Francesco Canino

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Quindici minuti al giorno per mettere in scena un telegiornale alternativo e commentare i principali fatti della giornata con sarcasmo e ironia. Rai 2 scommette su Rai Dire Niùs, il nuovo format firmato dalla Gialappa’s Band, che presidierà l’access prime time della rete dal 13 febbraio tutti i giorni dalle 21. La conduzione è affidata invece ad una coppia inedita, formata dal mitologico Mr. Forest, nei panni di un surreale giornalista, e da Mia Ceran, che sarà invece il “contraltare” serio (ma non serioso) del programma. Conduttrice in grande ascesa, alla soglia dei 30 anni la Ceran è uno dei volti di punta della nuova Rai: dopo gli esordi al Tg5 e l’esperienza alla Cnn nella sede romana, la giornalista si è costruita una solida reputazione, profilo basso e determinazione teutonica (il papà è tedesco) e la sua popolarità si è rafforzata con le ultime due edizioni di UnoMattina Estate, tanto che nel toto-tv il suo è tra i nomi più ricorrenti per la conduzione della prossima edizione de La vita in diretta. Intanto però si concentra sul nuovo progetto e sul doppio impegno, anche come “inviata” di lusso a Quelli che il calcio.

Dalla Cnn alla Gialappa’s Band. Mia, ma chi te l’ha fatto fare?

(ride) Non potevo dire di no alla Gialappa’s e lasciarli andare da soli: sono come il guidatore della comitiva che resta sobrio e riporta tutti a casa a fine serata. Io poi sono naturalmente attratta dal divertimento e penso di potermi permettere anche un altro tipo di registro in tivù, non solo quello serioso: l’importante è parlare con onestà agli spettatori.

Non hai paura di questa virata pop?

È un percorso di alleggerimento che dura da un po’ di anni, non è una scelta improvvisata. Anche a UnoMattina Estate capita di fare dirette monstre su Brexit e poi dedicare ampie pagine a temi più leggeri. Allargo il mio orizzonte professionale da tempo: passare a qualcosa di più pop credo sia un’esigenza naturale per chi lavora su una tivù generalista. Anche al Tg5 facevo pezzi di costume, mica ho sempre fatto solo inchieste.

La sintonia con la Gialappa’s quando è scattata?

Li ho conosciuti nella grande famiglia di Quelli che il calcio, con cui collaboro da due anni. Ci siamo piaciuti, c’è stata immediata sintonia: io li conosco professionalmente e li stimo da sempre, sono come delle rock star per me. Avrei fatto fatica a dire di no, perché sono intelligenti e sanno fare bene la tivù.

Cos’è esattamente Rai Dire Niùs?

È un contenitore contemporaneo, nel quale inseriamo tutto quello che non è entrato nella scaletta del tg ma che è nelle nostre vite. Andremo in onda subito dopo il Tg2 e non parleremo di cronaca nera o politica in senso stretto, ma ci sarà una selezione di notizie molto particolare, contaminata con quello che la gente vede su internet. Il tutto condito con diversi contributi video e l’ironia del Mago Forest: di mio ci metterò dei puntini minimi di informazione, anche se sarà una lotta impari, e so già che ironizzeranno con grande leggerezza sul giornalismo e la cosa mi costerà cara. Però mi piace l’idea di mettermi in gioco.

Al fianco di Mr. Forest come ti stai trovando?

È un professionista della battuta. Confesso un certo spaesamento iniziale perché è come stare in mezzo ad un palleggio costante: lavorano assieme da molti anni e il meccanismo è rodatissimo. La loro bravura ti lascia al muro ed è una bella sfida per me che ho fatto un tipo di lavoro completamente diverso fino ad ora. Dovrò impormi davanti a quattro mostri di bravura.

Sul fronte degli ascolti si annuncia una sfida ardua, visto che la fascia dell’access prime time è decisamente affollata. C’è un obiettivo che vi siete prefissati?

Partiamo con umiltà, poi ci sarà un lavoro di naturale aggiustamento del programma. Personalmente la durata limitata – entro i 18 minuti – è una bella sfida e una scelta coraggiosa perché non avremo il tempo per sbrodolare. Detto questo non credo ci sia un obiettivo di rete, come ha detto il direttore Ilaria Dallatana a Tv Talk: prima di tutto è una questione di identità di rete, ovvero testare un programma in linea con la nuova Rai 2, coerente con programmi come Nemo, Il collegio e Rocco Schiavone. Certo, poi gli ascolti sono importanti: non si può essere sordi rispetto a quello che il pubblico chiede.

Proviamo a fare un passo in avanti. Condurrai anche quest’anno UnoMattina Estate?

Non escludo niente ma è presto per dirlo. Vediamo come arrivo a maggio e poi dipende dalle scelte della Rai. Però UnoMattina la consiglierei a chiunque volesse fare la conduzione: per la durata e per i temi, perché ti costringe a trovare la chiave giusta per affrontare tutte le tematiche in scaletta.

Hai lavorato a lungo nei talk politici e ne hai condotto anche uno, Milennium, su Rai Tre. È un genere con cui torneresti a cimentarti?

Onestamente no, è un genere che mi ha stufato anche se ci sono ancora degli ottimi professionisti che lo fanno ancora bene. Non trovo più divertente la politica, è diventato noioso raccontarla: quando ho fatto Millennium – che, col senno del poi, fece un risultato accettabile in termini di ascolti – o l’inviata per La7, mi sono sempre divertita.

C’è un genere televisivo che ti piacerebbe sperimentare in futuro?

Non abbiamo sperimentato tutte le chiavi per l’infotainment, che può essere elaborato e concepito in maniera diversa. Il mio sogno professionale è trovare una cosa che funzioni in quel momento, azzeccare il senso del tempo è importante: ma non voglio fare progetti a lunga scadenza in tivù, perché so che è controproducente.

 

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