Dr House, arriva il cofanetto dell'ultima edizione. Intervista esclusiva al regista della serie tv

Ecco come Dan Attias, regista di alcune tra le più importanti serie tv americane (Dr. House, Miami  Vice, I Soprano, Beverly Hills 90210, Lost, Heroes) ricorda l'esperienza sul set

Hugh Laurie, il celebre Gregory House del piccolo schermo (Credits: Gettyimages)

Redazione

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Manca poco, anzi pochissimo e gli appassionati del Dottor Gregory House potranno nuovamente godersi le illuminati diagnosi del medico più geniale e scorbutico della tv. Il 5 dicembre usciranno in home video l'ottava ed ultima stagione di Dr. House ed un cofanetto con l'intera serie televisiva. Al VIEW Conference di Torino abbiamo avuto modo di intervistare Dan Attias, regista di alcuni dei più celebri episodi di Dr House e di alcune tra le più importanti serie tv americane (Miami Vice, I Soprano, Beverly Hills 90210, Lost, Heroes…).

Come è cambiata la tv dalla Golden Age degli anni '90 ad oggi?

Nella mia carriera ho avuto l'opportunità di lavorare  a molte serie tv e uno degli aspetti più piacevoli è aver avuto l’opporunita di assistere all’evoluzione della tv americana. Quando ho iniziato lavoravo alla serie più innovativa per quel tempo, ovvero Beverly Hills 90210, quindi le cose sono cambiate parecchio da allora!

Quello che ha sicuramente segnato un punto di svolta e ci ha portato dove siamo ora è stato I Soprano, arrivato alla fine degli anni ’90. Sono stato fortunato a fare il primo episodio dopo quello pilota. Avevo lavorato con David Chase già per Un medico tra gli orsi, lui aveva fatto l’episodio pilota per I Soprano circa sei mesi prima e quando abbiamo iniziato a lavorare insieme per la serie avevamo tutti chiaro che sarebbe stato uno show speciale. Quando vidi l’episodio pilota ero molto colpito, ho immediatamente capito che era qualcosa di mai visto prima in televisione.

All’origine di tutto c’è soprattutto il lavoro di HBO, che basava le proprie entrate sugli abbonati e non dipendeva dagli introtiti della pubblicità ,quindi non doveva preoccuparsi di non offendere nessuno, non doveva piacere a tutti, al grande pubblico che doveva comprare detersivi. Il loro pubblico consisteva in un ristretto gruppo autoselezionato di persone che volevano vedere programmi tv di buona qualità, e più erano controversi meglio era. Quindi la HBO ha avuto buon gusto a prendere David Chase e dargli fiducia, lui era libero dai vincoli del politically correct, poteva usare un linguaggio colorito, non doveva aver paura di affrontare vicende legate al sesso e quindi poteva esprimersi liberamente da un punto di vista creativo e dar vita a questo magnifico tv show.

L’altra innovazione portata soprattuto da I Soprano è che gli show iniziarono a raccontare storie che duravano molte ore, non dovevano costruire storie che fossero introdotte, complicate e poi sciolte nel giro di un’ora. Con I Soprano si inizia a riprendere una storia iniziata tre episodi prima, altre vicende sono lasciate in sospeso per la fine dell’episodio e verranno sviluppate più in là. Quindi è come se il regista avesse a disposizione una tela molto più grande su cui lavorare per sviluppare il personaggio, esplorare nuovi temi e divenne molto piu veritiero.

Questo è stato un elemento fondamentale e la HBO è stata molto intelligente nel capire questo aspetto dell’entertainment. Six Feet Under, The Wire, Deadwood sono tutte serie fantastiche che hanno inizato ad avere un peso nell’immaginario del pubblico americano, così che le altre reti, comprensibilmente frustrate dal fatto di non poter lavorare come HBO, iniziarono comunque a provare a buttare giù alcune barriere  e vennero fuori serie come Lost, show che mettevano alla prova le vecchie formule. Questo tipo di produzione che continua anche ora, esprime un grande spirito creativo, il pubblico è stimolato da nuovi temi e non si sente limitato dalle vecchie formule.

Com'è stata l'esperienza alla regia di Dr. House?

Sono stato molto fortunato a poter lavorare su Dr. House dalla prima all’ultima stagione. Il primo episodio che ho fatto era uno dei primi della stagione d’esordio. Io in genere seguo gli episodi pilota delle nuove serie così vedo se c’è qualcosa che mi interessa e poi cerco l'aggancio. E dopo aver visto l’episodio pilota di Dr. House sono rimasto molto colpito.

In realtà avevo già letto il copione perché mi avevano già preso in considerazione per la serie ed ho pensato “Questo è uno show brillante”. È interessante leggere uno script e notarne le grandi potenzialità e poi vederle magnificamente realizzate da Hugh Laurie, è stato un vero piacere.

Che tipo di attore è Laurie?

Hugh Laurie è un talento fenomenale ed un uomo fenomenale, è veramente dotato; lui in Inghilterra è nato come comico, era in un duo con Stephen Fry, per molti anni hanno fatto uno show in tv chiamato “A bit of Fry and Laurie”, una cosa alla Monty Python. Quindi il pubblico inglese era scioccato quando vide Laurie fare questo incredibile personaggio drammatico, Dr House, ma lui lo ha caratterizzato così bene, credo che proprio lo humour sia un elemento fondamentale di questo personaggio perché rende la serie molto più veritiera, perché sai che non è qualcuno che si crogiola nella serietà per cui quando riesce a darti un’interpretazione profonda ti commuove di più.

E poi credo che il fatto che Dr. House fosse così complicato, difficile è piaciuto molto al pubblico e questo, in un certo senso, ha quasi impedito al personaggio di cambiare veramente dall’inizio alla fine della serie; anche Laurie la pensava così. E mettendoci dalla parte di Hugh Laurie, la domanda da farsi è se riesce lui ad evolvere come attore al di là di questo personaggio che lo ha reso famoso in tutto il mondo: io so che lui è talentuoso e non avrà difficoltà a rimanere in questo business.

Qual'è il ricordo cui è più affezionato sul set?

Ci sono stati molti momenti sul set che mi hanno toccato nel profondo, alcuni avevano a che fare con la storia, altri con gli attori che recitavano alcune scene. Di solito le cose che mi commuovono sono delle performance coraggiose degli attori, quando un attore ha il coraggio di arrivare ad un livello di piena onestà ed accettazione di una realtà sì fittizia ma comunque molto complicata, dura.

Arrivare a quel punto e viverlo nel profondo e trovare la propria risposta unica a queste difficolta, quelli sono i momenti più commoventi per me. Anche perché all’inizio della carriera non sapevo cosa fare, ho iniziato la scuola di legge ma sapevo che non la mia strada, quindi provai a recitare principalmente come terapia per lasciarmi andare e perciò so quanto sia difficile.

È facile se devi recitare qualcuno che ama sé stesso, che ha una vita facile, ok, tutto a posto…Ma cosa succede se devi interpretare qualcuno che ha perso un figlio, che è stato licenziato a 50 anni con una famiglia sulle spalle? Sono tutti sentimenti difficili che noi non vorremmo mai provare nella nostra vita, mentre un attore ha l’intenzione di provarli sul set, di provarli veramente. Quindi ho un grande rispetto degli attori, ma non ne indicherò uno in particolare prché questa cosa succede abbastanza spesso in realtà.

Io come regista riesco a capire prima dove dovremmo andare in quella sequenza e quando lavoro con un attore cerco di fargli capire dove deve arrivare, cerco di descrivergli appieno tutte le sfumature di quella situazione, tutto ciò che potrebbe frullare in testa al personaggio in quel momento. Se vedo che quell’attore interiorizza ciò che dico, vuole veramente provare ad arrivarci e alla fine produce una performance vera, toccante…Beh, questa è la cosa migliore che possa capitarmi!

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