Superbike ad Assen: testa a testa Kawasaki-Aprilia

Oltre che uno dei più storici e apprezzati dai piloti, il circuito olandese è anche quello che vanta il maggior numero di appellativi

– Credits: Dorna WSBK

Luciano Lombardi

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Terzo round: si va all'Università delle due ruote, il circuito di Assen, sul quale la Superbike corre dall'ormai lontanto 1992, secondo soltanto a Phillip Island per numero di eventi delle derivate dalla serie ospitati fino ad ora.

 

LE FORZE IN CAMPO - Dominatore dell'ultima gara ad Aragon, il Kawasaki Racing Team con i suoi due piloti si presenta all'appuntamento olandese con la voglia di bissare e di vedere sia Sykes che Baz ancora più saldamente in testa al Campionato.

Ambizioni altrettanto alter per il duetto che segue, made in Aprilia. Terzo in classifica - con 11 punti di distacco - è Sylvain Guintoli, a sua volta davanti al compagno di squadra Melandri.

Grandi aspettative anche per Honda, considerando che Jonathan Rea è il pilota della Superbike in attività che ad Assen ha vinto di più, con le sue 4 vittorie tra il 2010 ed il 2012.

Tra i favoriti dai bookmaker c'è anche Eugene Laverty che dopo il prologo eccellente a Phillip Island cerca il riscatto su una pista sulla quale l'anno scorso è uscito vittorioso in Gara 2. Stessa condizione per le Ducati, che in Spagna non hanno raccolto tanto quanto avrebbero sperato.

IL CIRCUITO E LE GOMME - Conosciuto anche come van Drenthe, oltre che come Università delle due ruote e Cattedrale, è stato inaugurato nel 1926 e, nella prima versione era lungo circa 28 km che si snodavano tra i paesi del luogo. Da allora, ha subito diversi step evolutivi. Il circuito moderno, chiuso al traffico, fu costruito circa 30 anni più tardi ed era lungo poco meno di 8 km.

Ritenuta troppo veloce e pertanto rischiosa, la prima parte (circa un km e mezzo) tutta la prima parte fu eliminata nel 2006. Oggi, dopo un'altra serie di modifiche, misura 4.552 metri, che si snodano in 17 curve (11 a sinistra e 6 a destra) e con un rettilineo di quasi un chilometro.  

"La caratteristica principale di Assen - ci spiega il Racing Director Pirelli Moto Giorgio Barbier, risiede nella sequenza di curve lunghe a velocità costante, curve lente ad U con frenate e improvvise accelarazioni, rapide chicane e curve lunghe con forti accelerazioni in uscita con la moto ancora in piega. Inoltre, con una percentuale bituminosa alta, l’asfalto del circuito gode di una forte dipendenza tra tenore di aggressività della pista e temperatura esterna. Questo fa sì che con temperature basse, le soluzioni posteriori possano soffrire di problemi di lacerazione (l’ormai noto cold tearing), in particolare in caso di soluzioni morbide (e quindi meno resistenti) e con pista a un livello di gommatura scarso, tipicamente nella giornata di venerdì".

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