I fantasmi di Portopalo
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I fantasmi di Portopalo
Televisione

I fantasmi di Portopalo: i 5 motivi del successo della miniserie

Grande successo per la fiction con Beppe Fiorello. Stasera l'ultima puntata

I fantasmi di Portopalo, una lezione di civiltà

I fantasmi di Portopalo Beppe Fiorello e Bagya Lakapura Ufficio Stampa

Riportare alla luce una storia dimenticata, raccontare in presa diretta il senso di appartenenza e quello di responsabilità in un’epoca in cui solidarietà e altruismo vengono spesso relegati a sentimenti secondari. Non stupisce il successo di I fantasmi di Portopalo, la miniserie di Rai 1 in due puntate vista ieri sera da oltre 6 milioni e 500 mila spettatori. Un film dal forte impegno civile quello interpretato da Beppe Fiorello, che racconta la storia di una piccola comunità di siciliani pescatori e di una famiglia che hanno portare sulle proprie spalle il peso morale (e politico) di una grande tragedia umana, reagendo con forza e dignità nonostante fossero stati lasciati soli dalle istituzioni e dallo Stato. «Non è solo un film di impegno civile, ma soprattutto un film che racconta con chiarezza che la società civile è la vera politica di un paese», spiega il protagonista. 

Beppe Fiorello "colonna" della fiction Rai

I fantasmi di Portopalo Beppe Fiorello Ufficio Stampa

Il valore aggiunto de I fantasmi di Portopalo? Il calore e la forza dell’interpretazione di Beppe Fiorello, che si conferma una delle colonne granitiche della fiction Rai e ancora una volta riesce a calarsi perfettamente nei panni di un "eroe". L'impegno è la sua cifra stilistica, la capacità di appropriarsi della storia (di cui è stato anche sceneggiatore), metabolizzarla e farla propria, con una sensibilità rara. C'è pancia e cuore nella sua recitazione, c'è realismo nella sua denuncia e nel racconto del sogno e della speranza. Il suo Salvo Lupo, il vero pescatore di Portopalo, che ha capito di non poter più far silenzio e scoperchiare il vaso dell'omertà, è credibile.

La miniserie dal taglio "documentaristico"

I fantasmi di Portopalo Giuseppe Battiston e Beppe Fiorello Ufficio Stampa

Un altro dei motivi del successo de I fanstasmi di Portopalo è il taglio scelto dal regista Alessandro Angelini, che ha puntato su un racconto caldo, fatto non da eroi ma da persone semplici. Lo stile ricorda quasi quello di un documentario, ma con una cifra decisamente più emotiva ed empatica, senza la minima scivolata nella strumentalizzazione del dolore. «Ho cercato di avvicinarmi a questa storia con grande discrezione, quasi in punta di piedi accordandomi agli stati d’animo del protagonista; un uomo semplice alle prese con una decisione che metterà lui e la sua famiglia contro la comunità di cui fanno parte da sempre», spiega il regista.  

Un racconto attuale

I fantasmi di Portopalo Bagya Lakapura Ufficio Stampa

C'è tutto il dramma epocale dei migranti nella sceneggiatura de I fantasmi di Portopalo, che narra una delle prime grandi «tragedie del mare», tanto per usare una formula iper abutata, che ha causato la morte di 284 persone. Non bastano le immagini degli sbarchi che i telegiornali ci propongono tutti i giorni? No, non bastano. Serve un film per raccontare tutto quello che l'inabissamento di una «carretta» ha provocato, compresa la dirompente portata emotiva e psicologica che ha avuto su una comunità di 4 mila abitanti. Il valore aggiunto di questa fiction è proprio la sua attualità, l'emotività autentica, il realismo e il forte senso di giustiza.

Il prezzo della verità

I fantasmi di Portopalo Beppe Fiorello e Roberta Caronia Ufficio Stampa

La sfida all'omertà, la rottura di un patto non scritto, il coraggio di mettersi contro tutta la comunità pur di affrontare la situazione. Ruota attorno a questi tre fattori la scelta di Saro, decide di andare avanti pur sapendo che il "prezzo della verità" che sarà costretto a pagare rischia di essere molto salato. Nella seconda e ultima puntata de I fantasmi di Portopalo il protagonista è sempre più in difficoltà, perché i suoi compaesani non gradiscono che lui abbia rilevato tutto e così anche la sua famiglia ne paga le conseguenze: ma sono proprio i suoi familiari a sostenerlo, a spingerlo ad andare avanti, mentre Sanna (Giuseppe Battiston) scopre che uno dei sopravvissuti al naufragio vive in centro Italia. Lo va ad incontrare, con Saro e Fortunato (Bagya Lankapura), e finalmente emerge la verità sul tragico naufragio: tutto questo facilita il lavoro di Sanna, che ottiene il finanziamento per noleggiare un minisommergibile e cercare le prove che quanto detto da Saro è vero.

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