Televisione

Grand Tour d'Italia: il meglio della sesta puntata

Seconda tappa romana per il format di Rete 4 condotto da Lucilla Agosti e Cataldo Calabretta. Record di share per Grand Tour d'Italia, arrivato al 6.9%

Grand Tour d'Itaia Lucilla Agosti

Francesco Canino

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Ha toccato il record di share, arrivando al 6,9%, la sesta puntata di Grand Tour d'Italia. Il programma condotto da Lucilla Agosti e Cataldo Calabretta, andato in onda venerdì 19 ottobre, ha concluso la sua tappa romana con una serie di incontri speciali, per raccontare la Capitale da una prospettiva inedita.

Grand Tour d'Italia, Filippo Bisciglia e l'amore per Roma

Comincia da Palazzo Branciaccio la sesta e penultima puntata di Grand Tour d'Italia, il format che porta in tv il meglio di Panorama d'Italia. E parte con il faccia a faccia tra la conduttrice Lucilla Agosti e Filippo Bisciglia, star di Temptation Island. Romano doc, il conduttore è nato e cresicuto in zona Portuense, vicino Trastevere, ed è molto legato alle sue radici. "Abito ancora lì vicino: se cambiassi zona è come se cambiassi paese. La Roma della mia infaniza? I pomeriggi a  Monteverde da mia nonna, che poi mi portava al Gianicolo a vedere le marionette".

Il suo presente è invece fatto di tv, di sport (è un grande appassionato di tennis) e di amore (con la compagna Pamela Camassa). Sempre legato a filo doppio a Roma, città di cui orgoglioso. "Ciò che mi dispiace è che stiamo perdendo il dialetto. C'è il romano, il romanaccio borgataro ma si sta dimenticando il romanesco: si sente ormai solo in certi mercatini rionali ed è un peccato", chiosa.

Antonio Tajani, l'Europa vista da Roma

Nacque proprio a Roma, 61 anni fa, l'Unione Europea e per parlare di quale ruolo l'Italia può giocare a Bruxelles, l'inviato Cataldo Calabretta ha incontrato Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo. "L'Italia è stata una grande protagonista della costruzione di un'Europa nata dopo due guerre mondiali. De Gasperi, Martino, Spinelli si sono impegnati per dare vita ad un'entità politica che costruisse la pace. Oggi abbiamo un'Europa troppo burocratica che va cambiata ma non va cancellato il disegno iniziale di pace e collaborazione tra i popoli. Il tutto senza dimenticare la nostra identità", osserva Tajani.

Secondo l'esponente di Forza Italia, "dopo Andreotti, Craxi e Berlusconi non ci sono stati più protagonisti italiani in grado di far pesare il nostro paese. Io sono il primo italiano eletto presidente: se ci si impegna si può contare". E quale ruolo gioca Roma? "Può fare di più. Ora mi sembra abbandonata e addormentata e non svolge il ruolo che potrebbe avere, ovvero di capitale morale d'Europa: qui risiedono le fondamenta dalla nostra identità, anche europea". Il suo luogo del cuore? "Via del Babuino dove c'era le sede del giornale radio Rai: lavoravo lì e quell'angolo della città, alle prime luci dell'alba, è un posto che ti riscalda il cuore". 

 

Kaspar Capparoni, da Via Margutta al successo

Inizia in via Margutta la carriera di Kaspar Capparoni. A diciotto anni incontra l'indimenticabile regista Giuseppe Patroni Griffi, con cui inizia un sodalizio artistico durato vent'anni. "Villa Borghese è il luogo della mia infanzia. Via Margutta quello dove tutto è cominciato: lì dove abitava Patroni Griffi che mi ha insegnato cosa fosse l'arte. Amava creare, formare gli attori, pensava che il teatro dovesse innovarsi attraverso i giovani", racconta l'attore.

E l'intervista prende una piega inaspettata, ripensando agli alti e bassi della sua carriera - durante la quale ha lavorato con grandi registi come Dario Argento e Dino Risi - a causa di un certo pregiudizio del cinema per i volti tv. Ma i successi sono stati tanti e il bilancio è più che positivo. "Ciò che mi ha messo i bastoni tra le ruote è stata l'intelligenza più che l'essere considerato uno bello. Gli attori, per certi registi e produttori, dovrebbero essere belli e stupidi. Non vogliono delle menti pensanti", osserva amaro.

I tesorini capitolini raccontati da Sgarbi 

Non solo San Pietro, le stanze vaticane con gli affreschi di Michelangelo e Raffaello, diventati esempio per il mondo. Vittorio Sgarbi porta i telespettatori per mano verso tesori capitoli d'arte forse meno conosciuto ma ugualmente importanti. Come Sant'Ivo alla Sapienza, con la sua cupola capolavolo, o ancora la Chiesa di San Luigi dei Francesi.

"Quest'ultima è un luogo che occorre conoscere per vedere i tre dipinti di Caravaggio con cui lui comincia la sua carriera pubblica. E poi c'è ancora Caravaggio a Santa Maria del Popolo, con La caduta da cavallo: qui il pittore tiene il campo con più forza di altri artisti", racconta il critico d'arte. Che chiude la puntata con un'osservazione agrodolce: "I grandiosi duemila anni di storia che Roma ha alle spalle, non saranno mai più eguagliati".

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