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Chaz Davies: "La Ducati è una famiglia"

Il pilota gallese di Superbike è sempre più entusiasta della sua esperienza con la "rossa". E con gli italiani

Chaz-Davies

Cristina Marinoni

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Con Davide Giugliano fuori gioco a causa dell'infortunio precampionato, nelle prime quattro tappe del Mondiale Chaz Davies è stato l'unico pilota dell'Aruba.it Racing-Ducati Superbike Team in pista. Con ottimi risultati: è salito sul podio sei volte – di cui una sul gradino più alto – e occupa la quarta posizione in classifica (a Donington cercherà di conquistare la terza, Tom Sykes lo precede di soli 3 punti), con la casa di Borgo Panigale che è tornata tra i migliori costruttori, terza in classifica.


Ti aspettavi un inizio di stagione così positivo?

"La verità? Sì, l'obiettivo era centrare il podio in ogni gara. Non mi aspettavo, invece, di cadere in entrambe le gare thailandesi. O di avere il doppio guasto tecnico a Imola: due giornate da dimenticare. Se nel 2014, al debutto sulla Panigale, lo sviluppo della moto aveva priorità rispetto ai piazzamenti, quest’anno la mentalità è: vincere, vincere, vincere".

Qual è il valore aggiunto che in questi mesi ti ha permesso di andare forte?

"Sono due. Il primo: guidare la stessa moto due stagioni di fila aiuta moltissimo. L'ultima volta era stata su un'Aprilia 250 – anche se la moto non era esattamente la stessa –  nel 2005: secoli fa, insomma. Perché aiuta? Be', non dovere ripartire da zero quando torni in sella e cominci la preparazione, è un gran vantaggio!".

E il secondo?

"Con il tempo, il legame con i tecnici e l'azienda si stringe. Risultato: si lavora in totale sintonia, si procede in maniera più spedita e produttiva. In Ducati a maggior ragione".

Perché?

"Perché l'ambiente è straordinario, sia nel team sia a Borgo Panigale. Dal punto di vista operativo, il collegamento è diretto: per esempio, quando parlo con i miei ingegneri, il feedback è immediato e lo stabilimento di produzione e il workshop del reparto corse si trovano a pochi metri l'uno dall'altro. Ero abituato alle dimensioni enormi della Bmw, in Germania: figurarsi quanto mi abbia colpito una piccola realtà come la Ducati! Girare a piedi tra la fabbrica e il museo è un'emozione unica. Dal punto di vista umano, poi, è come avevo sentito dire: l'azienda è a misura d'uomo. Sembra proprio di far parte di una famiglia".

Come ti trovi a lavorare con gli italiani?

"Bene, con la vostra simpatia, conquistate tutti. Il clima nel box è sereno e professionale al tempo stesso, c'è un equilibrio perfetto: ci divertiamo ma, quando è il momento di dare l’anima, nessuno si risparmia".

La qualità principale che riscontri nella moto?

"Sono molto soddisfatto delle prestazioni: è migliorata parecchio in diversi settori. Se devo scegliere una caratteristica particolare, dico la velocità in curva, davvero sorprendente".

La tua qualità, invece?

"Grazie al livello alto che ho manteuto in questi mesi ho acquisito sicurezza, grinta, fiducia nei miei mezzi e nel pacchetto: il difficile round di Imola l’ho già dimenticato e sono concentrato al 100 per cento per salire sul podio di Donington: è una tappa cruciale del Mondiale, considerato che si svolge a metà percorso. Per me non è una pista facile, come Assen ma in Olanda sono arrivato secondo in entrambe le gare, quindi sono ottimista. Il tifo di casa non mancherà e mi darà una mano ad aprire il gas".

Con l'italiano ormai te la cavi bene: con la nostra cucina?

"Male. Sono un pessimo cuoco, infatti lascio volentieri i fornelli alla mia fidanzata. Però, adoro i vostri piatti, sono i miei preferiti in assoluto: amo l'Italia anche per il cibo".

Stai considerando l'ipotesi di trasferirti?

"No, per ora non ho intenzione di lasciare il Galles. In compenso, mi piace trascorrere le vacanze nel vostro Paese".

Tu e Casey Stoner siete amici da quando eravate ragazzini e gareggiavate nel campionato britannico. Vi vedete spesso?

"Da qualche anno non più: prima si divideva tra Europa e Australia per essere più comodo negli spostamenti da una pista all'altra, adesso vive tutto l'anno là”.

A lui, ex ducatista, avevi chiesto un parere, al momento di firmare il contratto con la "rossa"?
“Non ne ho avuto bisogno, ero convintissimo della scelta. Se in futuro avessi qualche dubbio, mi farò vivo di sicuro".

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