche e le piazze"

Intervista al giornalista e conduttore, confermato anche per l'edizione invernale dello storico contenitore di Rai 1 in coppia con Valentina Bisti del Tg1

Roberto Poletti

Francesco Canino

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Da inviato nelle piazze nei programmi di Del Debbio, su Rete4, a volto nuovo di UnoMattina Estate. A 48 anni Roberto Poletti ha fatto il “grande salto” approdando alla conduzione del contenitore più storico e regimental di Rai 1: un arrivo tutt’altro che in sordina, viste le polemiche fragorose per le presunte simpatie sovraniste – “non so nemmeno cosa voglia dire, l’ho chiesto alla Cuccarini”, spiega a Panorama.it – e l’amicizia (mai celata) con Matteo Salvini. Nel suo curriculum c’è una lunga militanza nelle tv locali (la palestra dove ha conosciuto la “pancia del paese”), la direzione di Radio Padiania e persino un’incursione in Parlamento, tra i banchi dei Verdi, con tanto di fragorose dimissioni anti-casta. Al suo arrivo in Rai, a giugno, più alti sono stati i decibel della bagarre intorno al suo nome, più lui ha giocato di sponda col profilo basso. “Non mangia i bambini. È stato parlamentare dei Verdi e direttore di Radio Padania, il pluralismo l’ha praticato”, l’ha difeso il direttore di Rai 1 Teresa De Santis, che lo ha riconfermato sul campo alla conduzione della versione invernale del programma, sempre in coppia con la giornalista Valentina Bisti. 

Poletti, la sua è stata una partenza “col botto”. Com’è stato l’arrivo tra le polemiche a UnoMattina?

L’ho vissuto benissimo. Al contrario, ci sarei rimasto molto male se non ci fosse stata nessuna polemica.

Tradotto: nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli…

Perché no? Parliamo della più grande azienda culturale del paese: sono un personaggio non standard né facile e quindi tutti hanno il diritto di dire la loro. Qualcuno l’ha fatto in maniera pesante, altri in modo più civile.

C’è una critica che l’ha ferita?

Nemmeno una. Mi avrebbero ferito se mi avessero attaccato sul piano della professionalità. Nessuno l’ha fatto e questo mi fa molto piacere.

Lei, ex parlamentare dei Verdi ed ex direttore di Radio Padania, oggi è considerato uno dei volti sovranisti della Rai giallo-verde. Lo ammetta: è un sovranista.

Non so neanche cosa significhi questa etichetta. Alla presentazione dei nuovi palinsesti Rai, qualche giorno fa a Milano, ho chiesto a Lorella Cuccarini di spiegarmi il significato della parola sovranista ma nemmeno lei è stata convincente nella risposta.

Le imputano di essere amico di Matteo Salvini.

Se questo è un processo, non so quale sia l’accusa.

La promozione lampo però ha fatto storcere il naso a molti: la Rai ha più di 1.700 giornalisti, perché hanno scelto lei?

Lo ha spiegato Fabrizio Salini, l'ad della Rai: da sempre un conduttore di UnoMattina è espressione del Tg1 e un altro è scelto da Rai 1. Mi hanno chiesto di continuare anche il prossimo l’autunno e ovviamente ho accettato di buon grado. Cosa c’è di strano?

Dica la verità: al netto della scarsa concorrenza, degli ascolti così buoni se li aspettava?

Visto l’enorme lavoro – mio, di Valentina Bisti e di tantissime persone – in parte sì. La motivazione forte e il riunirsi attorno a una persona sotto attacco, ci hanno aiutato. Anzi, le dirò: questi attacchi mi hanno agevolato.

In che modo?

Lasciamo stare quello che c’è fuori dalla Rai, ma dentro l’azienda, una volta che mi hanno conosciuto, hanno preso atto che non ero ciò che veniva raccontato da alcuni giornali. E tutti mi hanno protetto.

Nel suo curriculum, in pochi lo ricordano, c’è molta tv del mattino. Che ricordi ha dei suoi anni a Buongiorno Lombardia, su TeleLombardia?

Era in una tv ricca di contenuti, in cui facevo la rassegna stampa. Leggevo le notizie che interessavano alla gente e parlavo in diretta col pubblico. È stata un’esperienza bellissima che mi ha insegnato una rapida capacità di memorizzazione, perché dovevo ottimizzare i tempi e leggere tutto in poco tempo – e questo mi serve anche adesso. E poi da sempre la sveglia a casa mia suona molto presto.

Se le dico che il suo stile per certi versi è “funariano” – nel rapporto di pancia col pubblico - la prende come un complimento o un'offesa?

Assolutamente un complimento. Quando facevo il militare, ero di guardia in un campeggio per i militari, facevo molto poco e avevo il tempo di seguire tutte le trasmissioni di Gianfranco Funari. Poi negli anni è diventato un amico. Lo stimavo molto.

Lei però è molto più formale.

Ma le espressioni del mio volto non sono formali. Anzi, dicono molto.

E cosa esprimono?

La noia, ad esempio. Mi annoio terribilmente, anche con me stesso: quando vedo alcune trasmissioni che hanno linguaggi che non mi appartengono e che non comprendo con facilità, mi metto nei panni del telespettatore e mi alleno a semplificare il concetto quando tocca a me.

Per anni ha portato la piazza in tv come inviato dei programmi di Paolo Del Debbio. Cos’ha capito della “pancia del paese”?

È stata un’esperienza straordinaria, sette anni molto formativi. Paolo è un amico, ci siamo visti anche di recente a cena. Mi porto dentro un paese del quale ho potuto raccontare il cambiamento, con piazze che a un certo momento hanno visto dei politici nuovi – quelli che oggi stanno al Governo – parlare un linguaggio diverso e comprensibile, non quello dei professoroni. Ho visto la gente virare completamente e cambiare idea. Qualcuno ha detto: “I concetti sono stati banalizzati”. Intanto però entravano nella mente del pubblico.

Ha portato la piazza anche a UnoMattina?

In un modo diverso, sì. Le dirò, la piazza mi manca e per tenere il polso del paese mi giro i mercati romani.

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