Francesco Canino

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Se c’è una categoria difficile da intervistare sono i conduttori diplomatici. Alvin – al secolo Alberto Bonato – ne fa parte a tutti gli effetti e non fa niente per nascondere questo lato del suo carattere. Il profilo basso è una delle sue cifre stilistiche, la riluttanza al gossip quasi un dogma. Così surfa da quasi vent’anni nel tempestoso mare dello spettacolo e alla soglia dei 40, li compirà a ottobre, ha trovato la sua identità televisiva e si gode il successo di Bring The Noise. Visti i buoni numeri della prima edizione, Italia 1 torna infatti a scommettere sul game show musicale con cinque nuove puntate, in prima serata da giovedì 11 maggio: ad affrontare i nuovi giochi saranno come sempre due squadre di volti noti, composte nella prima puntata da Mara Maionchi, Rocco Siffredi, Michele Bravi, Katia Follesa, Giorgio Mastrota, Alessia Macari, Gianluca Fubelli in arte Scintilla e l’ex pallavolista Luigi Mastrangelo.

Giochi inediti, uno studio rinnovato e tanta voglia di bissare il successo della prima stagione. Alvin, raccontaci le novità di Bring The Noise.

La prima, quella più evidente, è lo studio nuovo. Giriamo nel mitico Studio 5 di Cinecittà, quello utilizzato da Federico Fellini per realizzare capolavori come Amarcord e La Dolce Vita: ovviamente ne utilizziamo solo una parte perché è enorme. È un onore per me stare nel suo camerino e ti confesso che quando ci sono entrato mi sono emozionato.

Altri dettagli che ci puoi svelare?

Ci sarà una sigla pazzesca, che non si è mai vista, i giochi saranno più fisici e poi ci sarà una sfida finale, ribattezzata “Disco Inferno”, nella quale la pedana rotante si trasformerà in una sorta di “toro musicale” che scaraventa giù gli ospiti. Non è facile girare Bring The Noise e tenere alta l’energia in studio eppure ci siamo riusciti, nonostante i “pit stop” tecnici per i cambi di scena. La macchina è fluida.

La prima edizione del tuo game show ha toccato una media di ascolti di oltre 1.300.000 spettatori. Per Italia 1 sono ascolti molto alti. Come te lo sei spiegato questo successo?

C’è bisogno di spensieratezza, di decompressione, di staccare per due ore dal pensiero della bolletta, delle riunioni al lavoro e del mutuo. Bring The Noise serve anche a quello. Poi c’è una bella energia in studio, il pubblico percepisce il divertimento e il clima di festa non forzata. Non c’è copione, non c’è scaletta, tutto si basa sull’interazione tra gli ospiti. Io mi limito a surfare su quello che mi capita attorno.

Seguendo il tuo ragionamento, la scelta sbagliata degli ospiti comprometterebbe tutto?

(ride) Sì, ma non ci è mai capitato. La scelta degli ospiti è ponderata e strategica. Non ci è mai successo di trovare otto ospiti mosci: quelli che accettano di venire sanno cosa li aspetta e vengono per divertirsi.

Potendo sognare, chi vorresti ospitare?

Barack Obama, perché ha un dualismo che m’intriga: è istituzionale e ma ha la faccia di uno che ama anche divertirsi. La cosa interessante è intercettare personaggi disposti a mettersi in gioco e a svelare un lato inedito. Restando con i piedi per terra, vorrei Silvia Toffanin, Michelle Hunziker e Ilary Blasi.

Ci sarà una terza edizione di Bring The Noise?
È presto per dirlo. Per ora portiamo a casa questa, poi si vedrà.

Tu, Alessandro Cattelan e Federico Russo siete considerati i conduttori della nuova generazione e c’è chi vi confronta con i presentatori della tv del passato. A Tv Talk ti hanno paragonato a Pippo Baudo: ti fa più piacere o timore?
(ride) Come ho già detto in quell’occasione, posso essere paragonato a Pippo forse per le braccia lunghe. Lui è un gigante. I paragoni sono impegnativi, io più che al personaggio guardo allo stile: il mio metro sono la semplicità e leggerezza dalle trasmissioni di Corrado, Carlo Conti e Gerry Scotti. La mia ambizione è portare in tv quel divertimento e quella spensieratezza.

Con Cattelan e Russo ti senti sulla stessa lunghezza d’onda?

Siamo molto diversi per stile e registro, ci accomunano il percorso tra radio e tivù e il fattore generazionale. Stimo entrambi perché sono molto bravi.

Quando ti hanno affidato Bring The Noise hai detto addio alla radio. All’orizzonte ci sono nuovi progetti?
L’addio non è definitivo. Ho dovuto dire basta perché era giusto dedicarsi al 100% a questo progetto. La radio potrebbe tornare: idee ce ne sono sempre.

Ti sei goduto da spettatore sia Verissimo che l’Isola dei Famosi. L’effetto è straniante?
No, fa parte del mio mestiere. Verissimo è stata la mia casa per sette anni, c’è un rapporto viscerale con tutto il team e sabato farò un collegamento con Silvia Toffanin.

Quanto all’Isola, secondo te se l’è cavata bene Stefano Bettarini come inviato?

Non c’è una regola da seguire: non siamo paragonabili, io l’ho fatto in un modo, lui in un altro e l’ha portata a casa tranquillamente e in scioltezza. È stato bravo.

Sei il re dei diplomatici, va detto. Se ti richiamassero a fare l’inviato all’isola torneresti in Honduras?
Per ora mi concentro su Bring the Noise.

Il tuo sogno professionale?

Approfondire la mia attitudine al game show e il quiz: lavoro perché questo avvenga. La tv cambia in fretta, bisogna adattarsi ed io ho non voglio mai smettere di imparare.

Se ti proponessero il preserale di Canale 5 diresti di sì?
Certo. Ma stiamo parlando di fanta-tv.
Sanremo è nel tuo orizzonte?
A Sanremo non si può dire di no. Ma ripeto: amo così tanto quiz e game show che per ora voglio togliermi un po’ di soddisfazioni e dare sfogo a questa voglia.

C’è qualcosa del tuo passato professionale di cui ti penti?

Non mi pento di nulla, neanche della fiction Diritto di difesa, che girai con Remo Girone, Piera Degli Esposti, Martina Colombari e Laura Chiatti. La fiction non è nelle mie corde: non fa per me rimanere otto mesi su un set, anche se l’esperienza di un film la farei. Delle scelte che ho fatto sono felicissimo: rifarei tutto, nel bene e nel male.

 

 

 

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