Televisione

Damiano Carrara: "Bake Off, il successo e i nuovi progetti"

Intervista al pastry chef e giudice del cooking show di Real Time, la cui semifinale va in onda venerdì 22 novembre. Damiano Carrara è al lavoro sulla nuova edizione di "Fuori Menù"

Damiano Carrara

Francesco Canino

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Mordere la vita, non accontentarsi di realizzare i propri sogni ma alzare sempre l’asticella della sfida. Damiano Carrara ragiona così da quando era un ragazzino e oggi, a 34 anni, sta nell’olimpo della pasticceria: lavorava in fabbrica, poi poco più che maggiorenne ha mollato tutto per trasferirsi prima in Irlanda e poi a Los Angeles, dove lo ha raggiunto successivamente suo fratello Massimiliano, nel 2011, innescando il twist che gli ha cambiato per sempre. Dopo il successo dentro il bancone di una bakery, è arrivato quello mediatico, con i social e la tv, prima in America e poi in Italia. “Ho cercato il successo per migliorare la mia vita e quella dei miei genitori”, racconta a Panorama.it, alla vigilia della semifinale di Bake Off Italia, in onda venerdì 22 novembre, di cui è uno dei giudici più inflessibili e amati. Poi rivela che sarà il conduttore della nuova edizione di Fuori Menù, il format che consacrò Alessandro Borghese.

Da metalmeccanico a pasticciere di fama planetaria. Il tuo cambio vita quand’è cominciato?

Ho sempre avuto voglia di cambiare, crescere, non restare mai troppo fermo. Sono cresciuto in una famiglia umile, non navigavamo nell’oro e per questo ho cercato la mia strada: volevo dare di più a me e ai miei genitori.

Così a 18 anni hai mollato tutto e sei volato all’estero.

Ho cercato la mia strada ma non sapevo cos’avrei trovato. Volevo aprire la mente, conoscere il mondo, respirare nuove culture. Se fossi rimasto in Italia, forse avrei raggiunto ugualmente i miei obiettivi ma ci avrei messo il triplo del tempo: in dieci anni ho fatto un cambiamento pazzesco.

Quand’è scattato il click che ti ha fatto intuire che la pasticceria era la tua strada?

Non c’è stato un momento preciso: più stavo in laboratorio, più mi dava soddisfazioni e ci prendevo gusto. Così ho capito che era quello il mio percorso. La gratitudine negli occhi del cliente che finisce tutto ciò che ha nel piatto, è la sensazione più bella.

Quanto devi in termini di riconoscenza a tuo fratello?

Gli devo tutto, perché mi ha trasmesso tecnica e passione. All’inizio gestivo il negozio e le cose erano dure, perché entravano pochi clienti, ma non abbiamo mai mollato e i risultati si vedono.

È più bravo lui o tu?

Siamo diversi ed entrambi bravi. Lui per me è un fenomeno.

L’impero intanto è cresciuto: state per aprire il terzo Carrara Pastries, sempre in California.

Un piccolo impero che nessuno ci ha regalato. Oggi abbiamo 70 dipendenti e presto inauguriamo un nuovo locale a Pasadena: tutto parlerà italiano, dalle nocciole all’arredamento.

È vero che le sorelle Kardashian sono vostre clienti?

Sì, loro stanno a Las Calabasas e vengono ogni tanto ma bevono solo succhi e centrifughe perché sono sempre a dieta. Tra i nostri clienti ci sono Britney Spears, Aston Kutcher, il cantante dei System of a down.

Aprirete anche in Italia?

Al momento no. Ho capito che non occorre aver fretta, sono cauto. Ma sto cercando di realizzare un laboratorio per fare vendita sul mio sito e distribuzione via app, con 5 o 6 prodotti stagionali. Intanto giro il mondo con i corsi di cucina: l’8 dicembre sarò nello Zimbabwe, in una scuola locale di pasticceria. Stare fermo, fare sempre le stesse cose, mi annoia.

Dunque il prossimo anno non rifarai Bake Off Italia, il cooking show condotto da Benedetta Parodi, per evitare la noia?

Rimango, certo, e provo a metterci del mio anche se il formato è quello, non si può cambiare più di tanto.

Nel frattempo stai girando l’Italia per Cake Star, sempre con Katia Follesa, sempre su Real Time. Com’è la media delle pasticcerie italiane?

È più che alta che nel resto d’Europa. Siamo alla terza stagione e il livello è cresciuto, ci sono molti professionisti, anche se a livello imprenditoriale lavorare in Italia non è semplice.

Come fai a non perdere le staffe davanti a certi concorrenti?

Non perdo mai le staffe, dico la verità a Bake Off: può dar fastidio il principiante che si permette di rispondere rispetto a un professionista. A Cake Star incontriamo quasi sempre persone interessate a crescere e migliorarsi. Altre purtroppo non lo sono.

L’errore più grande che fanno?

Quello di pensare di essere arrivati.

Curiosità: come fai a non ingrassare pur assaggiando tutti quei dolci?

Quando giriamo Bake Off mi alzo alle 5, mi alleno, faccio una doccia e sono sul set alle 8. Finite le registrazioni, vado in laboratorio a Milano e cucino fino a mezzanotte o sono in giro per eventi di lavoro. Non ho tempo per ingrassare. In Cake Star mangio di più, perché assaggio anche nei laboratori, ma per fortuna ho un metabolismo che funziona.

Rispondi di getto: c’è troppa cucina in tv?

No, se ne fa il giusto. La cucina è parte della nostra vita e della nostra cultura, qual è il problema? E poi fa ascolti…Bake Off fa numeri enormi, più di MasterChef (ride). È una bella soddisfazione.

Sei stato contatto da altre reti in questi anni?

No. Però sto lavorando al ritorno di Fuori Menù, sempre per il gruppo Discovery, in cui si affrontano due coppie di sfidanti appassionati di cucina. Non posso dire altro, per ora.

Il tuo dolce preferito?

Il Tiramisù. Ma fatto con il caffè giusto.

La cosa che ti chiedono più spesso quando ti fermano per strada?

“Facciamo un video per un’amica in cui dici ‘bellino’?”

Bellino, ciangommoso, ciocio. Il “damianese” è diventato un hashtag virale.

È un ibrido, ci sono espressioni dialettali mescolate all’italiano e all’inglese. La verità è che dopo molte ore di registrazioni sono stanco, inizio a pensare in inglese e sparo “sbarocciate”, ovvero cavolate.

Su Instagram sfiori il milione di follower. Cosa ti chiedono via messaggio?

Tanti consigli sulla pasticceria e molti giovani mi contattano per chiedermi come fare a cambiare vita e realizzare i loro sogni.

E il tuo di sogno?

Ora sono concentrato sul prossimo obiettivo, il locale a Pasadena, poi sul nuovo libro che esce a gennaio. Ho capito che quando impari a raggiungere un risultato, i sogni non bastano mai.

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