Elio, un genio

Cosa mi ha lasciato la seconda serata del Festival di Sanremo

Elio e le storie tese sul palco dell'Ariston (Credits: ANSA/ETTORE FERRARI)

Nazzareno Carusi

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Evvai di Elio e le storie tese. Geni, geni ebbasta! La canzone mononota è perfetta, perché al posto di cercare quel che (quasi) mai si trova, semplicemente nega ogni mélo. A mezzo fra Terry Riley (In C che peraltro, a orecchio, sembra Do anche l'unica nota loro) e la presa pei fondelli, ma coltissima musicalmente e tecnicamente ipervirtuosistica, di Sanremo.

Poi, fra Carla Bruni che sta alla musica come Sarkozy a Napoleone, e la superfiga Bar che però è molto meno fimmina della Lagerback, mi chiedo perché debbano far cantare i Giovani a mezzanotte, quando stai per lavarti i denti e fare ninna. Rubino ci ha svegliati e anche Il Cile aveva stoffa, parecchia, ma sembra timido e la canzone non aiutava certo.

Asaf Avidan ha una voce stitica. Standing ovation dell'Ariston e successo internazionale, d'accordo. Ma tant'è. Mistero delle orecchie.
Cristicchi è stonato e non capisco se ci fa o c'è. Notevolissimi Gazzè e Malika Ayane, che però non è chiaro chi l'allena, dai gesti che non c'entrano una lippa con la musicista che lei è. E m'è piaciuta assai pure Annalisa, vestita da Suor Gelasia ma con un caldo sonoro, di voce e occhi tipo la Francesca Neri di Almodovar.

La Litti, intorno a mezzanotte, ha strizzato le boobs con l'ultimo vestito. Una follower m'ha twittato che forse c'era il trucco e io non lo sapevo. Ma io non è che facessi i complimenti. Notavo.

La canzone più bella in quanto tale di tutta la serata, però, è stata Vecchio frac.

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