Televisione

I 10 Comandamenti: i momenti più belli della prima puntata

Declamati i primi tre precetti. Stasera su Rai Uno l'appuntamento conclusivo

Italian actor and director Roberto Benigni

Francesco Canino

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C’è la fede spiegata a tutti, anche ai non credenti. C’è il viaggio nella profondità umana. C’è lo spettacolo di grande maestria, a tratti duro e intransigente. Roberto Benigni s’immerge totalmente nelle religione, spiazza tutti e vola alto nella prima puntata de I dieci comandamenti, su Rai Uno: il comico toscano è riuscito in un’impresa che solo ad un grande artista poteva centrare, ovvero rende pop - nel senso di popolare, adatto a tutti - le Tavole della Legge. Del resto, come ha spiegato il comico toscano “i dieci comandamenti sono semplicissimi e vertiginosi: sono comandi, regole, leggi che hanno a che fare con i sentimenti, l’amore, la bontà, la fedeltà”. Ecco i momenti più belli della prima serata.

L’affondo contro la corruzione

Tutti si aspettavano da Benigni da un accenno all’attualità e l’attore non si è sottratto. Lasciata da parte la politica – “in questo momento non esiste, meglio buttarsi su Dio” – attacca con amara ironia la corruzione imperante e il banchetto degli appalti: “Il tema doveva essere la Bibbia e invece mi tocca parlare di Rebibbia”, esordisce dicendosi contento di vedere il pubblico nello studio di Cinecittà e sottolineando che "con l'aria che tira a Roma siamo riusciti a trovare gli incensurati". Poi il primo affondo: “Politici, consiglieri, imprenditori hanno fatto in modo di violare tutti e dieci i Comandamenti, forse perché sapevano che stavo arrivando, mi vogliono bene”. E nel mirino dell'attore finisce anche il premier Matteo Renzi: “Solo un miracolo ci può salvare, perciò Renzi è andato in Vaticano. E’ andato lì anche per cercare spunti per la riforma elettorale. Alle elezioni vince chi governa a vita senza opposizione: ecco, invece dell’Italicum, vorrebbe il Vaticanum”. 

Il monologo sull’Esodo

Poi Benigni passa all’esegesi dei primi tre Comandamenti, spiazzando tutti - e buscandosi parecchie critiche sui social network - perché del comico incontenibile e del satiro che fu, amato e temuto, qui non c’è traccia (e del resto l’argomento esige altri toni, un’altra lingua). Come scrive questa mattina Aldo Grasso sul Corriere della Sera, “Benigni è diventato un brado, un’icona non più scalfibile nonostante gli appannamenti di carriera. Inutile cercare le tracce del comico che è stato”. “O mi arrestano per vilipendio alla religione o mi fanno cardinale”, spiega lui entrando un passo alla volta nel clima misticheggiante e commuovendosi in più occasioni. Uno dei momenti più belli della serata è senza dubbio il monologo poetico sull’Esodo durante il quale cita la balbuzie di Mosè regalando una frase molto forte: “Quello che per noi è un difetto, agli occhi di Dio è umanità”. 

I primi tre comandamenti

Il cuore vivo dello spettacolo è tutta l’ultima parte, a cominciare dai primi due comandamenti, ovvero “Non avrai altro Dio all’infuori di me” e “Non nominare il nome di Dio invano” durante il quale cita le guerre nel nome di Dio – “la più grande bestemmia” – e il riferimento diretto è al fanatismo religioso e all’Isis “che usa il nome di Dio per terrorizzare gli uomini: ma questo è un delirio, è un inno alla morte”. Poi conclude con un terzo precetto, “ricorda di santificare le feste”, e  sterza con rara poesia all’attualità: “Il senso del tutto è nel silenzio: siamo sempre connessi con tutto il mondo, ma disconnessi con noi stessi. Siamo andati talmente di corsa con il corpo, che la nostra anima è rimasta indietro. Fermiamoci altrimenti l'anima ce la perdiamo per sempre". Questa sera alle 21 e 10 il secondo e ultimo appuntamento. 

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