Andrea Roncato: "Pupi Avati è garanzia di qualità"

Così l'attore bolognese, tra i protagonisti della fiction Un Matrimonio: "La tv oggi è l’unico modo per arrivare al grande pubblico"

Andrea Roncato (Credits: Ischia Film Festival)

Claudia Catalli

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“Ho provato a dare varie svolte alla mia carriera: ho fatto tanto ridere, adesso non è che voglia far piangere, ma cerco progetti di qualità. E la televisione sta dando modo a registi di rilievo di fare prodotti notevoli visti da tanta gente”. A parlare, con l’inconfondibile accento bolognese, è Andrea Roncato, classe ’47, presto in tv con la fiction Un matrimonio, firmata da Pupi Avati per Rai 1.

Cinquant'anni di storia d'Italia raccontati in sei puntate, da 100 minuti ognuna: “Sono a favore della lunga serialità, se fatta bene. Poi non dimentichiamoci che al cinema trionfano I Soliti idioti e autori come Sorrentino faticano: l’unico modo per avere un grosso pubblico oggi è la televisione".

Come si trova a lavorare con Pupi Avati?

Essere diretto da lui è qualcosa che auguro a tutti gli attori di buona volontà. E’ come andare a scuola, cura molto ogni attore, ti sta addosso, poi sul suo set sai di trovare solo interpreti bravi.Anche per le parti più piccole sceglie artisti che lavorano da vent’anni, quindi è stimolante e facile lavorare in un contesto del genere.

Curioso come ne Il cuore grande delle ragazze interpretasse il padre di Cesare Cremonini, e qui quello di Micaela Ramazzotti.  

Da un film all'altro c'è stato un cambio di paternità, in effetti! Sono contento perchè stimo molto Micaela sia come donna che come attrice. La considero la nuova Monica Vitti, che tutti adoriamo ancora. Poi il mio personaggio all’inizio della serie ha 50 anni, alla fine 90: è stato bello seguirne i cambiamenti, tra costumi, trucchi, arredamenti, mode. Sarà emozionante, spero, per chi guarda vedere l’Italia che cresce e cambia tramite la storia di una famiglia.

Dalla finzione alla realtà: negli ultimi 50 anni com’è cambiata l’Italia?

In ogni epoca ci sono state crisi, tragedie, il mondo gira e va avanti con cicli che si ripetono. Penso questo: l’Italia è un paese di una bellezza storica e artistica disarmante, e dovremmo sfruttarla, così come ricordarci di non abbandonare la terra, l’artigianato, l’arte. Una soluzione? Sederci ognuno su una panchina e occuparci di un metro quadrato dell’Italia, cercando di tenerlo bene: facciamo pagare i biglietti e saremmo tutti ricchi.

Un matrimonio racconta anche una storia d’amore d'altri tempi…

Già, i matrimoni una volta duravano di più, era più vergognoso e difficile separarsi. Oggi invece va di moda, se non hai tre matrimoni alle spalle non sei vip. Forse le donne prima erano più pazienti: era merito loro se le unioni duravano più a lungo.

Da attore a spettatore: cosa guarda in tv?

Tutto tranne i reality. Penso bene solo dei primi, erano una sorpresa e un modo di fare spettacolo. Ma tra tutti i nomi ricordiamo giusto il povero Taricone, Luca Argentero e Flavio Montrucchio, che si sono impegnati tanto e sono arrivati. E gli altri mille dove sono finiti?

Il segreto per restare sulla cresta dell’onda?

Amare questo lavoro. E non improvvisarsi. Io ho iniziato da piccolo a suonare, cantare, in cori di montagna, complessi rock, in chiesa, mi sono fatto le ossa. E quando sono arrivato in tv ho fatto tutto, compreso cantare e ballare, poi le prime fiction, poi il cinema. Mi fa ridere chi dice oggi: “Voglio fare l’attore, prima facevo il salumiere”. Io avevo già una laurea, un diploma di pianoforte, tre anni di scuola di teatro, due di scuola di regia, e dieci anni di spettacoli, prima di iniziare a fare l’attore per davvero.

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