Televisione

Costantino della Gherardesca: "The Voice, le critiche e il nuovo programma"

Intervista al conduttore, già al lavoro per la settima edizione di Pechino Express. Costantino della Gherardesca è uno dei volti di punta di Rai 2

Costantino della Gherardesca

Francesco Canino

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The Voice? Se mi chiamassero, lo rifarei. Le critiche? Non mi hanno toccato”. Pochi minuti prima di salire su un aereo per l’Oman, Costantino della Gherardesca traccia con Panorama.it un bilancio della stagione televisiva che sta per concludersi. Metabolizzato il flop de Le spose di Costa e archiviata la conduzione del talent di Rai 2, vinto da Maryam Tancredi del team di Al Bano, con la testa è già alla prossima edizione di Pechino Express – i casting per le nuove coppie sono in corso – e rilancia con un nuovo progetto tv, ancora in fase di definizione, che partirà a dicembre 2018. Ecco di cosa si tratta.

Costantino, partiamo dal tasto dolente: le critiche per la finalissima di The Voice 2018.

Ho abbastanza pelo sullo stomaco e non mi hanno toccato. Viviamo nell’epoca in cui c’è la morte dell’expertise, dove si pensa falsamente che uno vale uno: se il critico tv Aldo Grasso mi fa un’osservazione, mi faccio delle domande, se un isterico su Twitter mi insulta tanto per farsi bello, non m’interessa. La finta democrazia del web per me è un disastro.

In definitiva: il bilancio di questa esperienza com’è?

Positivo. Considerando la frammentazione dei media e la forte concorrenza del giovedì sera, è andato bene sul fronte degli ascolti visto che abbiamo soddisfatto gli obiettivi della rete. Così com’è soddisfatto il direttore Andrea Fabiano, sono contento anch’io.

La tua sfida qual era?

Rendere il programma un pochino più ironico e penso che ci siamo riusciti. Di certo non si poteva stravolgere il format. E poi siamo riusciti a trasformare Al Bano in un meme, tirando fuori il suo lato più spiritoso.

Ha pure stravinto portando in trionfo Maryam Tancredi…

Avevo molti preconcetti, pensavo fosse un conservatore. Invece ho legato molto con lui, è un uomo di cuore: l’ho visto molto provato da tutto il gossip che l’ha travolto negli ultimi mesi.

Il talent è un genere che ti sei sentito addosso?

Molto più di quello che faccio vedere. Di certo sono meno stronzo e cattivo di quello che sembro in tv. I ragazzi che arrivano con i loro sogni di gloria mi hanno fatto molta tenerezza: non lo do a vedere perché non mi piace esternare sentimenti ed emozioni in tv. Trovo sia volgare.

Rifaresti The Voice?

Se me lo chiedessero sì. Anche se c’è una cosa che mi ha dato fastidio.

Ovvero?

Le critiche eccessive a Francesco Renga. Il pubblico ha frainteso e l’ha visto come uno stronzo: siamo molto diversi - io sono un freak avanguardista e snob, lui più nazional popolare – ma è una persona buona. Una mezza frase ha fatto partire un’ondata di odio, un accanimento inutile.

Non che nei tuoi confronti siano stati delicatissimi. Su Twitter ci sono state critiche feroci.

Ma anche giudizi lusinghieri, siamo onesti. In ogni caso, pensa se Churchill si fosse fermato alle critiche dei suoi haters in che situazione saremmo adesso. Chi ha le palle deve fregarsene delle critiche, a meno che non vengano da persone intelligenti e alfabetizzate.

 

Dopo la vacanza in Oman ti prepari per Pechino Express 7. Come cambia?

I casting sono in corso, poi prepariamo la rotta, di cui non posso dire nulla. Come sempre apriremo uno sguardo sul mondo: con l’espediente dell’adventure game, fino ad oggi siamo riusciti a raccontare mondi lontanissimi dall’Italia. Questo è servizio pubblico.

Del cast cosa ci puoi anticipare?

Continuerà a differenziarsi molto da quello dei reality delle emittenti private. Non avremo dei rappresentanti di CasaPound, questo lo posso spoilerare.

Il sogno dei sogni?

La coppia Patty Pravo e Ornella Vanoni. Oggettivamente credo sia impossibile.

L’edizione all star è nei tuoi progetti?

Non la escludo, ma non adesso. Ci sono delle ricerche di mercato che spiegano che Pechino Express è un programma longevo: gli ascolti sono buoni ma non pazzeschi – del resto non possiamo competere con le ammiraglie Rai o Mediaset e va protetto dalla controprogrammazione – ma il pubblico vuole continuare a vederlo. L’edizione all star si farà quando Pechino avrà finito le energie. Per ora ha una lunga vita.

La settima serie partirà a gennaio 2019?

La data non c’è ancora ma partirà prima di gennaio, forse già in autunno.

È vero che condurrai anche il nuovo access prime time di Rai 2, la striscia tra il tg e la prima serata?

Siamo ancora in fase di consultazione: sarà un programma tutto nuovo, ma non è stata scelta la fascia oraria. Sicuramente partirà dopo Pechino, forse a dicembre.

Le spose di Costa invece è definitivamente archiviato.

Sono fiero di quel programma, anche se è andato male. Ci sono stati dei momenti non riusciti e siamo stati ingenui, ma abbiamo veicolato contenuti importanti, parlando ad esempio degli oppositori politici e dell’omofobia in Uganda, dove gli attivisti vengono uccisi e minacciati, o della contaminazione ambientale in Ghana e dei problemi sociali in Jamaica.

Secondo Costa invece era andato bene. Si rifarà?

È in pausa, anche se il pubblico ce lo chiede.

Rifaresti tutti i programmi degli ultimi anni?

Sì, anche Boss in incognito dove soffrivo un po’. Cavalcare i sentimenti non è nelle mie corde e preferisco quando la tv parla al cervello del pubblico: parlare alla pancia è spesso un escamotage che sottovaluta l’intelligenza dello spettatore e in un certo senso lo prende in giro.

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