Televisione

Matilde D'Errico: "Vi racconto chi sono le Sopravvissute"

Intervista alla conduttrice del nuovo programma di Rai 3, al via da domenica 9 settembre. Matilde D'Errico è anche l'ideatrice di "Amore criminale"

Matilde D'Errico Sopravvissute

Francesco Canino

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Puntare l’attenzione sull’altro “lato” della violenza, forse più sottile ma altrettanto feroce. È questo uno degli obiettivi di Sopravvissute, il nuovo programma di Rai 3 che debutta domenica 9 settembre in seconda serata e narra sette storie di donne uscite da una relazione con uomini manipolatori, narcisi e possessivi. L’ideatrice e la conduttrice della trasmissione è Matilde D’Errico, la “mamma” televisiva di Amore criminale, storico format della terza rete che riparte quello stesso giorno – alle 21.10 – dando vita a una serata che attraverso un sottile fil rouge racconta con forme e tagli diversi gli amori violenti e pericolosi.

Matilde, è giusto dire che Sopravvissute è lo spin off di Amore criminale?

È una prosecuzione naturale. Ci pensavo da almeno un paio d’anni: ho scritto il progetto e l’ho proposto a Rai 3 per capire se ci fossero le condizioni per realizzarlo.

Lei continua a dare voce alle donne ma questa volta in un modo diverso. Quale?

Volevo allargare il tema, andare oltre la violenza estrema che raccontiamo in Amore criminale, condotto da Veronica Pivetti, per parlare di quella più strisciante che scaturisce dalla manipolazione e dal narcisismo.

L’obiettivo si sposta dunque sulla violenza psicologica.

Ho iniziato leggendo volumi che parlavano di dipendenza affettiva, l’ho studiata e ho scoperto che a Roma esiste un gruppo di auto aiuto. Ho chiesto di essere ammessa come “uditrice” per documentarmi, le partecipanti hanno accettato e per sei mesi ho frequentato il centro.

Cos’ha capito in quei sei mesi?

Che molte donne non sono consapevoli di vivere un rapporto di manipolazione psicologica, non ne riconoscono i meccanismi. Sono dinamiche molto più comuni di quanto si possa pensare, che toccano trasversalmente tutte le fasce sociali.

Come ha raccolto le storie delle sette puntate?

Cominciando dalle mail arrivate in redazione: molte donne ci hanno scritto e abbiamo approfondito i casi, altre via social e altre ancora attraverso il gruppo romano di cui le parlavo. Ho messo assieme, verificato e abbiamo scelto sette storie diverse per età, provenienza geografica e classe sociale delle protagoniste.

Le protagoniste di questa stagione sono tutte donne. Ma un “Sopravvissuti” si potrebbe realizzare?

Esistono casi in cui sono gli uomini a subire la manipolazione ma, numeri alla mano, su 15 casi solo 2 hanno protagonisti maschi.

Chi sono le sopravvissute?

Si tratta di donne che hanno ferite legate alla loro storia familiare, che si portano dietro all’infanzia: hanno una voragine affettiva da colmare ed è come se il manipolatore fiutasse quel vuoto. I manipolatori sono intelligenti e affascinanti, danno di sé un’immagine che non corrisponde alla realtà. Sono dei vampiri energetici che depredano affettivamente le vittime.

Da autrice a conduttrice. C’ha preso gusto con la luce rossa della telecamera?

Il mio mestiere principale resta quello dell’autrice e regista. È stato un passaggio naturale, che ho testato nel 2017. Mi sono preparata perché non volevo improvvisarmi: ho avuto una coach che mi ha aiutato e mi sono divertita. Per la mia storia professionale, non condurrei un progetto dove non sono autrice.

Per questa edizione di Amore criminale è stata riconfermata Veronica Pivetti.

Veronica l’abbiamo voluta perché era ed è un volto forte, molto popolare, perfetto per parlare di un tema così delicato. Ci vuole un’attrice perché chi conduce recita un copione dove c’è un lavoro autorale ferreo.

Non posso non chiederle di Asia Argento, visto tutto quello che sta accadendo nelle ultime settimane. La scelta di farle condurre Amore criminale fu molto criticata e in quella edizione gli ascolti non furono buoni.

 

Asia è un personaggio che divide. Ho dovuto combattere contro una serie di pregiudizi, anche in Rai, e resistenze. Io la volevo perché le nostre narratrici sono anche testimonial di una lotta e voglio che siano imperfette, non voglio donne finte. Asia è vera, con tutti i suoi limiti.

L’ha sentita in questi giorni?

Sì, via messaggio ed è molto provata. Non ho tutti gli elementi per valutare la situazione ma non volevo restare in silenzio davanti a tutto questo fango che le viene buttato addosso. Mi ha colpito il linciaggio cui è stata sottoposta. “Lei non può essere il simbolo del MeToo”, hanno scritto, come se ciò che è accaduto annullasse le violenze che ha subito. La retorica della vittima perfetta è un ragionamento superficiale, tagliato con l’accetta.

Torniamo ad Amore criminale. Mentre si critica l’abuso della parola femminicidio, nei primi sei mesi del 2018 ci sono già state 44 vittime.

“C’è già la parola omicidio”, dicono i negazionisti, ma non è solo una questione di numeri: nessuna dovrebbe morire per mano di un uomo, punto. Io difendo questa parola, perché nel femminicidio una donna viene uccisa proprio perché donna.

Il suo sogno professionale?

Ho realizzato due piccoli numeri zero e li sto proponendo ma non posso dire altro. Poi terrò al Policlinico Gemelli di Roma un corso di scrittura creativa per le donne colpite da tumore al seno: quando mi sono ammalata, ho tenuto un diario e la scrittura mi ha aiutato moltissimo. Diventerà un racconto televisivo. Penso che, con la giusta attenzione, si possa raccontare tutto.

Lei, dopo l’operazione nel 2016, ha continuato a lavorare anche durante la chemioterapia. Come sta ora?

Sotto chemio ho lavorato anche a un progetto con Franco Di Mare, in giro per l’Europa. Ho chiamato la mia oncologa e lei mi ha detto: “Se vuoi fare questa esperienza ed è importante, falla”. Io sono una sopravvissuta: nel 2016 sono stata operata, ho fatto otto cicli di chemio. Ho scoperto in tempo la malattia, sono viva grazie ai controlli e sto bene. Ora voglio restituire agli altri la fortuna che ho avuto.

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