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Real Madrid-Atletico Madrid: i sei successi europei dei Colchoneros

Quattro trofei continentali negli ultimi dieci anni. Con Quique Flores e Diego Simeone, i rossobianchi della capitale hanno preso il volo

C'era una volta e non c'è più la squadra due di Madrid, arrembante a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta e balbettante fino all'avvento di sua maestà Diego Simeone. Dieci campionati spagnoli e dieci Coppe di Spagna sparse qua e là lungo un cammino centenario fanno dell'Atletico un club carico di significati e di trionfi, la variabile sana ed entusiasmante nel duopolio Real-Barcellona insieme con l'Athletic di Bilbao e il Valencia. Fuori dei confini nazionali, tante speranze ed alcuni acuti. Il primo nel 1962, sotto il balcone della neonata Coppa delle Coppe. Gli altri concentrati nel nuovo secolo: coppe, non coppette. Fino al sogno che si frantuma nei minuti di recupero della finale della Champions (sfuggita due volte in finale) contro i cugini in maglia bianca del Real. Simeone l'argentino, lo sanno bene nei dintorni dello stadio Vicente Calderón, non dimentica. 

1961-62: Coppa delle Coppe

Mentre il Real gioca a fare il padrone del calcio europeo nella Coppa dei Campioni, l'Atletico fa del suo meglio per non essere da meno. E nella stagione 1961-62, in occasione dell'edizione numero due del torneo organizzato dall'Uefa, scavalca in finale la temibilissima Fiorentina, campione uscente, e porta a casa il primo trofeo internazionale della sua storia. La prima gara si gioca il 10 maggio del 1962 all'Hampden Park di Glasgow, meta dei più grandi incroci del calcio internazionale a cavallo tra gli anni Cinquanta e i Sessanta. Segna Joaquin Peiró, ribatte Kurt Hamrin: è 1-1 al 90', tutto da rifare. Quattro mesi più tardi, va in scena il replay, che dice benissimo all'Atletico e malissimo alla Viola. Tre a zero il risultato finale: Madrid continua a fare festa, Firenze piange. L'undici dei Colchoneros: Madinabeytia, Rivilla, Garcia, Valente, Griffa, Peiró, Jordan, Jones, Rodriguez, Mendonça, Collar. Allenatore: José Villalonga, primo firmatario di due edizioni della Coppa dei Campioni al volante del Real. 

1974: Coppa Intercontinentale

Per gentile concessione del Bayern Monaco. L'Atletico vola a Buenos Aires per la gara di andata della Coppa Intercontinentale a causa della rinuncia del club tedesco campione d'Europa. Ad attenderlo all'Estadio Libertadores de América di Avellaneda c'è l'Independiente, titolare della Coppa Libertadores. Segna Balbuena per i padroni di casa al 34' e fine della storia: 1-0, tutti sotto la doccia nell'attesa della partita di ritorno. Che prende forma un mese dopo, al Vicente Calderón di Madrid. Per salire sul tetto del mondo, l'Atletico ha bisogno di due gol, che arrivano, puntuali come un Freccia rossa. Irureta apre le marcature al 34', ma è Ayala al minuto 85 a dare il via alla festa. Madrid di nuovo stellare per merito dei Colchoneros. L'undici dei Colchoneros: Reina, Melo, Heredia, Aguilar, Capón, Bejarano, Fernandez, Adelardo, Irureta, Gárate, Ayala. Allenatore: Luis Aragonés, il profeta senza tempo dell'Atletico. 

2009-10: prima Europa League

Dalla Coppa Uefa all'Europa League, il passo è lunghissimo. Perché cambia la formula del torneo e l'importanza dello stesso, che da sottoscala buio e povero della Champions diventa qualcosa di più. L'Atletico vi accede perché eliminato proprio da quella che un tempo si chiamava Coppa dei Campioni. In virtà di un mezzo fallimento che si trasforma in meraviglia, i Colchoneros saltano la fase a gironi e accedono direttamente ai sedicesimi, dove incontrano il Galatasaray, liquidato con fatica in Turchia con un gol di Forlan al 90'. Negli ottavi, è derby iberico: Atletico contro Sporting Lisbona. Decisivo ancora una volta il risultato in trasferta: 2-2, con doppietta per gli ospiti di un certo Aguero, l'argentino che sorprende e travolge.

Il turno successivo è una questione da risolvere in lingua spagnola. Avversario di turno, il Valencia di David Villa, reuccio di Spagna. La regola si conferma. L'Atletico costruisce il successo lontano dal proprio pubblico: 2-2 al Mestalla, 0-0 al Calderón. Passa chi fa gol pesanti con lo zaino in spalla. Tutto torna in semifinale. Il Liverpool di Rafa Benitez è una corazzata da tenere a bada, ma Forlan fa l'incursore. Prima all'andata, realizzando la rete che apre e chiude il match a Madrid, poi al ritorno, indovinando nei tempi supplementari la rete che spezza l'ardore del club inglese. Ma c'è di più. Sì, perché l'attaccante di Montevideo risulta decisivo anche nella gara secca che decide il trofeo. Si gioca all'HSH Nordbank Arena di Amburgo e dall'altra parte del campo c'è il Fulham. Dopo 90' è 1-1, dopo 116' è 2-1 Atletico. Il tabellino sgrana gli occhi e canta di rimessa: Forlan, Forlan. L'uomo della provvidenza. L'undici di partenza dei Colchoneros: de Gea, Ujfaluši, Perea, Dominguez, Lopez, Reyes, Assunção, Garcia, Simão, Forlan, Aguero. Allenatore: Quique Flores.

2010: la prima Supercoppa europea

La vittoria dell'Europa League porta in dote la chance di giocarsi il titolo di migliore del continente al cospetto dell'Inter che fu di Mourinho ed è di Benitez. Appunto, fu. Allo Stade Louis II di Monaco è notte fonda per i colori neroazzurri. Apre Reyes e chiude Aguero: bye bye Rafa e applausi a scena aperta al primo messia dei Colchoneros 2.0, l'ex galactico Enrique Sanchez Flores. L'undici di partenza dei Colchoneros: de Gea, Ujfaluši, Perea, Godin, Dominguez, Reyes, Assunção, Garcia, Simão, Forlan, Aguero. Allenatore: Quique Flores. 

2011-12: la seconda Europa League

Passano due anni e l'Atletico torna a ruggire nell'Europa che canta ma non seduce. Per i rossobianchi di Madrid, tutto facile nei primi due turni preliminari, dove incrociano e battono senza troppi affanni Strømsgodset e Vitória Guimarães. Poi, la fase a gironi. Sulla carta, tutt'altro che una passeggiata. Udinese, Celtic e Rennes, partite non schermaglie. I Colchoneros superano l'esame alla grande. Vincono quattro gare, ne pareggiano una e perdono soltanto, guarda un po', proprio con i bianconeri friulani, che passeranno il turno con loro. L'Italia s'è desta, ma dura poco. Nei sedicesimi, l'Atletico passeggia sulle rovine della Lazio, sconfitta vicino e lontano da casa. Ha inizio il monologo della Madrid che fa la ola al ritmo di Diego Simeone.

Nei quarti, il valzer diventa un tango. L'Atletico a trazione Falcao rompe gli argini eretti dall'Hannover 96 a difesa dei propri confini. Succede due volte su due. Chi li ferma più? Ci prova il Valencia in semifinale. Ma l'esito non cambia. Quattro gol (a due) all'andata, uno (a zero) al ritorno: sempre più in alto, sempre più su. L'idea diventa dominio nella finale di Bucarest, dove si danno appuntamento due club che hanno l'atletismo nel dna: Atletico Madrid e Athletic Bilbao. C'è Falcao (due reti), c'è anche Diego, meteora spuntata della Signora di Torino. E' 3-0, Simeone diventa un hashtag che significa impero. L'undici di partenza dei Colchoneros, in ordine sparso: Courtois, Godin, Suarez, Filipe Luis, Lopez, Falcao, Turan, Gabi, Juanfran, Diego, Miranda. Allenatore: Diego Simeone.

2012: la seconda Supercoppa europea

L'Atletico torna sul luogo del delitto, lo Stade Louis II di Monaco, per confermare il proprio talento nel disinnescare le pretese dei titolari della Champions. Ci riescono anche questa volta. A cadere sotto i colpi di uno straripante Falcao, autore di una tripletta, il Chelsea sorprendente di Roberto Di Matteo. Al 60' è già 4-0: Londra chiama, Madrid risponde e detta le regole all'Europa che scalcia. Diego Simeone predica bene e raccoglie ancora meglio. Ma la finale di Champions del 2014 contro il Real di Carlo Ancelotti grida ancora vendetta. L'undici di partenza dei Colchoneros: Courtois, Juanfran, Miranda, Godin, Filipe Luis, Suarez, Gabi, Koke, Turan, Lopez, Falcao. Allenatore: Diego Simeone.

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