Televisione

Adriana Volpe: "Mi aspetto una risposta dalla Rai"

Intervista alla conduttrice, che polemizza con il direttore di Rai 2 Carlo Freccero dopo la decisione di chiudere di Mezzogiorno in Famiglia

Adriana Volpe

Francesco Canino

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Ventitré anni dopo il suo primo contratto, Adriana Volpe è fuori dalla Rai. Dopo la chiusura di Mezzogiorno in famiglia, ufficializzata dal direttore di Rai 2 Carlo Freccero, la conduttrice si trova infatti senza un programma. “Ho evidenziato in questi anni tante cose inaccettabili e questo mi ha probabilmente reso un personaggio scomodo”, spiega a Panorama.it. I suoi attacchi frontali via social a Freccero e all’Azienda non sono passati inosservati e a pochi giorni dalla presentazione dei nuovi palinsesti, la conduttrice spiega il suo punto di vista e annuncia una nuova battaglia legale.

Adriana, è più delusa o amareggiata?

Amareggiata. Le soddisfazioni personali non sono mai mancate, ma negli ultimi anni ho dovuto inaspettatamente affrontare situazioni che mi hanno profondamente segnata.

A cominciare dall’addio a I fatti vostri. Cosa accadde?

Sono stata allontanata dopo il contrasto con Giancarlo Magalli: dopo avermi umiliata sia come donna che come professionista - con affermazioni delle quali chi di dovere risponderà a breve in sede penale – ha ottenuto che fossi di fatto defenestrata senza alcun intervento dell’Azienda a tutela dell’immagine del servizio pubblico, oltre che della mia.

A quel punto fu spostata a Mezzogiorno in famiglia.

Da un impegno quotidiano sono passata al fine settimana con una sensibile riduzione del compenso. Ora assisto alla chiusura del programma, che si è distinto per gli straordinari risultati di ascolto nel daytime, ottenendo sempre il doppio della media di rete e a costi bassi. Basta pensare che con due puntate di Realiti il programma di Enrico Lucci - si possono produrre venti puntate di Mezzogiorno in famiglia.

Ma questo fa parte delle scelte editoriali di un direttore di rete…

Ma quale top manager elimina i prodotti di successo? Carlo Freccero ha tentato di chiudere Detto Fatto, poi I Fatti Vostri, ora ha voluto chiudere Mezzogiorno in famiglia per dirottare i soldi su produzioni esterne nella prima serata. Non posso pensare che un direttore Rai che conosce le alte e indiscusse professionalità interne all’azienda, preferisca produzioni esterne a quelle interne che portano ottimi risultati. Si sbandiera il risultato di aver aumentato il target dei giovani ma è facile vantarsi per i risultati di format ricevuti in eredità dalle precedenti direzioni, come Il Collegio o The Voice of Italy. Credo occorrerebbe piuttosto una sorta di mea culpa per gli investimenti in progetti propri che hanno conseguito risultati deludenti: penso a Popolo SovranoRealiti, il concerto di Guè Pequeno, Ziggy, Rita racconta Woodstock

Freccero lei lo ha mai incontrato?

Il dottor Freccero dopo avermi riferito in camera caritatis che il mio allontanamento da I Fatti Vostri era stato uno sbaglio e che avrei dovuto tornare in quel programma, pare avere repentinamente modificato la propria opinione visto che al momento non sono contemplata nei piani Rai per la prossima stagione.

Fabrizio Salini, l’ad Rai?

I miei tentativi di interloquire con Salini in queste settimane sono rimasti senza risposta: anche contattando la sua segreteria non sono riuscita a ottenere un incontro chiarificatore. Insomma, per il direttore di rete e per l’amministratore delegato non merito neanche una spiegazione: rappresento un numero, una matricola, non una persona. Questa totale mancanza di considerazione anche solo a livello umano è motivo di profonda delusione e tristezza.

Lei ha scomodato persino il codice etico aziendale. Perché?

Perché è stato palesemente violato. La Rai dovrebbe dimostrarsi azienda impegnata a difendere le pari opportunità, a tutelare le diversità di genere e a proteggere la figura femminile, ma non posso negare che ho sperimentato sulla mia pelle che gli altisonanti principi di pari opportunità e lotta alla discriminazione di genere solennemente inseriti nel Codice Etico aziendale non hanno trovato riscontro, per mia esperienza diretta, nella realtà lavorativa. E le dirò di più. Nel 2017, quando ho invocato il rispetto del Codice Etico denunciando quanto accadutomi, ho ricevuto come risposta una lettera di richiamo con l’invito a non interessare gli organi d’informazione – e quindi l’opinione pubblica - della discriminazione che avevo subito.

In questi due anni ha informato i vertici aziendali?

Ho provato in ogni modo a gestire questa tristissima vicenda professionale con procedure interne alla Rai, interpellando tra gli altri Mario Orfeo, Antonio Campo Dall’Orto, i vari direttori di rete che si sono succeduti fino a oggi, Salini e ad alcuni membri del Cda, senza ricevere alcuna risposta alle mie legittime domande. Che immagine e messaggio dà la Rai ai suoi dipendenti e all’opinione pubblica sul rispetto dei principi etici e morali?

Che risposta si è data?

Guardando la mia storia capisci che se denunci ricevi una lettera di richiamo, vieni allontanata, demansionata e poi lasciata a casa. Quale donna, quale persona avrà mai il coraggio di denunciare, di andare contro il sistema?

Come pensa che reagirà ora la Rai a queste sue parole?

Non lo so. Le posso solo dire che a oggi sono amareggiata e rammaricata per non essere riuscita a scuotere le coscienze dei dirigenti aziendali e del Cda, per non aver contribuito ad avviare un’attenta e seria riflessione in grado di portare a un vero cambiamento in Rai. Da professionista che ha lavorato per più di vent’anni per la Rai, e nel rispetto dei cittadini che la finanziano pagando il canone, avrei auspicato quantomeno un po’ di chiarezza. 

E ora che farà?

Se il 9 luglio la Rai confermerà che non sono più una risorsa, inizierò un nuovo percorso lavorativo. Mi addolora pensare di dover essere costretta a chiedere giustizia nelle opportune sedi: ma non mi fermo e andrò fino in fondo e continuerò ad essere attivamente impegnata nella difesa della libertà di pensiero, dei diritti delle persone e della meritocrazia.

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