Da Suarez a Carmelo Anthony: le squalifiche record dello sport

Le 10 giornate all'attaccante del Liverpool per il morso ad Ivanovic del Chelsea non sono una rarità

Qui Suarez e Ivanovic durante il match ad Anfield (Credits: ANDREW YATES/AFP/Getty Images)

Riccardo Vetere

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Le 10 giornate rifilate a Luis Suarez dalla FA inglese stanno facendo il giro del mondo. L’attaccante del Liverpool, non certo un novellino in episodi simili, aveva cercato letteralmente di addentare alla spalla il terzino del Chelsea Branislav Ivanovic, salvo poi farla franca a causa della svista della terna arbitrale. Il ricorso presentato dalla Federazione Inglese ha però dato i frutti sperati: l’attaccante uruguaiano chiuderà la stagione in anticipo (mancano 4 giornate alla chiusura della Premier), e inizierà la prossima alla fine di settembre. E, come dicevamo, non è la prima volta che l’ex talento dell’Ajax si mette sotto la luce dei riflettori per delle bravate tanto pericolose. Già quando militava nelle Eredivise tirò fuori dal repertorio il primo tentativo di “aggressione per mezzo di fauci”. Sì, ancora Suarez. In quell’occasione fu Otman Bakkal, giocatore del Psv, la vittima designata.

E le giornate di squalifica complessive di Suarez cominciano ad assomigliare più al montepremi di un quiz televisivo che al computo delle giornate di assenza dal campo; ad oggi ha già raggiunto quota 25 giornate.

Da un morso all’altro il passo è breve ma il gesto resta lo stesso. Ricordate il celeberrimo “attentato” con cui Mike Tyson addentò l’orecchio di Holyfield staccandogli parte della cartilagine? Appunto, il gesto è molto simile a quello di Suarez. Iron Mike, in serie difficoltà in quell’incontro, inizialmente fu semplicemente redarguito con l’avviso che alla prossima l’incontro sarebbe stato sospeso. Ma Tyson era evidentemente fuori di sé e i tentativi di mordere Holyfield proseguirono. L’arbitro Lane sospese l’incontro e arrivò anche l’esemplare decisione della Commissione Atletica del Nevada: revoca della licenza di pugile per un intero anno.

Passando all’Nba, non facciamo fatica ad individuare altri casi simili di scelleratezza, buttata in questo caso sul parquet. È quello che accadde al Madison Square Garden a margine dell’importante incontro tra i New York Knicks e gli allora Denver Nuggets di Carmelo Anthony. In quella circostanza il rettangolo di gioco si trasformò in una bolgia tremenda; a poco più di 1 minuto dal termine della gara, Collins, guardia dei Knicks, fermò duramente J.R. Smith mettendogli le braccia attorno al collo. Oltre alla reazione dello stesso Smith, ci fu quella della star di Denver, Carmelo Anthony, che sferrò un cazzotto dritto sul volto di Collins. Gli arbitri cacciarono dal campo 10 giocatori in tutto per ripristinare la calma, ma la vera stangata arrivò a posteriori.

47 giornate di squalifica comminate complessivamente ai giocatori, delle quali 15 per Anthony e 10 per Nate Robinson (Knicks). Del resto, si sa, nell’Nba certi gesti non sono affatto tollerati.

E restando nel campo - erboso - delle squalifiche record, non si possono dimenticare le 8 giornate appioppate all’ attuale attaccante del Corinthians, Paolo Guerrero, per il pericolosissimo intervento sferrato al portiere dello Stoccarda ai tempi in cui giocava nell’Amburgo. Gamba tesa sul malcapitato Sven Ulreich, che stava semplicemente proteggendo la palla indirizzata alla bandierina dell’angolo e il rischio evidente di lasciargli addosso l’impronta dell’intervento. In questo caso la causa del malsano gesto fu la frustrazione derivata dalla bruciante sconfitta che l’Amburgo stava rimediando. Ancora una volta l’ira ha preso il sopravvento sulla ragione.

E la Formula 1 non è esente da casi di questo tipo. Lo sa bene Romain Grosjean, spericolato pilota svizzero, che l’anno scorso si è beccato una gara di squalifica per la partenza killer nel GP del Belgio. In quel caso uscirono alla prima curva sia Alonso che Hamilton, due dei principali protagonisti della stagione; il pilota inglese  si vide chiudere completamente la strada dalla manovra dello svizzero che diede il via alla sequela di incidenti. I commissari FIA non ci pensarono due volte e oltre alla decisione con cui costrinsero lo svizzero a seguire il Gran Premio di Monza dal divano di casa, lo multarono per la bellezza di 50 mila euro.

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