Televisione

I 10 Comandamenti: i momenti più belli della seconda puntata

Il premio Oscar racconta gli ultimi sette precetti delle Tavole Sacre

Benigni, forse ho esagerato, c'Ë chi mi vuole dare 8 x mille

Francesco Canino

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I MOMENTI PIÙ BELLI DELLA PRIMA PUNTATA

È un volo leggero ma al tempo stesso inteso la seconda puntata de I 10 Comandamenti. Scandaglia il senso profondo della vita Roberto Benigni, ma con l’ironia e la levità di cui sono capaci solo i grandi maestri. Forte degli oltre nove migliori di ascoltatori che l’hanno visto lunedì sera e dopo aver incassato il plauso della Chiesa, il premio Oscar si concede qualche battuta in apertura - “voglio ringraziare chi ci ha visto ieri sera: gli manderei un regalino, un prosciutto, un mazzo di fiori, 80 euro…” – poi entra nel vivo raccontando alla sua maniera i sette comandamenti ancora non analizzati, in un crescendo avvolgente che mescola cuore e ironia, sorriso e riflessione. Ecco i momenti più belli della seconda serata.

La risposta alle critiche

Nel breve monologo iniziale, Benigni ha regalato qualche battuta, seppur misurata, con passaggi che a molti sono sembrati una risposta indiretta alle critiche di chi lo ha accusato di aver indugiato troppo sui toni religiosi, durante la prima puntata. “Forse ho esagerato tanto che la gente mi ha fermato per strada: chi si voleva confessare, chi mi ha chiesto se ero libero per un battesimo – ha raccontato ironico – C’è addirittura gente che vuole addirittura destinarmi l’8 per mille e un altro mi ha chiesto l’indirizzo della parrocchia e mi ha prenotato per la messa di Natale”.

Un altro affondo contro la corruzione

Benigni poi va dritto al cuore dei testi sacri, li impasta e li metabolizza alla sua maniera, fa poche concessioni all’attualità anche se non manca ancora una volta un duro attacco alla corruzione, agganciandosi al comandamento “non rubare”. “Sembra che Dio l’abbia scritto proprio in italiano, è il comandamento che sentiamo un po’ nostro”, ironizza. “Forse qualcuno pensa che sia formulato male, invece è così semplice che lo capirebbero anche i bambini e infatti in Italia lo capiscono solo i bambini”. Poi la chiosa agrodolce vira inevitabilmente sull'amaro: “Quelli che rubano non si vergognano più, nemmeno se gli dici ‘ladro’, che è una parola infamante. Invece quando li prendono si vergognano perché si sono fatti beccare e non perché hanno rubato”.

Sesso e adulterio

Poi parla di “onora il padre e la madre”, che secondo l’attore andrebbe esteso anche ai nonni (“fondamento della famiglia”), e “non uccidere”, con una prolusione sulle guerre e la pena di morte. Si diverte e i toni si fanno più leggeri quando arriva al comandamento “non commettere adulterio”: “La Chiesa lo ha trasformato in ‘non commettere atti impuri’ e ha rovinato intere generazioni di ragazzi”, riflette sarcastico riferendosi alle prime turbe adolescenziali. “Sesso e peccato sono diventati sinonimi, roba da fare causa: io e i miei amici avremmo potuto fare una class action contro la Chiesa. Eppure il sesso è il luogo della creazione”. Notevole, uno dei punti più alti della serata, il riferimento alla violenza sulle donne per il quale si affida ad un passo del Talmud: "State molto attenti a far piangere una donna perché Dio conta le sue lacrime. La donna è uscita dalla costola dell'uomo, non dai piedi, infatti non doveva essere calpestata. Non è uscita nemmeno dalla testa per essere superiore all'uomo ma dal fianco per essere uguale, un pò più in basso del braccio per essere protetta, e dal lato del cuore per essere amata".

Il gran finale

Può piacere o meno ma quando vola alto Benigni resta un artista intenso, capace di regalare poesia e momenti spiazzanti, aria rigenerante nella melassa dal retrogusto sgradevole di certa tivù. Così il finale si trasforma in gran finale e il comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso” lo spunto per ragionare sull’amore e sulla ricerca della felicità come traguardo rivoluzionario, a portata di tutti. “Amarsi è il problema fondamentale dell’umanità. Affrettiamoci ad amare, non ci rimane moto tempo: amiamo sempre troppo poco e troppo tardi, perché al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore. Cercatela ora la felicità, ce l’hanno data a tutti ma è un regalo troppo bello per tenerlo nascosto”, spiega il comico toscano. E prima di congedarsi, c’è tempo per la sferzata finale: “Saltate dentro all’esistenza ora, perché se non trovate niente ora, non troverete nulla mai più. È qui l’eternità, non ce n’è un’altra”. Chapeau.

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