La pasqua triste del nostro calcio: striscioni, polemiche e zero spettacolo
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La pasqua triste del nostro calcio: striscioni, polemiche e zero spettacolo
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La pasqua triste del nostro calcio: striscioni, polemiche e zero spettacolo

Nel turno del sabato stadi mezzi vuoti e orrendi messaggi ultras. Intanto la Juve vola, duello tra romane e Mancini sprofonda

La giornata di campionato del sabato pasquale passerà alla storia per la vicenda squallida degli striscioni contro la madre di Ciro Esposito. Voto zero virgola zero che vale anche per chi si è affrettato ad applaudire la gestione di Roma-Napoli, partita che spaventava ed è finita senza scontri ma con l'ennesima perdita di immagine del nostro calcio che prima o poi qualcuno dovrà giustificare. Come siano entrati gli striscioni della vergogna in un Olimpico super blindato è chiaro a tutti quelli che frequentano gli stadi, ma dev'essere ancora un mistero per chi deve garantire l'ordine pubblico. Zero in condotta anche ai protagonisti in campo che hanno tirato dritto come se nulla fosse. In questo quadretto e con un torneo buono solo dal secondo al sesto posto (a essere generosi) non può stupire la fuga continua dagli stadi. In fondo trovate i dati del sabato. Da brividi ma, purtroppo, nulla di cui sorprendersi.

La lunga planata della Juventus sullo scudetto

Di sicuro non è stata la sfida dello Stadium tra Juventus ed Empoli a impennare il tasso di spettacolarità della giornata. Si è vista la solita Juve di questa stagione, cinica e meno continua di quella di Conte (ma è una virtù) e il solito Empoli, bello a vedersi e poi scarico al momento di concludere. Comunque ne è uscito un successo su mezzo regaluccio arbitrale che, visti i tempi, nemmeno suscita polemiche e con questo diventa evidente a che pathos sia costretto il pubblico italiano a inizio aprile. I tifosi della Juve hanno la calcolatrice in mano e progettano la festa scudetto tra la 32° e la 33° giornata, ovvero nel derby contro il Torino (grande goduria) o con la Fiorentina (goduria massina). In ogni caso sarebbe un primato, assoluto o relativo alla sfida a distanza con Conte, per Allegri che attende di tuffarsi nella Champions e nel tentativo di rimonta in Coppa Italia sperando che dio gli conservi questo Tevez e restituisca un po' di qualità a centrocampo. Servirà contro i viola e il Monaco e, magari, anche oltre.

Dall'asado all'allenamento pasquale, la parabola dell'Inter

Il pareggio contro il derelitto Parma ha convinto anche Mancini che è arrivato il momento di usare il bastone lasciando da parte la carota. Faccia dura, messaggi nemmeno troppo in codice da parte della società e allenamento punitivo alle 8 e 30 del mattino di Pasqua. Mai il Mancio era arrivato tanto e stride il confronto con l'allegra grigliata il giorno dopo la sciagurata sconfitta di Wolfsburg, segno che la pazienza è esaurita e la media da 1,22 a partita (22 punti in 18 gare) risulta indigesta anche al tecnico che più di tutti si è professato ottimista. Gli è andata male e la carota è stata messa via a danno fatto, considerato che non essere riusciti a battere la compagnia di Donadoni (voto 8 per la dignità e 4 per le allusioni sugli arbitri) ha di fatto chiuso con due mesi d'anticipo la stagione nerazzurra. Proiezione che spiega meglio di ogni cosa il disastro: avanti cos' l'Inter chiuderà a 50 punti, 4 sotto il par della stagione di Stramaccioni che pareva inarrivabile. Mancini da solo si fermerebbe addirittura a 46. Non servono commenti.

Roma-Lazio, volata fino al 24 maggio

Roma vola e sogna, nel senso che la squadra di Pioli sta andando a ritmi inaccessibili per chiunque (7 vittorie consecutive) e quella di Garcia piano piano si sta rialzando anche se contro il Napoli ha sofferto molto prima di strappare i tre punti. Il risultato è una meravigliosa volata che sta tagliando fuori tutte le altre: la Fiorentina è 6 piani sotto i bianconcelesti e deve sperare in un rallentamento se vuole sognare, anche perché Montella, a differenza di Pioli e Garcia, deve gestire un finale di stagione congestionato di impegni e obiettivi. La sensazione è che il duello tra le romane andrà avanti fino al 24 maggio, giorno del derby alla 37° giornata. Una meraviglia per un torneo in crisi d'astinenza di emozioni e dove in testa e in coda sembra tutto apparecchiato con settimane di anticipo. Della Lazio si è detto tutto e lo merita. La Roma, invece, sta superando il momento più critico e potrebbe averlo fatto giusto in tempo prima del disfacimento. Anche questa è una virtù.

Ciao Benitez: c'era una volta il Napoli...

Tutti auguriamo al Napoli di chiudere la stagione alla grande, vincendo l'Europa League e conquistando così l'accesso alla Champions dalla porta principale. Le qualità ci sono e Benitez è un tecnico 'copetero' per definizione, come dimostra la sua carriera. Comunque vada a finire, però, non si potrà mutare la sensazione di un campionato assolutamente deludente in cui i partenopei erano partiti per stare dentro le prime tre e si trovano a lottare per non uscire dalla zona Europa. Bilancio su cui riflettere in attesa che Rafa sciolga le riserve e annunci quello che ormai tutti si attendono e cioé che la sua avventura napoletana si può considerare conclusa. Benitez non può non essere considerato responsabile nel bene e nel male della stagione del Napoli; se la squadra è così incostante è perchè non è stato capace di correggere difetti già visti. Dopodiché è vero che all'Olimpico non meritava di perdere ed è anche stata sfortunata, però 2 punti nelle ultime 5 giornate (quelle del virtuale sorpasso alla Roma) obbligano a non cercare alibi e giustificazioni.

La rivincita di Pippo e il Milan a zero (euro) di Menez

Quasi certamente entro la fine del campionato il Milan avrà un nuovo assetto societario che, forse, chiuderà per sempre un'era ricca di successi come mai nella storia del calcio. Di sicuro tra le immagini dell'ultimo Milan così come abbiamo imparato a conoscerlo rimane la fredda esultanza di Galliani alle reti di Cerci e Menez che hanno consentito al Diavolo di sbancare Palermo tenendo viva la speranza dell'Europa League. Successo meritato e che consente a Inzaghi di coltivare la sua illusione, quella di poter essere confermato in questo Milan di fine impero. Il simbolo è Jeremy Menez, convinto con un viaggio in Spagna questa estate e che ha ripagato l'investimento di zero euro con 16 gol fin qui: 8 su azione e 8 su rigore. Alzi la mano chi ci avrebbe scommesso una moneta ad agosto. L'ha portato Galliani, quello che con la sua politica dei parametri zero (in assenza di investimenti corposi) si è attirato l'odio della curva e del mondo Milan quasi compatto.

Corsa salvezza: chi scatta per primo?

L'andamento di quelle che dovrebbero lottare per evitare la retrocessione è così lento anche anche il Cagliari (21 punti in 29 giornate con proiezione finale a quota 27) può permettersi il lusso di non dirsi spacciato. Con il Parma che ormai ha salutato la compagnia, restano in lotta Atalanta (26), Cesena (22) e lo stesso Cagliari (21). Nessuna però sta tenendo un'andatura anche solo decente. non l'Atalanta che contro il Torino ha perso di nuovo dopo una mini striscia di pareggi (3 punti nelle ultime 8), non il Cagliari che non vince dal 24 gennaio e ha messo insieme la miseria di due punticini in 9 giornate e nemmeno il Cesena. I romagnoli sono miracolati dalla rimonta di Verona (da 3-0 a 3-3 dal 70' in poi) e almeno camminano mentre gli altri sono fermi: 6 punti nelle ultime 5. Però serve di più e il primo che scatterà avrà la meglio. Nel prossimo week end si segnalano Cesena-Chievo, Atalanta-Sassuolo e Genoa-Cagliari.

Natale con i tuoi, Pasqua non allo stadio

Ufficialmente sugli spalti dei dieci stadi in cui si è giocata una partita di serie A ieri c'erano 226.974 spettatori. Una media di meno di 23mila perfettamente in linea con l'andamento della stagione che presenta dati drammatici in alcune piazze (Inter e Napoli) e generalmente negativi ovunque. Gli italiani amano sempre meno il calcio, o almeno il loro campionato, e la percezione al di là dei numeri ufficiali è che le cose stiano anche peggio di come vengono descritte. Difficile credere, ad esempio, che a San Siro ci fossero oltre 33mila coraggiosi per Inter-Parma mentre colpiscono i tanti vuoti visti allo Stadium. Non una novità in questa stagione, malgrado i sold out a ripetizione al botteghino, e nemmeno una buona notizia perché se anche il prodotto-Juve non tira più l'allarme suona forte per tutti. Urgono cure da cavallo e in fretta, prima che il paziente muoia e le tv se ne accorgano chiedendo di adeguare i loro investimento al livello di quello che acquistano. Sarebbe la fine per tutti.

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