Sci, Cotelli: “La sfuriata di Ravetto? Da dimissioni”

"Il tecnico è il primo responsabile dell'andamento degli atleti": l'ex responsabile della Valanga azzurra dice la sua in vista di Sochi 2014

Manfred Moelgg, uno dei veterani dello sci alpino italiano. – Credits: Alain Grosclaude/Agence Zoom/Getty Images.

Dario Pelizzari

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“Quando un direttore tecnico che guida una squadra nazionale da 5-6 anni dà la colpa agli atleti per risultati che giudica non all'altezza delle aspettative, si fa un harakiri pazzesco, perché vuol dire che la sua attività fino a qui è stata nulla, o quasi. Significa che non ha insegnato niente”. Parole e musica di Mario Cotelli, ex direttore dello sci italiano negli anni d'oro della Valanga azzurra e oggi opinionista Sky. Il destinatario della missiva carica di veleno è Claudio Ravetto, direttore tecnico della Nazionale di sci alpino, che a margine dello slalom di Wengen, diciannovesima prova della Coppa del mondo maschile, si è scagliato senza mezzi termini sugli atleti azzurri, dichiarando che “se lo spirito con cui andiamo alle Olimpiadi è questo, anche chi è già qualificato può rimanere a casa”.

Cotelli, qual è il problema? Cosa non le torna delle dichiarazioni di Ravetto?
“Il problema è che attraverso queste sfuriate, il dt della Nazionale cerca di coprire le magagne di una programmazione fallimentare. Tuttavia, i nodi stanno venendo al pettine. Oggi i tre fenomeni internazionali dello slalom, Hirscher, Neureuther e Pinturault, stanno dimostrando che i grandi slalomisti devono essere anche dei buoni gigantisti. Noi ne abbiamo uno solo, che fa parte della Nazionale italiana da prima ancora che arrivasse Ravetto. Parlo di Manfred Moelgg, ovviamente. Gli altri sono dei bravi ragazzi che sono stati allenati e allevati alla iperspecializzazione e questi sono i risultati. Abbiamo slalomisti puri cui mancano le doti tecniche per poter fare anche il gigante. E due discesisti che patiscono le piste più morbide, i salti e le grandi curve. Insomma, così non va. E' una programmazione sbagliata a monte”.

Eppure, l'anno scorso le cose erano andate decisamente meglio.
“Vero, l'anno scorso i velocisti sono andati forte, ma non c'erano gli svizzeri e i canadesi erano in bacino di carenaggio, a sistemare alcuni guai. E' bastato che uscissero un paio di loro atleti e fine della discussione, l'Italia è tornata a fare la voce piccola. Ripeto, a mio parere le sfuriate come quella di Ravetto sono soltanto dei tentativi per scongiurare le critiche nei confronti della direzione tecnica e degli allenatori. E aggiungo, quale credibilità potrebbe avere un direttore tecnico che non si rende conto che sono cambiate le regole per l'ammissione alle Olimpiadi ed è costretto a ridurre drasticamente il contingente azzurro? Le regole di oggi premiano l'atleta polivalente. E noi continuiamo a proporre specialisti. Ma c'è di più. Un atleta che si vede escluso dalle Olimpiadi per colpa di un regolamento che non è stato compreso al meglio dal proprio direttore tecnico e dalla propria Federazione non penso che possa essere felice. Solo per questo, Ravetto e il presidente della Fisi meriterebbero di andare a casa”.

Ma così non si rischia di giustificare un po' troppo gli atleti azzurri? In fondo, sono loro a non aver fornito fin qui prestazioni accettabili.
“Gli atleti? Andiamo a vedere come è stata fatta la programmazione negli ultimi anni. E' diversissima da quella che hanno fatto gli altri Paesi. Manca un approccio interdisciplinare che formi, costruisca e completi l'atleta. Perché lo slalom di oggi non è quello di dieci anni fa. E il gigante sta riducendo la velocità avvicinandosi allo slalom. Se uno non si accorge di questo grande cambiamento, è meglio che cambi mestiere. Bisogna adeguarsi ai tempi, ecco tutto. All'estero l'hanno capito, noi no”.

Tra i tanti sciatori made in Italy che rischiano di seguire le Olimpiadi di Sochi in tv, c'è anche Giuliano Razzoli, medaglia d'oro nello slalom speciale a Vancouver nel 2010. Come spiegarlo?
“Nessuno che si accorge che da allora sono cambiati gli slalom? Quattro anni fa, Razzoli ha vinto sul dritto e sul piano. Adesso fanno le curve. Si chiama sempre slalom, però è un'altra cosa. E' come se decidessero di mettere le curve sulla pista di Indianapolis. Si chiamerà sempre Indianapolis, ma è tutta un'altra storia. Detto questo, spero che riesca a raggiungere la qualificazione a Kitzbuehel. A Schladming, non lo vedo benissimo. Devo dire che il Razzoli visto nelle ultime gare è molto pesante. Manca di reattività”.

Cosa ci possiamo aspettare dalla spedizione a cinque cerchi sulle nevi russe? Ci sono i margini per sperare nel grande risultato di uno o più dei nostri sciatori?
“Io sono ancora fiducioso che possano fare bene i velocisti. Purché ci sia il ghiaccio, in modo che sia possibile per noi sfruttare certi materiali. Ci fosse, la posizione un po' seduta dei nostri atleti in questa specialità non sarebbe così penalizzante rispetto al morbido. Ecco, se c'è il ghiaccio, vedo bene Innerhofer, altrimenti sono guai. Paris? Ultimamente, l'ho visto indeciso nei salti, indeciso in curva. Non mi è piaciuto, chissà”.

Twitter: @dario_pelizzari

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