Amici 15 Marco Maccarini
Televisione

Marco Maccarini: "Ad Amici 15 non sarò mai un professore aggressivo"

"Ho rinunciato ad un film con Pupi Avati e me ne pento", rivela il conduttore

Una delle novità di Amici 15 risponde al nome di Marco Maccarini. Ex veejay di Mtv, ex portatore sano di dreadlock, conduttore dall’ironia pronta all’uso con migliaia di ore di diretta macinate tra radio e tivù. Un artista anomalo, che del profilo basso ha fatto uno stile: mai una polemica fuori posto o una sgomitata per strappare un’inquadratura, testa bassa tendenza stacanovismo sabaudo e lavorare sodo. Dal 21 novembre torna in tivù in un ruolo insolito, quello di Professore della categoria Canto, nel talent show di Maria De Filippi. “Ma non dirò cose del tipo ‘spingi il diaframma’ perché non è il mio compito”, premette. E a Panorama.it racconta che prof. sarà e svela per la prima volta di essersi pentito di aver detto di no ad un grande regista. 

Marco Maccarini, classe 1976, diciotto anni di carriera alle spalle, sorriso da eterno adolescente. Che professore sarai ad Amici?

Sincero e aperto. Mi sono fatto una mia idea ma alla fine nei talent si creano delle dinamiche che ti spiazzano: è tutto in divenire, segui una linea ma poi capita qualcosa che stravolge il tuo percorso.

Togliamoci subito il dente. “Maccarini? Ma non è un cantante”, diranno in molti vedendoti.

La prima cosa che ho detto quando mi hanno contattato è stata: “Guardate che non sono un tecnico”. Mi hanno risposto: “Guarda che lo sappiamo”. Infatti non sarò un tecnico. Con i ragazzi farò un percorso di crescita personale attraverso la musica, quasi psicologico, li spingerò a tirare fuori il massimo delle loro possibilità.

Cosa porti in dote al programma?

Bazzico nel campo della musica da anni, avrò fatto almeno un migliaio d’interviste e incontri con i principali protagonisti della musica mondiale. Ho sempre giocato di sottrazione ma continuando a osservare, imparare e portarmi via un pezzetto di energia dai grandi artisti che ho incontrato, conosciuto e intervistato.

C’è un incontro che ricordi con particolare emozione?

Tanti. Non mi scordo quello con Alanis Morissette: per la prima volta non sono riuscito a mantenere il distacco per quanto ero attratto da lei. Mi sono dovuto fermare un attimo e riprendere fiato.

C’è stato un seguito a quest’ attrazione fatale?

(ride) No, non c’è stato un seguito, sono stato molto professionale. Ricordo con grande emozione anche il primo incontro con J-Ax: erano i miei primissimi giorni a Milano, ero spaesato, e lui mi ha accolto con una gentilezza estrema.

Si dice che J-Ax potrebbe sbarcare ad Amici come coach del serale con Emma e Elisa…

Non lo sapevo. Ma lo vedrei bene, perché no.

Quando ti è arrivata la proposta?

Qualche settimana fa. Il primo incontro si è trasformato in una prova: ho guardato delle esibizioni della passata edizione e commentato secondo il mio istinto. Poi ho saputo che per lo stesso ruolo erano stati chiamati per un provino altri personaggi e cantanti molto famosi.

Qualche nome?

Io li ho saputi di straforo e non mi sembra corretto rivelarli.

Temevi il confronto?

Un po’ sì. Ma quando faccio un provino penso sempre “quel posto è mio”. Non per presunzione ma perché perdo mai la speranza.

Inevitabile chiederti del tuo primo incontro con il guru Maria De Filippi. Cosa ti ha detto?

Lei è davvero il guru per eccellenza. Quante sono? Come fa a fare tutto così bene? Ero molto emozionato ma ci ho messo due secondi a calmarmi, mi ha messo subito a mio agio. Ha apprezzato la sincerità dei giudizi che avevo espresso e mi ha chiesto di continuare a essere sincero, senza stravolgermi. Vado a fare me, insomma Non sarò mai un prof aggressivo, spegnerò l’ego. Bisogna pensare prima di tutto ai ragazzi.

Eri un cultore di Amici? L’hai seguito in questi anni?

Non sono mai riuscito a seguire un’edizione completa ma l’anno scorso mi sono concentrato sul serale che qualitativamente è pazzesco. I The Kolors sono molto forti ma quella che mi emoziona di più è Alessandro Amoroso: non so come mai, visto che sono più da genere rock, ma quando canta mi spiazza.

Ti manca la conduzione pura?

No, perché non mai smesso di fare il mio mestiere. Magari l’ho fatto con dei canali meno in vista ma sempre con grande soddisfazione. Mi sono solo sottratto dall’onda alta.

Un profilo basso molto sabaudo. Da un torinese è quasi inevitabile.

(ride). Se mi chiedi se mi è mancata la visibilità fine a se stessa, ti rispondo nemmeno un po’. Non m’interessa. Ogni tanto mi contattano per un reality e rispondo sempre di no.

C’è un progetto che gai rifiutato, salvo poi pentirti?

Non mi sono mai pentito di nulla. Ma a distanza di tempo mi dispiace non aver fatto Ma quando arrivano le ragazze, il film di Pupi Avati. Mi aveva chiamato per fare il protagonista, senza provino: lui sarebbe capace di far recitare bene anche una sedia e pensava che fossi giusto per quel ruolo. In quel periodo però facevo in contemporanea Trl, il Festivalbar e teatro.

Stupidamente rinunciai e ogni tanto penso a cosa sarebbe successo se avessi detto di sì.

Che idea ti sei fatto invece di Mtv Italia? Un po’ alla volta ha perso identità e ora non si sa che fine farà.

Ogni tanto ci penso. All’inizio era un canale fatto da agente che aveva una voglia pazzesca di comunicare e creare qualcosa di nuovo. Poi non so bene cosa sia successo, è cambiata la direzione. Non è un problema di contenuto, secondo me: forse semplicemente sono cambiati i gusti dei giovani.

A Mtv hai lavorato con Antonio Campo Dell’Orto, attuale dg Rai. Che direttore era?

Campo Dell’Orto aveva 34 anni, era quello che motivava tutti e diceva “ragazzi, siete bravi, andiamo avanti e cambiamo la comunicazione in Italia”. Ho avuto tanti bei confronti, con lui. Era il capo ideale. Ma è da un po’ che non lo frequento.

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