Riccardo Rossi è uno strano “animale” da palcoscenico. Profilo basso e maglioncino blu, da trent’anni sfodera ironia e umorismo inglese tra cinema, teatro e tivù. Mai uno scandalo, zero gossip, alla mondanità tendenza generone romano – “sono profondamente legato alla mia città, sono un romano stanziale” – predilige il set e i teatri. Ha recitato con Lizzani e Marco Risi, lavorato con Boncompagni, Fiorello e la Carrà e da anni, per uno di quegli strani meccanismi televisivi, continua a imperversare sul piccolo schermo con Cuochi e Fiamme, 350 puntate per La7d replicate così tante volte da sembrare almeno il quadruplo. Ora prepara il suo secondo film come regista e sta per esordire come protagonista di Il gusto a tavola, la nuova web serie di Coca-Cola, al via da giovedì 12 maggio sul canale YouTube del celebre marchio. A Panorama.it racconta di cosa si tratta e svela i suoi prossimi progetti lavorativi.

Riccardo, partiamo subito da Il Gusto a Tavola. Ci sveli qualche curiosità su queste sei puntate in onda da domani?

Devo premettere una cosa, cioè che mi sono molto divertito a girarlo. Le riprese sono avvenute di notte, dentro un supermercato dove abbiamo patito parecchio freddo. Io giro tra le corsie del supermarket alla ricerca d’ispirazione e in ogni puntata m’imbatto in un ignaro cliente cui propongo di mangiare assieme: ad affiancarmi ci sarà ogni volta un food blogger diverso che preparerà una ricetta da abbinare alla Coca-Cola.

Ti sei chiesto perché abbiano scelto proprio te per “condurre” questa web serie?

Mi hanno spiegato che gli piaceva il mio modo di stare in giuria a Cuochi e Fiamme, la mia ironia e il mio modo entusiasmo. Poi di mio sono un grande appassionato di cucina.

Al tuo fianco ci sono sei food blogger, ovvero A Gipsy in the Kitchen, Misya, Cookthelook, Chissenefood, Farina, lievito e fantasia e Un tocco di zenzero. Come ti sei trovato a lavorare con loro?

Molto bene. Ormai i food blogger conoscono benissimo cosa funziona in cucina, le tendenze e sono abili comunicatori disinvolti davanti alle telecamere. Un momento divertente sarà la scelta degli ingredienti, non fatta in base a quello che si conosce meglio ma secondo la lettera iniziale e il suo legame con il momento che si sta per vivere, ad esempio un pranzo in famiglia, uno spuntino veloce durante la partita, una cena romantica.

Ho letto che da ragazzino collezionavi le bottiglie di Coca-Cola. È vero o solo una boutade?

(ride) No, è verissimo. Sono sempre stato un fanatico del marchio Coca-Cola. Da piccolo collezionavo le bottiglie di vetro d’epoca e alcune lattine speciali me le hanno portate dall’America degli amici di famiglia. Oggi sono pazzo per la Coca Cola Zero, perché non predi calorie.

Citavi prima Cuochi e Fiamme, programma cult con lo chef Simone Rugiati. Ormai è impossibile tenere il conto delle repliche andate in onda negli ultimi anni. La cosa t’infastidisce?

No, assolutamente, una replica non da fastidio e in qualche modo mantiene viva l’immagine. “Non ti rode che ti abbiano già pagato solo per 350 puntate?”, mi sfottono ogni tanto gli amici. Fa parte delle regole del gioco e poi noi attori siamo abituati a essere “replicati” nei film e nelle fiction.

In questo periodo si parla tantissimo di diete, complici anche il successo del libro del dottor Mozzi e delle polemiche per la dieta di Lemme. Tu che rapporto hai col cibo?

Il professor Migliaccio, il celebre nutrizionista, è un mio caro amico: mi raccontava tempo fa che noi passiamo otto anni della nostra vista a mangiare. Otto anni a mangiare e una vita a dimagrire, gli ho risposto io. Mangiare per me è bellissimo, è condivisione ed io poi sono un’ottima forchetta. Più che una dieta seguo un regime equilibrato e qualche volta sbraco perché psicologicamente fa bene.

In definitiva, preferisci cucinare o mangiare?

Decisamente mangiare bene. In cucina me la cavo con dei piatti classici della tradizione romana, come la matriciana, e poi con il maiale al forno. Sono i miei cavalli di battaglia.

Veniamo alla tivù. È un po’ che non ti si vede protagonista negli show comici. Ti manca il piccolo schermo?

Ma io non mi sento un comico, al massimo sono un battutista, che è una cosa diversa: non è un merito e non ho niente contro gli spettacoli comici, ma forse il mio è un genere meno televisivo. Posso fare l’ospite in uno show di quelli alla Fiorello, ma la tivù ne produce pochi di quel tipo…del resto di Fiorello in giro non se ne vedono molti. Comunque non dico no a priori a niente, scelgo le cose che mi piacciono e mi divertono.

Ti hanno mai proposto un reality o un adventure game?

Mi contattarono per la prima edizione di Pechino Express, ma non me la sono sentita di partire. Io sono un romano stanziale.

Sul fronte teatrale, invece, la prossima settimana torni a Milano con un tuo spettacolo.

Sì, il 20 maggio sarà al Teatro Nuovo con L’amore è un gambero. L’autunno prossimo ricomincio la tournée di un altro spettacolo, That’s Life: il rapporto che si crea col pubblico a teatro è speciale.

Altre novità all’orizzonte?

In questo momento sto scrivendo la sceneggiatura del mio secondo film da regista: La prima volta di mia figlia è uscito lo scorso anno e ha avuto un discreto riscontro ma punto a fare ancora meglio.

Ultima curiosità: hai ancora incorniciate a casa le foto di Gianni Agnelli, come ha svelato Marco Ferrante nel suo libro sulla “royal family” tornese?

(ride) No, le ho tolte. Era una gag di quando ero più piccolo: avevo incorniciato alcune foto dell’avvocato, mettendole su una mensola e così quando veniva gente in casa le scovava quasi subito. La cosa bella era osservare le loro reazioni: si stupivano, rimanevano sorpresi, mi chiedevano se fossimo amici e parenti. Non sai quanti pezzi di spettacolo c’ho costruito sopra.

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