Televisione

Marco Liorni: "Italia Sì è la mia nuova sfida televisiva"

Intervista al conduttore e giornalista, in onda da sabato 15 settembre alle 16.45. Nel cast anche Elena Santarelli, Rita Dalla Chiesa e Mauro Coruzzi

Marco Liorni

Francesco Canino

-

Marco Liorni ricomincia dal sabato. Dopo sette anni di Vita in diretta – con una “uscita” voluta dalla Rai ma sgradita al pubblico – il giornalista è pronto a una sfida impegnativa, Italia Sì, un format tutto nuovo in onda su Rai 1 dal 15 settembre alle 16.45. «Una fascia giusta per sperimentare un linguaggio nuovo», racconta a Panorama.it il conduttore. Del resto la missione che gli è stata affidata dalla direzione della rete è proprio quella di tentare la sperimentazione, andando oltre la logica degli ascolti e il confronto frontale con Verissimo, il salotto acchiappa share di Silvia Toffanin.

Marco, ci vuole più coraggio o incoscienza a buttarsi in un progetto come Italia Sì?

Sicuramente incoscienza. Anche se siamo ben consci del fatto che si tratta di una fascia difficile: contro abbiamo Verissimo, che praticamente è un programma di prima serata, visti gli ospiti. Ma la sfida in questo caso è un’altra.

Quale?

Quella della sperimentazione. È giusto che si parli degli ascolti ma uno degli obiettivi è provare a sperimentare un programma e un linguaggio diverso per quella fascia di Rai 1. Del resto ce l’ha chiesto la rete: “Il sabato vogliamo fare una cosa completamente diversa”.

Che cos’è Italia Sì?

È un palcoscenico dove chiunque può venire a raccontarci un’esperienza significativa, un episodio, un problema oppure fare un appello, una denuncia o una dichiarazione. È come lo Speaker Corner di Hyde Park, che abbiamo trasformato in un podio, una pedana dalla quale lanciare un messaggio che faccia scaturire un dibattito.

L’idea del format è tua: è vero che doveva essere una rubrica all’interno di Vita in diretta?

Sì, lo proposi a Giancarlo Leone durante il secondo anno co-conduzione con Cristina Parodi. Poi ad Andrea Fabiano. Ovviamente l’abbiamo riadattato per farlo diventare un progetto più corposo, con sfumature da servizio pubblico.

Un dubbio: ma il podio da cui tutti urliamo, oggi, non sono i social network?

Sì, ma noi vogliamo fare un passo avanti: sui social in molti sbraitano nascondendosi dietro una tastiera. Noi vogliamo che le persone comuni e i famosi che ci verranno a trovare, ci mettano la faccia.

A proposito di social: te l’aspettavi l’onda lunga di affetto che ti ha travolto dopo l’ultima puntata de La vita in diretta?

Non pensavo di suscitare tanto interesse e soprattutto quella bordata di messaggi pieni di affetto. Mi ha riempito di gratitudine perché significa che il pubblico ha percepito ciò che ho trasmesso nei sette anni di Vita in diretta, una certa predisposizione all’ascolto e l’attitudine a essere costruttivo più che distruttivo.

La sensazione è che il pubblico non abbia gradito la tua “fuoriuscita” dal programma. Avresti potuto polemizzare e non l’hai fatto: è stata una scelta strategica la tua?

 

No, semplicemente non mi appartiene quel modo di fare. Più vicino stai a ciò che sei, meglio stai. La tv o un programma sono cose transitorie, gli affetti, la famiglia e l’identità no. Ragionando a lungo termine, forse la polemica mi avrebbe aiutato ma avrei perso di coerenza.

Torniamo a Italia Sì. Dopo il momento podio, cos’accadrà?

Le strade saranno diverse. Si potrà innescare un talk, un momento di spettacolo puro, un’intervista o un’uscita dallo studio per risolvere una situazione. Lo schema del format è rigido ma lo sviluppo è libero. In tutto questo s’innestano tre saggi dalle personalità forti.

Hai scelto Rita Dalla Chiesa, Elena Santarelli e Mauro Coruzzi (ovvero Platinette). Perché li hai voluti?

Volevo persone tenaci, con un vissuto e un’emotività forti. Elena è molto ironica, è una “battutara”, oltre che una mamma e una donna che sta vivendo un momento di dolore sovraumano: porterà in studio la sua determinazione. Mauro è un’intelligenza straordinaria che ragiona in modo tridimensionale, Rita invece una lottatrice con valori netti e definiti.

Se tu potessi salire sul podio di Italia Sì, che messaggio lanceresti?

Vorrei chiedere a tutti i genitori e agli insegnanti di fare un corso per imparare la disostruzione pediatrica. Quella manovra ha salvato la vita a mia figlia Viola.

Che cos’è accaduto?

Qualche anno fa un bambino morì all’Ikea soffocato mangiando un hot dog. La cugina di mia moglie Giovanna era lì mentre accadde quell’episodio, poi riportato da tutti i giornali. Quando Viola iniziò l’asilo, ricordandosi di quel fatto Giovanna chiese alle maestre se erano in grado di fare la disostruzione: una sì, l’altra avrebbe fatto il corso da lì a Natale. A marzo mia figlia - che oggi ha 8 anni - mangiando un pezzo di pizza, rischiò di soffocare e fu salvata dalla seconda maestra, fresca di corso. Ecco, il mio appello lo rivolgerei a tutti i genitori e agli insegnanti: fatelo.

C’è un lato inedito di Liorni che ti piacerebbe venisse fuori da questo nuovo impegno?

Quello più ironico, capace di divertirsi e sporcarsi le mani.

L’etichetta di “bravo ragazzo” è un complimento o una condanna?

Ci sono stati dei momenti in cui mi ha dato fastidio. Di certo non è una maschera e penso di essere una brava persona.

Forse per questo in molti ti hanno definito l’erede televisivo di Fabrizio Frizzi. Il paragone è ingombrante?

Mi ha fatto venire i brividi ma anche molto piacere. Per come vivo il mio lavoro, fa crescere ancora di più il senso di responsabilità. La forza di Fabrizio però era unica: pur facendo programmi d’intrattenimento, dunque per definizione più leggeri, è riuscito a trasmettere un messaggio potente e il pubblico ne ha riconosciuto la forza.

Sei stato corteggiato da altre emittenti, nel frattempo?

Mettiamola così: il sentiero era stretto. Cambiare per cambiare non era una cosa che m’interessava. E poi sento forte il legame con la Rai e con il pubblico di Rai 1.

Il tuo grande sogno professionale?

Più che ai grandi traguardi, punto al presente: vorrei che Italia Sì potesse esprimere tutte le sue potenzialità per entrare nel cuore del pubblico. 

Per saperne di più: 



© Riproduzione Riservata

Commenti