Sochi: un posto unico. A modo suo

Ritratto a distanza della prossima sede dei Giochi tra curiosità storiche, bizzarrie climatiche e... danni ambientali

Una veduta aerea del Villaggio olimpico di Sochi, sulle rive del Mar Nero, che può ospitare fino 75 mila persone. – Credits: Getty Images.

Paolo Corio

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In effetti con Cortina e St.Moritz la sede dei Giochi invernali 2014 ha qualcosa in comune: anche Sochi è un luogo esclusivo. A patto di considerare la cosa "esclusivamente" dal punto di vista climatico: è infatti l'unica città subtropicale della Russia, con una temperatura media annua di 14°C (poco meno di 9°C quella registrata nel mese di febbraio). Da qui gli appellativi di "Città del Sole", "Regione Magnolia" e "La perla sul Mare" (Nero, ovviamente), con cui le autorità locali l'hanno pubblicizzata per aprirla al turismo - anche occidentale - dal crollo del Muro di Berlino in poi.
La trasformazione da "luogo di soggiorno per i lavoratori sovietici" (come voluto da Stalin, che si era fatto costruire una dacia in zona per andare a curarsi i polmoni) in centro di divertimento per non soli sportivi è sicuramente riuscita anche prima che Putin portasse Sochi all'attenzione del mondo convincendo il Cio a organizzarci le Olimpiadi. L'operazione, almeno sulla costa, ha però ricalcato sin troppo quello di tanti altri boom turistici a latitudini più temperate: quasi 150 chilometri di confuso insediamento lungo le coste del Mar Nero, che possono certo appagare le aspettative (e la sete di alcolici) degli amanti di una vacanza a tutto divertimento, ma che non giustificano certo l'aggettivo "unico" utilizzato nel 2007 dal presidente russo per promuovere il luogo (dove pare possieda tre dacie) al momento della candidatura.
Unica piuttosto è la zona montuosa del Caucaso ai piedi della quale si trova Sochi. O forse sarebbe meglio scrivere "era", perché - secondo le denunce di diverse associazioni ambientaliste e della locale sezione della Società geografica russa - i collegamenti viari e le infrastrutture realizzate nelle sedi delle gare (per le quali è stata spesa la cifra-record di 51 miliardi di euro) hanno letteralmente stravolto la topografia di una zona in cui si trova tra l'altro anche il "Sochi National Park", un'area protetta di indubbio valore che - sempre secondo gli ambientalisti - non è però stata risparmiata dai lavori realizzati in funzione delle Olimpiadi invernali.
In ogni caso, nell'atmosfera blindata in cui si svolgerà l'intera manifestazione a seguito delle note minacce terroristiche, difficile che i mass-media abbiano più possibilità di tanto di raccontare "l'altra" Sochi. Per quella ufficiale, invece, per chi non è solo interessato a vodka e locali notturni la guida turistica mette in lista: la già citata dacia in quota costruita "su misura" per Stalin (i gradini d'ingresso sono alti 13 cm perché tarati sul suo passo; i buchi delle serrature a prova di attentati con gas tossici...); il Museo d'Arte e il museo-giardino "L'albero dell'amicizia", dal messaggio assolutamente olimpico; la dacia-museo della famosa cantante lirica Valeria Vladimirovna Barsova, ritiratasi a Sochi negli ultimi anni della sua vita e lì morta nel 1967; il Discovery World Acquarium, con 30 mega-vasche che si estendono su una superficie di 6 mila metri quadrati per un totale di 5 milioni di litri d'acqua. Quella che tutti si augurano non cada (almeno non in abbondanza) tra il 6 e il 23 febbraio. Sì, perchè tra le peculiarità climatiche di Sochi c'è pure quella che - proprio per l'effetto mitigante del vicino Mar Nero - sulle vette circostanti spesso anche in pieno inverno non nevica, ma piove...

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