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Volandia, il museo del volo di Varese

Dai voli pioneristici fino al Convertiplano. Con 11 padiglioni dedicati all'aviazione è il simbolo della "Provincia con le ali"

 

Si alzò solo per 6 metri e si mosse in un raggio di mezzo chilometro. Per poco non si ruppe l’osso del collo e l’areo di tela si spezzò in due. Ma decollò, inconsapevole di essere di fatto il primo pilota italiano a levarsi in volo nel 1910 dalla brughiera di Gallarate. Chissà se tal Tabacci (nome di battesimo non pervenuto), autista del conte Gianni Caproni, avrebbe mai immaginato che oggi a pochi chilometri dal luogo dove nacquero le prime officine aeronautiche italiane sarebbe sorta l’avveniristica cittadella del volo attorno all’aeroporto di Malpensa. Il Tabacci non si sarebbe mai immaginato quelle hostess della compagnia Emirates che solcano, abbigliate con il loro elegante velo, i lunghi corridoi del megagalattico Sheraton Hotel, attaccato all’aeroporto. Il manichino che lo raffigura è posto sull’aereo vero, detto CA1, esposto a Volandia.

Parco e museo del volo, emblema della «Provincia con le ali» (nel varesotto c’è un concentrato di aziende aeronautiche a cominciare dall’Agusta) voluto e fondato due anni  anni fa da Marco Reguzzoni, parlamentare della Lega ed ex capogruppo alla Camera. Ma soprattutto l’ex presidente della Provincia di Varese,  rieletto nel secondo mandato con quasi il 70 per cento dei voti. Da consigliere provinciale a 25 anni fece la prima proposta per insediare il museo nelle ex officine dell’ignegner Caproni. Quelle stesse che dettero il primo brevetto di volo a una donna.

Reguzzoni dopo 2 anni ha fatto davvero decollare Volandia con un bilancio di circa 300 mila visitatori. Solo domenica 11 novembre sono stati più di mille. E sabato 10 Volandia ha ospitato un covegno internazionale sull’aerostatica con il comandante «nel pallone»: Enzo Cisaro che nel maggio 2011 ha fatto volare un pallone a gas oltre il circolo polare artico. I suoi esperimenti sono fondamentali per le rilevazioni atmosferiche.  Il percorso del museo è lungo e ricco di sorprese anche dal sapore cinematografico. Si va dal primo aereo con il manichino del Tabacci  al velivolo del futuro il Convertiplano, metà aereo metà elicottero, che potrebbe essere prezioso per gli ospedali, per il trasporto degli organi e missioni  finora impossibili. Uno degli ultimi elicotteri dell’Agusta esposti nei padiglioni appare in Sky Fall, l’ultimo film sulle imprese di 007.

A Volandia ci si può imbattere anche nella carcassa di un aereo abbattutosi nel 1941 sul deserto libico. È lì esposta su sabbia vera del deserto, accanto c’è l’elicottero dell’Agip che la recuperò. C’è poi, Volandia spaziale. La ricostruzione dello sbarco sulla luna e la spiegazione in filmati da vedere con occhialetti in 3 di come funziona il «cielo». Ma c’è anche qualcosa che non si trova negli altri musei dell’aeronautica: una grande areoadedicata ai bambini, per istruirli e divertirli sulla materia. Per loro ci sono bagni con water mignon, come nei musei americani. «Ho preso l’ispirazione al museo della Boeing a Seattle», dice Reguzzoni. Il cui vero fiore all’occhiello è quello dei conti in pareggio «senza alcuna sovvenzione da parte dello Stato, che anzi paghiano noi con l’Iva sui biglietti....».

Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza  lo straordinario impegno di 150 volontari, riuniti nell’Associazione Amici di Volandia. La gran parte di loro è fatta di pensionati. «Sono tutte persone - spiegano il direttore del museo Francesco Reale e l’addetta stampa della Fondazione Alessia Quiriconi - che lavoravano nell’aeronautica, uno di loro è un ex comandante di 747. La passione che li anima è straordinaria e tutti i bambini si innamorano di loro». Il presidente dei volontari è Franco Giorgetti, ex dirigente Sea, coadiuvato da Luciano Azzimonti. «Noi siamo Vip», scherza uno dei volontari. Prego? «Veri pensionati italiani».
   

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