Televisione

Michele Santoro: "Troppi talk, il pubblico è nauseato"

L'affondo del giornalista riaccende il dibattito sulla "salute" dell'approfondimento politico in tivù

Francesco Canino

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A rileggere i quotidiani e le pagine web di un anno fa, non sembrano passati dodici mesi. La stagione televisiva è appena iniziata ma i talk show sono già sotto attacco e a riaccendere l’eterno dibattito sullo stato di salute dell’approfondimento politico ci ha pensato Michele Santoro, atteso questa sera su La7 con la prima puntata della nuova edizione (e ultima, come vedremo), di Servizio Pubblico. Una sovrabbondanza che secondo il giornalista ha creato “nausea e rigetto nel pubblico”. Quasi un ossimoro detto da chi nel talk ci sguazza da un ventennio - ma, gli va riconosciuto, a differenza di altri sempre imprimendo una “voce” identitaria ai suoi programmi - ma confutato dai dati di ascolto: è ancora presto per fare bilanci, ma l’audience generale dell’approfondimento politico (che tanto non approfondiscono più niente, sono solo passerelle per i politici, come scrisse il temutissimo Aldo Grasso) si assottiglia sempre di più. 

Basta con Servizio Pubblico

“Ho sempre sentito la necessità di battere strade nuove e per questo motivo ho deciso che questa sarà l’ultima stagione di Servizio Pubblico”, scrive Michele Santoro nella lunga lettera pubblicata ieri sul sito del programma. Già da qualche tempo il giornalista aveva espresso l’intenzione di dedicarsi a nuove sfide, dai documentari alla creazione di nuovi format, progetto in parte già realizzato con il lancio di Anno Zero, condotto da Giulia Innocenzi, la cui seconda serie andrà in onda nella primavera del 2015.

Overdose da talk

Ma la lettera di Santoro è anche un pretesto per attaccare frontalmente la proliferazione dei talk. “Non condivido la scelta di riempire all’inverosimile la programmazione di trasmissioni d’approfondimento, i cosiddetti talk, che con il venir meno nella società di grandi contrasti, e con la scomparsa dei partiti, hanno creato nel pubblico una specie di nausea e un vero e proprio rigetto”, spiega. Poi aggiunge: “Ma mentre i reality costavano, cosa ci può essere di meno costoso e di più facile da realizzare di un talk? Un altro talk. Così assistiamo all’incredibile paradosso di un calo della domanda del pubblico a cui corrisponde un’incredibile moltiplicazione dell’offerta”.

La versione di Formigli

Un’analisi, quella di Santoro, completamente opposta rispetto a quella del suo “alunno” Corrado Formigli - cresciuto professionalmente con il giornalista salernitano - che in una recente intervista a Tv Blog ha ribadito la vitalità dell’approfondimento. “Il talk ha sempre funzionato; il fatto che ce ne siano sempre di più significa che è un genere che tira e interessa al pubblico”, ha spiegato il conduttore di Piazzapulita. Secondo cui è la concorrenza molto accesa, è sintomo di benessere del talk. “Il fatto che il talk sia ancora in onda significa che funziona”. Funzionerà anche, ma l’effetto saturazione è evidente e acclarato. 

La ricetta di Santoro

Con la stagione televisiva iniziata da qualche settimana, è presto per tracciare un bilancio sulla salute dei talk, ma alcuni indicatori ci dicono già che - salvo sorprese e un riacutizzarsi dell’instabilità politica, che tradizionalmente sposta il pubblico verso i programmi d’informazione - non sarà un'annata straordinaria per i talk. Tanto per citare i casi più clamorosi, Ballarò in una settimana ha dimezzato il numero di spettatori, diMartedì di Floris su La7 ha recuperato ma senza sfondare, 19e40 è stato sospeso e difficilmente tornerà in onda. Per Santoro, “i talk se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Spetta a voi - scrive rivolgendosi al pubblico - fare la selezione, cambiare canale, far sparire le imitazioni senza identità”. 

La profezia di Mentana

Un anno fa, di questi tempi, il dibattito sulla salute dei talk era in pieno fermento. Stesse argomentazioni, stesse prese di posizione. A dodici mesi di distanza è tutto pressoché immutato, soprattutto il disamore dei telespettatori per l’approfondimento. Vale la pena di rileggere la riflessione pubblicata su Facebook da Enrico Mentana nel settembre del 2013. “Ci sono troppi talk show nella stagione tv? Sicuramente sì. Rischiano di creare saturazione e disaffezione per il genere? Ancora sì. Ma chi decide quali sono quelli di troppo? Alla fine sarà il telecomando - scrisse il direttore del tg di La7 - Non dimentichiamo però che il principale motivo della proliferazione di trasmissioni d’informazione politica è quello economico: costano molto meno di tutti gli altri programmi. Il che in tempi di crisi conta eccome. E prima di togliere i talk che faticano le reti ci penseranno su molto, con più di uno sguardo ai conti…”.

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