Sponsorship e partnership, se il calcio straniero parla sempre più arabo
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Sponsorship e partnership, se il calcio straniero parla sempre più arabo
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Sponsorship e partnership, se il calcio straniero parla sempre più arabo

Nuovi accordi per il Real con Abu Dhabi e per il Psg con il Qatar

Il calcio straniero parla sempre più arabo. Non bastavano gli sceicchi: ora la lunga mano dei petrodollari punta anche le partnership commerciali e di brand dei top club. Quelle vere, intendiamo, non le farlocche sponsorship di maglia che servono ad aggirare il fairplay finanziario bensì quelle in grado di generare reale valore aggiunto. Ecco due esempi degli ultimi giorni da Liga e Ligue1.

In Spagna, il Real Madrid avrebbe finalmente trovato l’intesa per il cobranding del Santiago Bernabeu: la notizia non è ancora ufficiale, ma l'indiscrezione è sfuggita al presidente dei blancos Florentino Perez durante un colloquio con  Lucia Figar, ministro della Pubblica Istruzione, Sport e Gioventù della comunità di Madrid. Si tratta della Ipic (International petroleum investment company), conglomerata di Abu Dhabi che dal 2011 controlla la compagnia petrolifera spagnola Cepsa. L’impianto si chiamerà Cepsa-Bernabeu e l’accordo prevederebbe 20 milioni di royalties annue per un periodo di 15-20 anni, parte dei quali saranno destinati alla ristrutturazione dell’impianto.

La seconda notizia arriva da Parigi e riguarda il Psg, i cui destini sono già da tempo legati a doppio filo a quelli degli emiri: la squadra di Ibrahimovic, Lavezzi e Cavani ha appena raggiunto un accordo di partnership con l’ospedale Aspetar di Doha, in Qatar, specializzato in medicina sportiva e in ortopedia. La collaborazione tra i campioni di Francia e la struttura qatariota (caldeggiata da Hakim Chalabi, medico sociale del Psg e direttore dell’Aspetar) vale 8 milioni di euro per il prossimo triennio e prevede che, a partire dal campionato 2015/2016, i calciatori dei bleus effettuino visite mediche interventi in loco, oltre a fare da testimonial per l’ospedale che punta a trasformarsi in centro di eccellenza mondiale, aprendo ad altri top club e anche, perché no, al turismo sanitario da parte dei nuovi ricchi.

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