Televisione

A MasterChef c'è chi entra e c'è chi esce

Mentre sono stati ripescati Michele e Matteo Eri e José hanno dovuto lasciare il grembiule

Eri, libera professionista giapponese non ce l'ha fatta a preservare il grembiule

Barbara Massaro

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Un MasterChef multiculturale, attento a non sprecare cibo e consapevole del melting pot d'influenze che l'arte della cucina contemporanea deve veicolare per essere credibile. C'è tutto questo nella nuova edizione del talent culinario targato Sky che sta entrando nel vivo tra le prime eliminazione e inaspettati ripescaggi.

Parola d'ordine: riciclare

In cucina si sa, non si butta via niente e gli avanzi della cena possono trasformarsi in nuovi piatti per il pranzo successivo. Parte da questa premessa la filosofia della Mistery Box della prima puntata delle due puntate di MasterChef Italia andata in onda giovedì 11 gennaio su Sky Uno Hd.

I 18 aspiranti chef rimasti in gara hanno dovuto reinventare le pietanze che erano state servite ad alcuni commensali presenti nel virtuale ristorante di MasterChef allestito a lato della MasterClass. Non si trattava di riscaldare le pietanze, ma di trasformarle completamente.

Che fossero avanzi di risotto, lasagne, pesce al forno, crostacei o gnocchi, gli aspiranti cuochi dovevano mettere mano alla creatività per convincere i 4 giudici.

I migliori sono risultati essere Marianna che ha reinventato le lasagne trasformandole in arancini con sorpresa, Ludovica con i suoi ravioli di grano saraceno ripieni d'arrosto avanzato, ma soprattutto Kateryna che ha trasformato un salame di cioccolato in praline al caramello su ricotta soffice vincendo la gara e conquistando la possibilità di saltare il successivo e complicato Inventon Test.

 

Il ripescaggio

Prima, però, di passare alla fase successiva della gara i giudici hanno offerto un inaspettato colpo di scena con il ripescaggio di tre concorrenti esclusi dalla gara a un passo dalla conquista del grembiule. Si tratta di Lenka, Matteo e Michele che in 20 minuti hanno dovuto cucinare il loro miglior piatto per convincere i 4 giudici a dar loro una seconda possibilità.

Matteo, insegnante di educazione fisica, ha rischiato con spaghetti alla chitarra all'Amatriciana rivisitata e non ha convinto tutti anche se il suo piatto è risultato essere superiore a quello di Lenka che ha riproposto gli stessi fritti con cui aveva fallito alle selezioni rimanendo fuori dalla Masterclass. Promosso a pieni voti, invece, il trentaquattrenne Michele con la sua orata peruviana.

Gli altri concorrenti, però, non hanno accolto di buon grado la novità temendo che i due ripescati possano alterare gli equilibri tra i cuochi e minaccare la supremazia degli uni contro gli altri.

Il cotto, il crudo, il croccante e il leggero

Crudo per chef Klugmann, croccante per Joe Bastianich, cotto per chef Cannavacciuolo e leggero per chef Barbieri: così deve essere il cibo per i 4 giudici di MasterChef che, nell'Invention Test della serata, hanno chiesto agli aspiranti chef di inventarsi un piatto che contenesse tutti e 4 questi elementi.

Evitare la banalità e cercare la propria strada per la creatività non era impresa semplice ma i 20 aspiranti cuochi ce l'hanno messa tutta per stupire i giudici con risultati in parte apprezzabili. A distinguersi è stato Alberto a detta di chef Barbieri l'unico che "Ha uno stile e un'idea dietro al piatto".

Molto male il macellaio Antonino mortificato da chef Klugmann con una sonora bocciatura su tutti i fronti; Francesco che, come commentato prosaicamente da chef Cannavacciuolo "Non puoi presentare tre c...atine e chiamarle 'piatto'" e Eri, incapace di armonizzare il gusto giapponese con quello italiano e responsabile di aver creato un piatto pesante e male realizzato.

Dopo aver dato il grembiule nero del Pressure Test ad Antonino i giudici hanno chiesto a Eri di lasciare la cucina di MasterChef con una raccomandazione da parte di chef Barbieri: "Devi trovare il tuo equilibrio tra i tuoi due mondi. Se riuscirai a farlo realizzerai grandi piatti".

"Ho impiegato molto tempo a capire cosa intendesse chef Barbieri - ci confessa Eri all'indomani dell'eliminazione - ma credo di aver capito che quello che mi ha detto Barbieri sia stato il miglior consiglio in assoluto. Io ho sempre avuto un problema a legare queste due parti, dentro e fuori di me, ma ora è arrivato il momento di farlo".

Uscendo da MasterChef ha parlato della grande rabbia provata. Come si è trasformata questa rabbia nel corso dei mesi?

"Ho capito che uscire da MasterChef è stato l'inizio di qualcosa, non la fine. Si è aperta una porta e ora tocca a me spingerla".

Come?

"Lavorando in maniera costruttiva sulla mia rabbia e spendendomi per realizzare la mia cucina. Intanto sto aprendo un blog per la diffusione della cucina giapponese in Italia perché si commettono ancora tanti errori".

Come giudichi la presenza di così tanti stranieri in questa edizione di MasterChef?

"Credo che la scelta degli autori voglia rispecchiare il trend di un'Italia multiculturale che è una realtà di fatto e MasterChef deve essere lo specchio dei tempi in cui viviamo".

Rimpianti?

"Tanti. Il più grande è quello di non aver giudato una brigata in esterna".

Con che spirito bisogna affrontare MasterChef per andare avanti nella gara?

"Bisogna essere davvero tanto competitivi e lo spirito è quello del dire: 'Io sono qui per uccidere tutti'"

Chef del cuore?

"Antonia Klugmann. Un giudice severo, ma capace di darti critiche costruttive che ti servono per essere migliore".

Esterna a China Town

Dopo l'addio di Eri al sogno di diventare MasterChef i 18 concorrenti rimasti in gara hanno avuto di nuovo a che fare con l'Oriente.

Non il Giappone di Eri, ma la Cina. L'esterna della serata, infatti, era a Milano dove gli aspiranti cuochi hanno dovuto cucinare nel quartiere di Via Paolo Sarpi, il cuore della ChinaTown milanese dove una nuova generazione di ragazzi cinesi nati in Italia sta sviluppando una zona in cui lo spirito del dragone impara a convivere con l'anima meneghina. Per questo le due brigate in gara (la blu guidata da Alberto e la rossa da Denise) hanno dovuto cucinare piatti della tradizione italiana per 150 giovani cinesi.

L'idea era quella di dare a risotto alla milanese, spezzatino, pollo alla cacciatora, spaghetti alle vongole, panna cotta e tiramisù un tocco orientaleggiante per omaggiare gli ospiti e rispettare il loro gusto. Ecco che allora il risotto è stato servito con un battuto di anacardi e agli spaghetti è stato aggiunto zenzero fresco. Il pollo alla cacciatora è stato servito con ananas mentre allo spezzatino è stato aggiunto un discusso curry. Infine la pannacotta è stata presentata con uno sciroppo di mandarino cinese e i biscotti del tiramisu sono stati bagnati nel the verde e non nel caffé. Buone le idee anche se lo spezzatino al curry dei rossi non ha convinto i commensali che hanno concesso la vittoria ai blu di Alberto.

I sei step per il piccione perfetto

I rossi (più Antonino) hanno dovuto affrontare un Pressure Test dove alla velocità bisognava abbinare la tecnica e la capacità di non essere frettolosi. Sei step per altrettanti passaggi alla base della preparazione del piccione ripieno. Il primo concorrente a concludere uno step avrebbe dettato il tempo agli altri compagni costringendoli a interrompere lo step là dove erano arrivati senza poterlo concludere.

La fretta ha penalizzato Antonino colpevole di aver voluto fare "Il fenomeno" col risultato di aver cucinato un piccione mediocre che non gli ha permesso di salire in balconata. Salvi subito invece sono stati: Matteo, Italo, Simone, Giovanna, Manuela e Denise. 

Seconda prova quindi per Ludovica, Antonino, Jose e Rocco che, dopo aver perduto l'esterna a China Town se la sono dovuta ancora una volta vedere con la Cina e con la preparazione del raviolo al vapore in quattro varianti: al manzo, al maiale, con gamberi e con verdure.

Una chef cinese ha mostrato loro la tecnica per chiudere i preziosi scrigni di sapore, ma l'impresa era tutt'altro che semplice. Nonostante fossero sgangherati sono stati accettati i ravioli di Ludovica (salvata dalla cazzimma), Antonino e Rocco, mentre Jose, che si è fatto prendere dal panico, ha dovuto lasciare la trasmissione.

"Mi sono fatto prendere dall'emozione - ha raccontato Jose a Panorama.it - ma è stata una bella esperienza che mi ha permesso di capire che posso percorrere strade espressive anche differenti da quella della musica".

Il tuo essere straniero credi che ti abbia penalizzato?

"Vivo in Italia da sempre e quindi conosco più la cultura gastronomica italiana di quella indiana e penso che l'unica cosa che mi abbia penalizzato sia stata l'ansia".

Che consiglio daresti ai concorrenti rimasti in gara?

"Di non farsi prendere dal panico e di cucinare solo per se stessi".

Il consiglio che non dimenticherai?

"Quello di non mollare mai".

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