Il Super Bowl più triste della storia?

Tra traffico impazzito e problemi di sicurezza, per New York la partita dell'anno è solo una grande scocciatura. E per di più si gioca nel New Jersey... 

Mattia Ferraresi

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Basterebbe la battuta campanilista del senatore Cory Booker per spiegare l’umore stizzito e un po’ menefreghista con cui New York si sta preparando al Super Bowl di domenica: “Si gioca nel New Jersey, non a New York”. Il MetLife Stadium, casa dei Giants, è oltre il fiume Hudson, in un’area a poche miglia dalla città, ma il fossato culturale che la separa è così profondo che nessun newyorchese accetterebbe di essere accostato al popolo dei "bridge-and-tunnel", i forestieri che per accedere alla metropoli devono prendere un ponte o una galleria.
Certo, ai fini d’immagine il Super Bowl di New York suona incredibilmente più affascinante del Super Bowl di East Rutheford, e allora gli eventi collaterali – parte integrante della settimana del Super Bowl – sono tutti nei punti nevralgici del turismo, a Manhattan, fra Times Square e Herald Square, tredici isolati cordonati rigonfi di turisti sportivi che si assommano ai turisti consueti.
Sono previsti 400 mila visitatori per il Super Bowl, 80 mila dei quali hanno in tasca un biglietto, gli altri saranno in giro per New York saltando da una festa all’altra e sfidando le temperature inclementi. Oppure cercheranno di comprare un biglietto, dato che i prezzi stanno crollando, e si atterranno alle disposizioni del manuale ufficiale per ripararsi dal freddo, eloquentemente intitolato: “Vestitevi a strati”. Le previsioni meteo dicono che il freddo darà un attimo di tregua domenica, almeno per evitare che i grandi spostamenti da e verso lo stadio assomiglino a disperate fughe bibliche su autostrade innevate. Non è del tutto strano che a due giorni dalla partita più importante dell’anno la città sia più esasperata per il traffico impossibile che galvanizzata per la più sacra delle liturgie sportive d’America.
A sfidarsi sono i Denver Broncos e i Seattle Seahawks, squadre che la mentalità insulare di New York non è nemmeno in grado di contemplare. Il sito Business Insider lo ha già ribattezzato “il Super Bowl più triste della storia”, dove nemmeno i party prima della partita sono effettivamente divertenti: “Se c’è una città a cui non frega nulla di tutto ciò che esalta il resto del Paese, quella è New York. E in particolare Manhattan”. Anche perché il livello di stress dei newyorchesi è direttamente proporzionale al numero di agenti sparsi per la città.
Da parte sua, il neosindaco Bill de Blasio non vuole farsi trovare impreparato al suo primo test sul campo, e lo stesso vale per il suo capo della polizia, William Bratton, conosciuto per la capacità di pianificazione e per i metodi spicci. Dunque si stanno facendo le cose in grande, anche a costo di esagerare. Il lavoro di coordinamento per mettere in sicurezza un territorio che si dipana su due stati e diverse contee – coinvolgendo inevitabilmente l’autorità portuale che sovrintende tutti gli snodi fra il New York e il New Jersey – è monumentale. Per complicare ulteriormente le cose, il "Media Day", tradizionale appuntamento in cui le stelle della partita incontrano i giornalisti, si è svolto in un altro impianto ancora, il Prudential Center di Newark.
Dato che i punti più delicati sono ponti e tunnel, è lì che gli uomini di oltre cento agenzie di sicurezza pubbliche – senza contare i contractor privati assunti per l’occasione – si addensano, generando interminabili ingorghi. Per tentare di smaltire il traffico, le linee della metropolitana sul lato occidentale della città andranno a ritmo più che raddoppiato; i treni del New Jersey sono stati potenziati (bisogna comunque fare quattro cambi per arrivare dalla città allo stadio), sono state aperte nuove corsie nelle gallerie che passano sotto l’Hudson, i lavori ferroviari sono stati sospesi perché il sistema vada a tutto vapore, ma sono gli amministratori stessi a dire che i trasporti fra la città e il Super Bowl saranno messi a durissima prova. Che sia veramente il Super Bowl più triste della storia?

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