Televisione

Lucky Ladies: 5 motivi per cui è già diventato un cult

Prodotta da FremantleMedia, è la versione italiana del celebre reality americano

Lucky-Ladies

Francesco Canino

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Nell'immenso mare di talent, reality e docu-fiction c'è almeno un punto fermo per chi non ha paura di nuotare lì dove i confini tra il cult e il trash si fanno sottilissimi. Si intitola Lucky Ladies il nuovo programma di Fox Life - in onda il mercoledì sera alle 21 e 50 - adattamento italiano dell’omonimo format internazionale di Fox International Channels, che dopo appena tre puntate già si candida ad essere uno dei programmi dell'anno. Protagoniste del docu-reality, sei signore dell'upper class napoletana (zona Vomero e Posillipo, per intenderci), professioniste affermate, madri di famiglia, amanti del lusso e del bien vivre in salsa partenopea.

Le eccentriche protagoniste 

Eccentriche, eccessive, ferocissime. Passano da un vernissage ad un pranzo stellato, dall'inaugurazione di un locale alle piste di sci di Roccaraso. Sfiorano lo stereotipo delle buona borghesia napoletana, strizzando l'occhio a certe esuberanze da parvenu, poi decollano verso vette sublimi. Come Gabrielle Deleuze, 48 anni - ex modella, ex Miss Panama e ora manager nel settore moda - la Marisela Federici di Posillipo, che accompagna le figlie a scuola in taxi, sbotta in spagnolo quando s'arrabbia, si occupa di alta moda e poi corre a casa a fare la torta per la festa della parrocchia. "Mi piacciono le bollicine, mi piace il foie gras, mi piace il caviale...che ti devo dire?". Faccia tosta definitiva. Poi c'è Flora Nappi, 35 anni, due figlie, avvocato, segnata dalla separazione del marito (tra le protagoniste è quella meno incisiva); e ancora Annalaura di Luggo, 42 anni, ex campionessa di sci nautico e oggi manager nel settore della nautica: stracult le uscite in barca col fidanzato Olindo, che resta senza parole quando lei gli regala una statuetta con le sue fattezze. Too much.

L'evoluzione di Francesca e Carla

Capitolo a parte lo meritano Francesca Frendo45 anni, affermata architetto, e l'art dealer Carla Travierso, 39 anni, ex modella appassionata di equitazione. Lo meritano perchè, complice la scrittura del programma - o lo storytelling, per usare una parola di gran moda - appaiono come i personaggi più sfaccettati, che in tre puntate hanno già mostrato un'evoluzione. Perché oltre la patina glam, e l'assodata l'affermazione sociale, c'è di più. Tolto il tacco 12, ad esempio, Francesca rientra in casa e fa i conti con un marito pigro, il cane che fa la pipì e col più normale dei ménage familiari (come milioni di mamme e mogli, insomma). La più complessa e forse la più intrigante è Carla, l'anima fragile del gruppo, che ancora non ha eleborato la morte del padre, sempre alla ricerca dell'anima gemella: piange ripensando al crollo del palazzo cui è miracolosamente scampata, poi sfodera grinta e determinazione quando deve allestire una mostra d'arte. "Voglio scioccare il salotto dormiente di Chiaia", sbotta. Almodovariana.

La voce narrante

La sesta protagonista è Alessandra Rubinacci, 45 anni, titolare dell’omonima maison di moda. È lei la voce narrante (e la confidente) delle Lucky Ladies, quella che accompagna i telespettatori tra gli eccessi e i colpi di testa delle protagoniste. Così organizza una serata in un locale, ma prima invita le amiche nella lussuosa suite di un albergo e fa trovare a loro disposizione un make up artist poi un buffet a base di sushi: in auto si mette a cantare, tira fuori la sua verve - un po' Patrizia Pellegrino un po' Tosca D'Aquino ne Il ciclone - e fa arrabbiare Carla. Incontenibile. 

L'altra faccia di Napoli

Meglio di tutti gli altri l'ha scritto Aldo Grasso, il critico del Corriere della Sera: Napoli non è solo Gomorra. Lucky Ladies ha un senso se inteso come telecamera puntata su un'altra angolazione della città, ovvero la Napoli del lusso, degli eccessi - memorabile la casa realizzata da Francesca, in cui ogni ambiente è tappezzato di una pelle di un'auto diversa - e della normalità imbellettata (o arricchita, fate voi). Girato in un'altra città italiana, Lucky Ladies perderebbe di mordente. Del resto salotti romani li ha raccontati fin troppo bene Dagospia coi suoi Cafonal, quelli torinesi mai avrebbero aperto le porte rinunciando alla proverbiale riservatezza sabauda e a Milano, forse, le poche vere "signore bene" ancora rimaste, difficilmente si racconterebbero con tanta ironia. 

La piacevolezza del disimpegno

In definitiva, Lucky Ladies o piace o lo si detesta. Non ammette mezze misure, solletica la pancia e stimola il tweet compulsivo. O ci si lascia ipnotizzare, oppure si cambia canale. È un goloso cazzeggio immergersi per 50 minuti nelle vite sopra le righe delle dame di Posillipo, disimpegno totale che non sembra voler indurre alle riflessioni sociologiche su una certa Napoli (smargiassa e un po' cafona) come invece vorrebbero certi paludati critici tv, tendenza radical-chic. 

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