Televisione

Alessandra Rubinacci: "Vi racconto chi sono le Lucky Ladies"

Protagoniste del programma sono cinque eccentriche signore napoletane

ALESSANDRA RUBINACCI Lucky Ladies

Francesco Canino

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Ad un passo dal gran finale, in onda il 5 agosto, Lucky Ladies è a tutti gli effetti già uno degli eventi televisivi di questa estate. Ci volevano sei donne dalle personalità sfaccettate, tra upper class e sublime cazzeggio in salsa napoletana, a trasformare la versione italiana del celebre formato in un piccolo cult. In attesa di capire se la seconda stagione si farà, Panorama.it ha incontrato Alessandra Rubinacci, erede col fratello Luca e le sorelle Marcella e Chiara della celebre casa di moda di Napoli, scelta come voce narrante e fil rouge del programma.

Alessandra, lei come se l’è spiegato il fatto che Lucky Ladies è diventato un piccolo cult estivo?

Perché è riuscito a scatenare la curiosità, mostrando un lato di Napoli a molti sconosciuto. Di Napoli incuriosisce tutto, dal pizzaiolo alla signora dei salotti, perché tutto è trascinante. La sceneggiatura si crea camminando, ovunque c’è uno sketch: non è un caso che l’abbiano girato a Napoli e non a Roma o Firenze.

Non sono mancate le critiche per la troppa ostentazione e una certa esibizione di ricchezza.

Non c’è affatto ostentazione. Paris Hilton se ci vede si fa una sganasciata. Affittarsi una suite per una serata con le amiche è eccessivo, me ne rendo conto, ma era anche un gioco funzionale al programma. 

Lei e le sue compagne come siete state scelte?

Freemantle Media, la casa produttrice, mi ha contattata perché conosco mezza Napoli e io avevo fatto una lista di nomi presa dai partecinati a Limitless, un party che organizzato tutti gli anni. Poi, attraverso altri contatti, sono state scelte Carla Travierso, Gabrielle Deleuze, Francesca Frendo, Annalaura di Luggo e Flora Nappi.

Ed è diventata il trait d’union, un po’ narratrice e un po’ provocatrice. In quale ruolo si sente più a suo agio?

Entrambi, perché gli elementi si mescolano. Il mio ruolo è quello di fare uscire il meglio e il peggio di loro, attraverso il meglio e il peggio di me: sono l’elemento di disturbo che le stuzzica, le provoca e qualche volta le infastidisce. Sempre con ironia e mai con cattiveria.

Però sui social non tutti sembrano gradire…

Lo so. È difficile affezionarsi al mio personaggio: non si gioisce per le mie avventure professionali o per la mia vita privata. Il ruolo della narratrice è anaffettivo e non sempre è facile reggerlo. Ma sto giocando, non mi prendo troppo sul serio.

Di lei si sa che è la figlia del mitico Mariano Rubinacci, emblema dell’alta sartorialità napoletana, ma non si scopre nulla della sua vita privata. E’ una scelta strategica?

E’ stata una mia scelta quella di non parlare della mia vita. Lucky Ladies è stato un lusso che mi sono concessa. Per mio padre la riservatezza è un must e mio marito ha molta fiducia in me. Ho sempre detto che avrei protetto la parte più seria e riservata e così ho fatto.

Ma chi è davvero Alessandra Rubinacci?

Sono mille persone in una. La mia vita è un romanzo pieno di gioia, dolore, conquiste. Ho tre figli meravigliosi. E mi piace giocare con la mia parte effimera. Io la vita me la vivo e non me la lascio vivere. Ho avuto un brutto episodio parecchi anni fa, un dolore molto forte di cui preferisco non parlare, e da quel momento ho deciso di prendere la vita con le unghie, mordere ogni attimo.

Però tutto questo non viene fuori e su Twitter la massacrano.

Lo so, perché appaio come una che non ha nulla di serio a cui pensare. Ma questo è limitato al reality. Vanno bene l’opinione e il giudizio, perché ci stiamo esponendo, ma dei social non mi piace l’offesa: è una cosa bieca.

Per questo li frequenta poco?

Io sono esibizionista ed egocentrica di mio perciò non sento il bisogno di stare sui social. Sono su Instagram per una questione lavorativa: disegno la collezione donna della Rubinacci ed è uno strumento che utilizzo per comunicare ciò che faccio.

Le sue colleghe di reality invece ci stanno parecchio ed è evidente che si sono create due fazioni: Carla, Annalaura e Gabrielle da una parte e lei e Flora dall’altra. Francesca invece è più defilata.

Vedo che si sono compattate ed è stata una scelta loro fare una fazione. Il programma è fatto da sei persone, ognuna con il suo pubblico, ed è quella la forza dello show. Vede, io ho mentalità aziendale: punto all’obiettivo comune, bado al successo del prodotto finale. Questa fazione poi, a essere sincera, non la vedo nemmeno nella vita reale.

Al di fuori delle telecamere che succede?

Guardi, nell’ultima puntata ci sarà un attacco frontale e le altre cinque se la prenderanno con me. Poi si è ricompattato tutto anche perché io non riesco a tenere le situazioni aperte: pure se litigo, devo chiarire. Tutto questo livore nei miei confronti non l’ho capito ma come diciamo a Napoli “stiamo a pazzià? Pazziamm”.

Carla l’accusa di essere una che ama “azzuppare”, fare inciucio.

Ma guardi che Napoli è anche inciucio e pettegolezzo e poi è Carla che viene a confidarsi. Nel programma viene fuori la napoletanità insita in me: gesticolo, parlo in dialetto, metto colore. Non mi devo sciacquare la bocca per dimostrare che parlo forbito. Non ho avuto remore, perché sono una donna sicura.

Quella che sta scatenando le maggiori antipatie è Flora, che non fa proprio nulla per risultare simpatica.

Flora non è amata, è vero. Ma nella narrazione è funzionale al personaggio di Gabrielle, la cui personalità emerge in tutta la sua interezza quando viene provocata.

A proposito di narrazione, quanto c’è di artefatto nello storytelling di Lucky Ladies?

Guardi, sono donne eccezionali e non c’è stato bisogno di copioni: la cosa fantastica è che è stato tutto spontaneo e scriverlo così sarebbe stato difficile. Espressioni, debolezze, stati d’animo: è tutto vero. Ognuna di loro è eccezionale e infatti non c’è un personaggio che predomina ma escono fuori cinque personalità…dico cinque perché io non mi considero una Lucky Ladiy ma piuttosto una scugnizza.

Al netto degli attriti, la seconda stagione di Lucky Ladies si farà?

Non ne ho idea. Decideranno Fox e Freemantle. Nel caso, io la farei solo se ci fossero le condizioni per divertirsi com’è stato per la prima serie. Ma mi pare che le cose siano state prese troppo seriamente e questo mi farebbe tirare indietro. Io amo ridere e "pazziare" e le cose serie me le vivo nel quotidiano. Il vero lusso per me è il divertimento. 

 

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