Televisione

Gerry Grassi: "Vi racconto Matrimonio a prima vista"

Intervista allo psicologo dell'esperimento televisivo di Sky Uno, al via da giovedì 12 aprile. Ecco le coppie della terza stagione di Matrimonio a prima vista

Gerry Grassi Matrimonio a prima vista 2018

Francesco Canino

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Esperimento sociologico o gioco televisivo, è questo il dilemma. Dopo il successo delle prime due edizioni, torna Matrimonio a prima vista, su Sky Uno da giovedì 12 aprile. Molte le variabili, poche le certezze: una di queste è che Francesca e Stefano– coppia nata davanti alle telecamere un anno fa – tra qualche mese rinnoveranno le promesse di matrimonio. L’intreccio di combinazioni messo in atto seguendo alcuni parametri scientifici, insomma, può funzionare. Il merito è del sociologo Mario Abis, della sessuologa Nada Loffredie dello psicologo Gerry Grassi, il team di esperti del programma, un format prodotto in quaranta paesi al mondo. Tra i ventotto profili idonei solo tre entreranno in gioco, sposandosi nella prima puntata: si tratta di Roberto e Daniela, Mauro e Camilla, Andrea e Rossella, che avranno cinque settimane di convivenza a diposizione per capire se sono fatti l’una per l’altro. Ma quanto c’è di vero e come funzionano le selezioni? Panorama.it lo ha chiesto a Gerry Grassi.

Gerry, se dovesse spiegare “Matrimonio a prima vista” a chi non l’ha mai seguito, come lo definirebbe?

Un esperimento psico-sociale, un’esperienza non ordinaria che consiste nell’affidarsi a un team di esperti per trovare un partner potenzialmente compatibile. Cerchiamo di individuare persone affini e formare tre coppie di perfetti sconosciuti, scelti in base a test caratteriali e analisi degli stili di vita.

Le coppie vengono scelte in base a rigorosi criteri scientifici. Ci può spiegare in cosa consistono?

C’è una prima scrematura clinica, durante la quale togliamo i profili patologici – chi ha un disturbo marcato sarebbe in difficoltà ed è meglio che non si esponga a questo esperimento - poi individuiamo quelli potenzialmente adatti. La prima fase, quella della compatibilità è fatta valutando gli aspetti psicologici, sessuali e sociologici, ovvero quelli legati al contesto sociale di provenienza.

Più che un dating show possiamo definirlo un esperimento scientifico? 

No, perché le scienze umane sono imperfette: è più un esperimento sociale e sociologico. Per questo usiamo dei test psicologici e di personalità standard, utilizzati nelle quaranta produzioni al mondo di Matrimonio a prima vista, poi affiniamo alcuni strumenti nostri con questionari di approfondimento.

Per la terza edizione sono arrivare 1300 candidature (di cui mille di donne). Che cosa l’ha colpita di più nella fase di selezione?

Il motivo che li spinge a partecipare: contrariamente a quanto pensassi inizialmente, non vengono per la tv ma perché sono delusi dalle precedenti esperienze di coppia. «Da solo non ce l’ho fatta, vediamo cosa capita se mi affido a degli esperti», ci dicono. Pensavo che la visibilità fosse la spinta primaria, invece non lo è.

Che cosa dobbiamo aspettarci dalle tre nuove coppie che si formeranno quest’anno?

Se nella prima edizione i partecipanti non sapevano di che cosa si trattava e si sono buttati al buio in questa esperienza, nella seconda ha prevalso la consapevolezza. Quest’anno l’approccio è ancora diverso perché la consapevolezza si mischia all’aspettativa.

 

C’è chi pensa che prevalga la finzione televisiva in questo genere di programmi.

Se Matrimonio a prima vista fosse finto, ingaggerebbero degli attori e le scelte sarebbero macchinate. C’è il montaggio, per dare linearità al racconto, ma le reazioni emotive forti sono reali e la realtà è un’incognita che scombina le ipotesi. Infatti una serie di fattori noi li scopriamo solo nelle cinque settimane di convivenza e quasi sempre veniamo spiazzati.

Nelle cinque settimane diventate dei punti di riferimento per le coppie. Qual è il vostro ruolo?

Tutto passa dalle nostre mani, anche quello che in tv non si vede. Ci sono molti colloqui, telefonate, scambi ed esercizi assegnati, per vedere come i protagonisti reagiscono agli stimoli. Spesso essere dentro un esperimento, per quanto frivolo, li porta a giocare dei ruoli più grandi di loro: non a caso hanno delle reazioni emotive così esasperate. In ognuno di loro questa esperienza produce consapevolmente o inconsapevolmente un cambiamento.

Dal suo punto di vista, perché i dating show hanno così tanto successo in tv?

Perché la tv non fa altro che mostrare quello che capita nella vita di tutti i giorni: c’è una ricerca continua di contatti, i tempi moderni prevedono incontri veloci e basta vedere il successo delle app d’incontro per capirlo.

Dopo le unioni civili, secondo lei sarebbe possibile inserire una coppia gay nel cast di Matrimonio a prima vista?

Senza dubbio. Dal mio punto di vista sarebbe un passaggio curioso per vedere se si riescono a fare delle osservazioni interessanti, dal punto di vista del pubblico invece un modo per osservare la realtà in maniera non standardizzata. L’obiettivo in fondo è di stimolare le persone a ragionare in maniera più smart e fluida, senza imbrigliarsi in stereotipi.

Ultima curiosità: siete stati invitati al matrimonio di Francesca e Stefano, che si sposeranno nei prossimi mesi?

Sì. Siamo stati invitati, ci sentiamo qualche volta e siamo rimasti in contatto. L’elemento di attrazione tra di loro era evidente e ovviamente siamo contenti della loro scelta.

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