Televisione

Joe Bastianich: "Ecco perché MasterChef Italia è speciale"

Un anno d'oro per l'imprenditore, che sta per aprire il trentesimo ristorante

MILANO, PRESENTAZIONE DI COLAZIONE DA MASTERCHEF

Francesco Canino

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Non si può non dire che il 2015 non sia stato un anno d’oro per Joe Bastianich. Della serie oltre a MasterChef c’è di più, ovvero un altro show popolarissimo in America – Restaurant Startup – l’ospitata a Sanremo, la partecipazione come giurato a Miss Italia, un nuovo libro e poi ancora l’imminente apertura del trentesimo ristorante a New York, Il Sirena, e di un nuovo Eataly (di cui è socio per il mercato americano). Un giro vorticoso e ipnotico, cui l'imprenditore della ristorazione prestato alla tivù sta dietro con pragmatismo fuori dal comune. “Un anno intenso, non posso negarlo”, risponde ironico a Panorama.it, che l’ha incontrato a poche ore dalla partenza della quinta edizione di MasterChef Italia, al via da questa sera alle 21 e 10 su Sky Uno. 

Joe, partiamo tracciando un bilancio del tuo 2015. Che anno è stato?

Ho fatto MasterChef Italia, che secondo me è andato molto bene – siamo tutti molto fieri e contenti del risultato – poi ho girato la quarta edizione di Restaurant Starup, che andrà in onda a gennaio in America, e ora sono alle prese con Top Gear per Sky Uno. E in più sono riuscito a pubblicare un altro libro qui in Italia. È stato un anno fatico, divertente e decisamente intenso.

In questo bailamme di progetti, c’è qualcosa cui hai dovuto rinunciare?

Arrivano tantissime proposte e non posso fare tutto, ti confesso che molti progetti li ho dovuti rifiutare. Ma avere l’opportunità di scegliere è un grandissimo privilegio.

Veniamo a MasterChef 5. Cos’ha portato l’innesto nel cast dello chef Antonino Cannavacciuolo?

Il format resta quello. Antonino ha portato in dote tutta la sua sensibilità: viene da Napoli, dal sud, per me è stato interessante scoprirlo, da lui ho imparato molte cose che non sapevo, sia a livello personale sia professionale. Secondo me ha dato molto al gioco.

Da giudice “duro e puro” un po’ ti sei ammorbidito col passare delle edizioni, o sbaglio?

Io cerco di creare una sorta di evoluzione, di portare qualcosa di nuovo ogni anno: gli spettatori si aspettano sempre qualcosa di diverso da me ed è giusto non restare imbrigliati in un personaggio ma avere una mia dinamica personale.

Cos’ha di diverso MasterChef Italia da MasterChef Usa?

La versione italiana si distingue da tutte le altre perché comunica le storie delle persone, racconta come la passione per la cucina può cambiare la vita. C’è quel tocco che gli americani definirebbero “aspirazionale”. MasterChef Usa, che ho fatto per undici anni, è più legato alla spettacolarità.

A proposito di America, che idea ti sei fatto di Donald Trump, candidati alle primarie repubblicane e fenomeno mediatico del momento?

No comment.

Torniamo in Italia, con la prima edizione di Top Gear, di cui sarai conduttore con Guido Meda e il pilota Davide Valsecchi. Cosa dobbiamo aspettarci?

Stiamo girando le esterne un po’ in tutto il mondo, poi a febbraio faremo la parte di riprese in studio e a marzo dovrebbe andare in onda. Sarà un programma davvero bello. È divertente girarlo.

Curiosità finale: sei socio in trenta ristoranti, ma a casa tua chi cucina?

(ride) Nessuno. Mia moglie non apre nemmeno il frigo, i miei figli neppure. Per fortuna che possiamo sempre contare su mia mamma Lidia.

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