Televisione

Licia Colò: "I miei viaggi, l'ambientalismo e Greta Thunberg"

Intervista alla divulgatrice e conduttrice de Il mondo insieme, al via su Tv2000 da domenica 17 novembre. Licia Colò darà spazio ai giovani e alla salvaguardia del pianeta

Licia Colò

Francesco Canino

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Trent’anni prima di Greta Thunberg, l’Italia aveva già la sua paladina dell’ambiente. Licia Colò ci ha sempre messo la faccia, anche quando le battaglie per salvare il pianeta erano rerubricate a passatempi da nicchia radical chic. “Eravamo considerati degli sfigati, diciamolo”, racconta a Panorama.it alla vigilia della prima puntata di Il mondo insieme, il salotto green di Tv2000 che conduce da sei anni, al via da domenica 15.20. L’obiettivo? Raccontare il mondo, suoi abitanti e a portare avanti il messaggio di salvaguardia del pianeta con documentari, interviste, uno spazio dedicato ai giovani e uno ai travel blogger.

Licia, da paladina green, che effetto ti fa questa boom di neo-ambientalisti?

Viene proposta come una novità ma sono temi che io affronto da trent’anni. Sono diventati di attualità perché la situazione è purtroppo peggiorata. È la mia mission e mi fa piacere che ci sia questa rinnovata consapevolezza.

Nella nuova edizione de Il mondo insieme, la sesta, la tutela del pianeta avrà uno spazio maggiore?

Torniamo a essere in diretta, dunque daremo notizie, tratteremo con maggiore attenzione i temi legati all’ambiente anche attraverso storie e testimonianze di buone pratiche quotidiane che dimostrano come essere ecosostenibili sia alla portata di tutti. E poi c’è un’altra novità.

Ovvero?

Un ruolo importante lo avranno i giovani, con i loro viaggi, i loro sogni e le loro battaglie. Ho incontrato tante Greta Thunberg nella mia vita: dal 1989 giro il mondo e raccolgo testimonianze di gente che si adopera per l’ambiente.

Di Greta Thunberg che pensi?

Che ha saputo sviluppare una forza mediatica enorme. Mi piacerebbe intervistarla.

Può piacere o meno, ma spezza la narrazione secondo cui i giovani sono demotivati: ci sono tante persone che si battono in prima persona, ci sono tante belle storie da raccontare.

Ma l’ondata green non rischia di essere solo una moda passeggera?

Tanti anni fa, l’iconografia degli ambientalisti li voleva un po’ depressi con le pezze al sedere. Io dicevo: “Vorrei che Gianni Agnelli facesse l’ambientalista”. Ero convinta che nella società dell’immagine, servisse un’immagine forte. Avremmo fatto bingo e perso meno tempo. Oggi siamo a un punto di non ritorno: ben venga che sia una moda e che in tanti ci mettano la faccia.

Tu la faccia ce la metti da anni…

Sì, ero tra quelli considerati degli sfigati. Ma non l’ho fatto mai per moda. Io ci ho messo la faccia e molte volte la comunicazione ha portato a grandi risultati, ho lanciato sassi nello stagno che hanno trovato riscontri forti. Lanciai un appello per il canile di Palermo e quel video, a oggi, sui social è stato visto 6 milioni di persone.

A polemiche social come sei messa?

No, anzi. Una volta andai al supermercato e vidi che in una confezione, sotto il cellophane, c’erano dei granchi vivi. Io e mia figlia portammo i granchi a Ostia e li liberai: dissero che avevo inquinato l’acqua con una specie non autoctona ma quelli erano granchi comuni.

A proposito: tua figlia è attenta alle questioni ambientali?

Ha 14 anni, è sensibile e rispettosa ma è nel periodo della rivolta e non ammetterebbe mai di seguire le orme dei suoi genitori. Non vuole far sapere che io sia mia madre, vuole crescere con il suo nome. Ed è giusto così: amare un figlio è desiderare che segua la sua strada, purché sui binari della correttezza e della lealtà.

Lei abita a Roma: che effetto le fa questa “emergenza continua” legata ai rifiuti?

Vedo quartieri con pochi cassonetti per migliaia di abitanti, noto una scarsa educazione civica. Noi italiani abbiamo il vizio di urlare “il Governo deve risolvere, il sindaco deve risolvere” e noi stessi spesso siamo i primi incivili. Poi però c’è un problema più profondo e penso ci sia un peccato mortale in atto da anni. Roma è un marchio di fabbrica per l’Italia, non capisco perché sia così impossibile gestirla bene e come, nonostante decenni di denunce di comitati civici, non si risolva mai nulla.

Hai lavorato in Mediaset, Rai, Tv2000 e nel 2020 sbrachi su La7 con Eden-Un pianeta da salvare. Di cosa si tratta?

È un progetto che andrà di pari passo con Il mondo insieme, in accordo con i direttori di rete, non è un tradimento. Racconto il pianeta due prospettive diverse. Eden, che parte da gennaio 2020, nasce dell’esperienza fatta su Rai 2, con Niagara: saranno i mie classici documentari ma sviluppati con le nuove tecnologie di ripresa, che mostrano ancora meglio le bellezze del mondo.

A proposito di Niagara: perché la Rai non ha rinnovato il progetto e ne hai fatta una sola stagione?

Il perché bisognerebbe chiederlo a Carlo Freccero, che non era interessato a proseguire il racconto. Non mi ha mai nemmeno incontrato, dunque non posso dire altro. Ma chiusa una porta, per me si aperti altri venti portoni.

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