Jason Lewis: "Essere un sex symbol? Non conta niente"

La star di Sex and the City: "Certi attori danno troppa importanza alla vanità, io preferisco pensare al lavoro e fare una vita serena"

Jason Lewis (Credits: La Presse)

Claudia Catalli

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"Ora è la televisione il mezzo che più dà modo ai grandi talenti  di esprimersi: il cinema tende troppo ad andare sul sicuro, anche perchè  ci sono meno soldi, e rischia di meno". Parola di Jason Lewis, classe '71, attore e modello statunitense divenuto celebre grazie al serial Sex and the City.

Ex di Rosario Dawson e considerato a sua volta un sex-symbol, ha fatto scalpore per il ruolo di attore gay nel telefilm Brothers & Sisters: "La verità è che la gente passa troppo tempo a scandalizzarsi di tutto - ci racconta dopo un'affollata masterclass al Taormina Film Fest- a me interessa solo che le persone siano davvero felici, delle loro preferenze sessuali non me ne curo affatto".

Però le è piaciuto stare a lungo su un set tutto al femminile come Sex and The City.

Quello  sì, per forza. Oltre ad essere persone piacevoli, quelle attrici sono  delle vere professioniste. Non sa quanto mi piacerebbe continuare a  recitare con loro.

Cosa la convinceva maggiormente del suo personaggio, Smith?

La sua capacità di vedere e accettare la fragilità negli altri. Le mie  scene preferite restano quelle in cui sta accanto a Samantha che ha il  cancro e si sottopone alla chemioterapia: ho perso amici per lo stesso  motivo. E sul set almeno 10-15 persone avevano vissuto - loro o i loro  cari - la stessa tragica situazione. E' stato toccante ed emotivamente  forte per tutti, sono stati momenti di grande commozione che non  dimenticherò.

Ha mai visto quel ruolo come una gabbia dorata?

A dire il vero no, mi sono solo sentito fortunato. Sarà perchè ho  una mentalità molto "terra terra" sulla mia vita: prendo tutto ciò che  viene come un privilegio, dalla salute fino alla carriera.

Il segreto del successo di Sex and the City?

Una  sceneggiatura brillante: quando hai un copione ben scritto tutto  risulta più facile. Ogni storia ben scritta è una chance per gli attori e  per il pubblico per fare un passo oltre noi stessi e condividere  emozioni, sentimenti, stati d'animo. E questo Sex and the City lo faceva davvero molto bene.

Quando non è sul set cosa fa?

Sono un patito di surf, l'acqua è il mio elemento.

Tipico sport da sex-symbol...

Macchè,  neanche ci penso: certi attori danno troppa importanza alla vanità e finiscono per prendersi troppo sul serio. Per quanto mi riguarda essere considerato un sex symbol non è qualcosa che  mi aiuta a raggiungere gli obiettivi che mi sono  posto nella vita. Poi  ogni tanto la situazione diventa un po' folle,  meglio restare quelli  che si è, e avere dei buoni amici come ho io.

Di cosa si sta occupando al momento?

Mi sto concentrando su materiale solo mio, mi sono preso del tempo per vivere (ride, ndr).  Scherzi a parte, sto scrivendo un film per il cinema, mi piace anche  creare storie, oltre che interpretarle. Anzi, forse raccontare una  storia mi piace ancora di più.

Dopo la fiction Mogli a pezzi tornerebbe a lavorare in Italia?

Magari, mi piacerebbe, non so ancora bene l'italiano ma magari  dopo qualche bicchiere di vino rosso sono sicuro che mi verrebbe  spontaneo! Vorrei rilavorare con Alessandro Benvenuti, il mio regista preferito.

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