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Sarri e la prudenza eccessiva sulla Juve da Champions League

Prova a togliere pressione, spiega che almeno 11-12 squadre hanno la stessa rosa ma dimentica gli sforzi fatti dal club negli ultimi anni

Dalla notte della grande illusione a Berlino, giugno 2015, la Juventus ha speso sul mercato quasi un miliardi di euro (956 milioni), meno solo del Manchester City. E da quella maledetta di Cardiff (giugno 2017) ha concentrato 608 milioni di investimenti in calciatori, superata unicamente dal Barcellona.

Ha smontato e rimontato il giocattolo almeno due volte, cambiato i protagonisti e rilanciato in ogni occasione perché la crescita economia della società fosse supportata, quasi spinta, da quella tecnica della squadra. Ha aggiunto il miglior attaccante puro del mondo, Ronaldo, il miglior prospetto difensivo, De Ligt, e ha tenuto una rosa così profonda da necessitare tagli dolorosi nel momento della compilazione della lista Uefa.

Ecco perché il gioco comunicativo di Maurizio Sarri di spostare il pronostico sulle inglesi, tutte indistintamente, sottolineando come ci siano in corsa almeno altre 11-12 squadre con gli stessi mezzi tecnici della Juve può essere compreso ma non accettato acriticamente. La proprietà ragiona da anni sull'Europa come obiettivo principale e non ha lesinato sforzi, dunque non lo ha messo in condizione di correre alla pari con tutti ma solo con un ristrettissimo numero di avversari.

Il toscano, quando era sulla panchina del Napoli, amava sottolineare a suo vantaggio il gap competitivo di non potersi permettere il mercato e gli stipendi della Juventus contro la quale correva per lo scudetto. Ora si trova seduto al posto giusto, in Europe e a maggior ragione in Italia. E' comprensibile che voglia alleggerire la pressione sui suoi, ma deve essere chiaro che l'orizzonte in Champions League è la semifinale e non meno.

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