EPA/DANIEL DAL ZENNARO
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Sport

Le 11 Champions del Real Madrid, dal 1956 alla notte di San Siro

I "blancos" superano l'Atletico Madrid ai rigori e rafforzano il loro record in Europa: fotostory

Real Madrid vs Atletico Madrid EPA/CHRISTIAN BRUNA

Arriva dagli undici metri, con il rigore vincente di Cristiano Ronaldo (nella foto sopra), l'undicesima Coppa dei Campioni del Real Madrid, la squadra che ha vinto più di tutte in Europa. Ecco, dal 1956 a oggi, tutti i successi dei "blancos" che hanno preceduto l'ultima notte magica di San Siro contro i cugini dell'Atletico Madrid, sconfitti come nel 2014 ma solo dal dischetto dopo l'1-1 dei tempi regolamentari (Sergio Ramos al 15°, pareggio di Carrasco per i "colchoneros" al 79°) e dei successivi supplementari...

La prima: 1956

Uefa.it

Buona la prima. All'edizione numero uno della Coppa dei Campioni, il Real dice presente. E vince. Superando il Servette negli ottavi (7-0 il risultato aggregato, una passeggiata), il Partizan nei quarti (4-0 a Madrid, 3-0 a Belgrado, che paura), il Milan nella semifinale. Contro i rossoneri, nella gara di andata in Spagna, cinque gol nei primi 45 minuti. Segnano, nell'ordine, Rial, Nordahl, José Iglesias, Schiaffino e Olsen. Tutti negli spogliatoi con un parziale di 3-2. Di Alfredo Di Stefano il gol che al 60' chiuderà la partita sul 4-2.

In Italia, la qualificazione passa sui piedi di José Iglesias, che al 65' apre le marcature. I due rigori realizzati da Dal Monte prima del triplice fischio finale non sposteranno gli equilibri della sfida: Real in finale, dove incrocia al Parco dei Principi di Parigi i francesi dello Stade Reims e rischia grosso. Perché dopo 10' il club spagnolo è già sotto di due reti. Ma tempo venti minuti ed è 2-2 grazie a Di Stefano e Rial. Finirà 4-3, Real campione. L'undici della finale: Juan Alonso, Angel Atienza, Marquitos, Rafael Lesmes, Miguel Munoz, José Maria Zarraga, José Iglesias, Ramon Marsal, Alfredo Di Stefano, José Hector Rial, Francisco Gento. Allenatore: José Villalonga.

La seconda: 1957

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L'anno dopo, è di nuovo festa. Ma che fatica. Negli ottavi, il Real è costretto a disputare gara 3 per avere la meglio sul Rapid Vienna. Tutto facile o quasi invece nei quarti, dove le merengues stendono il Nizza sia all'andata sia al ritorno. Nella semifinale, ecco il Manchester United di Byrne e Charlton, assente nell'incontro di andata. Al Bernabeu finisce 3-1 per la squadra di casa. Segnano Rial, Di Stefano e Mateos per il Real, Taylor per il club inglese. All'Old Trafford, gara in discesa dopo la prima mezz'ora di gioco, con gli ospiti avanti 2-0 grazie agli acuti di Kapa e Rial. Lo United salva l'onore raggiungendo il pareggio a pochi minuti dal termine: segna Charlton, arrivederci alla prossima.

La finale è un sogno a tinte viola. Nella partita secca al Bernabeu, la Fiorentina di Fulvio Bernardini getta il cuore oltre l'ostacolo per costringere alla resa il Real. Tutto torna fino al minuto 69, quando l'arbitro olandese Leopold Sylvain Horn assegna un calcio di rigore a favore delle merengues. Sul dischetto si presenta Di Stefano, quasi un verdetto: 1-0 Real. Sei minuti più tardi, Gento raddoppia e spegne le residue speranze degli avversari. Real ancora campione: due di due. L'undici della finale: Juan Alonso, Manuel Torres, Marquitos, Rafael Lesmes, Miguel Munoz, José Maria Zarraga, Raymond Kopa, Enrique Mateos, Alfredo Di Stefano, José Hector Rial, Francisco Gento. Allenatore: José Villalonga.

La terza: 1958

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Una passeggiata o poco più. Il Real si sbarazza dei belgi dell'Anversa negli ottavi vincendo entrambi i confronti. Al Bernabeu finisce 6-0, set e qualificazione alla squadra di casa. Dal tennis si passa al rugby nella gara successiva. E' derby di Spagna tra il Real e il Siviglia. La prima frazione va in archivio sul 2-0. La seconda è da primato: 8-0 il risultato finale. Poker di Di Stefano, doppietta di Kopa, e gol e sorrisi di Marsal (espulso al 49' con l'avversario Del Rio) e Gento. Superiorità schiacciante, al limite dell'imbarazzo. Le merengues sono indistruttibili al cospetto del popolo in bianco.

Lo dimostrano anche contro gli ungheresi del Vasas Budapest nell'andata delle semifinali. Quattro a zero il verdetto al Bernabeu, con tripletta del solito Di Stefano. La sconfitta in trasferta (2-0) non stravolgerà gli equilibri della qualificazione. Poi, la finale. Che sa di Italia per la seconda volta consecutiva. Questa volta a contendere il trofeo al Real è il Milan del direttore tecnico Giuseppe Viani e delle stelle senza tempo Liedholm, Grillo e Schiaffino.

Si gioca allo stadio Heysel di Bruxelles e in cinque minuti, dal 74' al 79', cambia l'inerzia della gara, che fino a quel momento era stata in mano ai rossoneri grazie al gol di Schiaffino. Pareggia Di Stefano, segna Grillo, pareggia ancora Rial. Si va ai supplementari, che vengono decisi al 107' da Gento. Real ancora campione dei campioni, tre di tre. L'undici della finale: Juan Alonso, Angel Atienza, José Santamaria, Rafael Lesmes, Juan Santisteban, José Maria Zarraga, Raymond Kopa, José Iglesias, Alfredo Di Stefano (capocannoniere del torneo con dieci gol), José Hector Rial, Francisco Gento. Allenatore: Luis Antonio Carniglia.

La quarta: 1959

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Quando si dice, l'abitudine. Negli ottavi, l'avversario si chiama Besiktas. Al Bernabeu non si passa, come da tradizione: 2-0. Ma in Turchia non sono fuochi d'artificio, tutt'altro: finisce 1-1, altro che abbuffata in salsa merengues. Abbuffata che arriva tuttavia nella sfida di ritorno a Madrid con gli austriaci del Wiener Sport-Club, la squadra che nel primo turno aveva strapazzato la Juventus a Vienna (7-0). Chi la fa, l'aspetti.

Il Real vendica i bianconeri: 7-1 il risultato finale, con quattro reti di Di Stefano, il caterpillar di bianco vestito. La semifinale è una questione cittadina. Real contro Atletico, la prima volta in Coppa Campioni non si scorda mai. Casa-fortino. Al Bernabeu vince il Real 2-1, al Metropolitano la spunta l'Atletico 1-0. Conto pari e gara tre necessaria. Si gioca in campo neutro, a "La Romareda" di Saragozza e a decidere la sfida, come nella partita d'andata è un certo Ferenc Puskas, un satanasso ungherese che ha fatto la storia del calcio: 2-1 e Real in finale. La quarta di fila per le merengues, un replay.

Sì, perché al Neckarstadion di Stoccarda è di nuovo Real-Reims, come nella prima edizione. Cambiano, almeno in parte, i protagonisti, cambia il risultato, non cambia l'esito. Pronti e via e segna Mateos, raddoppia Di Stefano. Due a zero, Reims a terra e Real campione. Quattro di quattro. L'undici della finale: Rogelio Dominguez, Marquitos, José Santamaria, Juan Santisteban, José Maria Zarraga, Antonio Ruiz, Raymond Kopa, Enrique Mateos, Alfredo Di Stefano, José Hector Rial, Francisco Gento. Allenatore: Luis Antonio Carniglia.

La quinta: 1960

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Un altro monologo targato Real. Che inizia negli ottavi al Bernabeu contro il fragilissimo club lussemburghese Jeunesse d'Esch (7-0, 5-2 al ritorno) e prosegue nei quarti contro il Nizza, l'unica squadra che riesce a battere le merengues (3-2 in Francia) nel corso del torneo. Francesi stritolati a Madrid: 4-0, ma Real che gioca in 11 contro 10 (espulso de Bourgoing) per un tempo intero.

In semifinale, è un'altra volta Spagna contro Spagna. Che nell'occasione si declina in un Real-Barcellona che getta le premesse per gli incroci meravigliosi dei tempi recenti. Vincono i campioni in carica, in casa e in trasferta. Tre a uno e tre a uno. Mattatori della sfida, i due pezzi da novanta dell'attacco madridista, Puskas e Di Stefano. Per la serie, ti piace vincere facile. Poi, la finale con l'Eintracht Francoforte che segna due primati.

Il primo prende forma sugli spalti. All'Hampden Park di Glasgow si danno appuntamento 128 mila persone. Mai più accaduto nulla di simile per una finale di Coppa Campioni/Champions. Il secondo record strizza l'occhio al talento dei protagonisti. Primo tempo 4-0, risultato finale 7-3. Dieci reti in 90 minuti. Lo spettacolo nello spettacolo. Puskas e Di Stefano fanno i fuoriclasse: quattro reti per il primo, tre per il secondo. Contro di loro, nulla da fare. L'undici della finale: Rogelio Dominguez, Marquitos, Pachim, José Maria Vidal, José Santamaria, José Maria Zarraga, Canario, Luis Del Sol, Alfredo Di Stefano, Ferenc Puskas (capocannoniere del torneo con 12 gol), Francisco Gento. Allenatore: Miguel Muñoz.

La sesta: 1966

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Il Real torna in sella all'Europa dopo due finali andate a vuoto (con il Benfica nel '62, con l'Inter nel '64). Anche in questa edizione, la squadra di Madrid fatica in trasferta, ma al Bernabeu è festa grande. Insomma, niente di nuovo. Primo turno con il Feyenoord (sconfitta 2-1 in Olanda, vittoria 5-0 in casa), ottavi con il Kilmarnock (2-2 in Scozia, 5-1 davanti il popolo in bianco), quarti con l'Anderlecht (sconfitta 1-0 in Belgio, vittoria 4-2 nella gara di ritorno).

Quindi, lo show. Che per chi tifa Inter è amaro come il cacao. Da Facchetti a Jair, da Mazzola a Suarez. L'armata neroazzurra, campione in carica, vende carissima la pelle. Perde a Madrid 1-0 (gol di Pirri al 13') e pareggia 1-1 a San Siro. Parte male, l'Inter, sotto al 20' con gol di Amaro. Sessanta minuti più tardi sarà Facchetti a riportare in equilibrio la sfida, ma è troppo tardi per sperare nel bis di coppa. Inter fuori, Real in finale. Dove allo stadio Heysel di Bruxelles incrocia il Partizan di Belgrado, capace di avere la meglio sul Manchester United nel turno precedente. 

Non inizia benissimo per le merengues guidate da Miguel Munoz. I croati passano infatti in vantaggio con Vasovic al 55'. Ma è ancora Amaro a timbrare il cartellino che vale il pareggio. Sei minuti dopo, la rete che segna il destino dell'incontro e della coppa. La firma Fernando Serena, un rincalzo. L'undici della finale: José Araquistain, Pachin, Pedro de Felipe, Ignacio Zoco, Sanchis, Pirri, Manuel Velazquez, Fernando Serena, Amancio, Ramon Grosso, Francisco Gento. Allenatore: Miguel Muñoz.

La settima: 1998

Youtube.com

Per rivedere le merengues sulla vetta d'Europa in quella che nel frattempo è diventata Champions League occorre aspettare più di trent'anni. Non è più dentro o fuori da subito: per raggiungere i quarti si passa dalla fase a gironi, dove il Real inciampa una volta soltanto, contro il Rosenborg, in trasferta. Per il resto, solo vittorie (4) e un pareggio, contro l'Olympiakos in Grecia.

Superato il turno, ecco la prova Bayer Leverkusen, che il club spagnolo passa a pieni voti nella partita di ritorno al Bernabeu (3-0), dopo essere tornata a casa dalla trasferta in Germania con un pareggio (1-1). In semifinale, un'altra tedesca al cospetto del Real, il Borussia Dortmund campione in carica. Davanti al proprio pubblico, la squadra guidata in panchina da Jupp Heynckes (tedesco pure lui) ha la meglio sui gialli di Nevio Scala. Apre Morientes, chiude l'ex blucerchiato Karembeu, protagonista di una Champions da applausi. In Germania, il Real costruisce la diga che regge l'urto degli avversari: è uno 0-0 che significa finale.

All'Amsterdam Arena, tana dell'Ajax, c'è tanta Italia. C'è la Juventus, che si gioca il trofeo per il terzo anno di fila, e ci sono diversi giocatori nelle file del Real che hanno conosciuto da vicino la Serie A. Su tutti, Panucci, Roberto Carlos, Seedorf, Redondo, Karembeu. Decide la partita un gol di Mijatovic al minuto 66. Bianconeri in ginocchio, Real campione. La formazione al fischio d'inizio: Illgner, Panucci, Sanchis, Hierro, Carlos, Redondo, Karembeu, Seedord, Raul, Morientes, Mijatovic. Allenatore: Jupp Heynckes.

L'ottava: 2000

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Il secolo va a riposare sotto il segno del Real, che in un incrocio tutto spagnolo riporta a casa il trofeo che aveva vinto l'ultima volta due anni prima. Rispetto ad allora, il percorso nella fase a gironi non cambia di una virgola. Il computo finale dice quattro vittorie, un pareggio e una sconfitta, che questa volta veste la maglia del Porto, la squadra più titolata del girone, dietro di un punto nella graduatoria finale. Il Real vola ai quarti da prima della classe, dove incontra un'altra prima della classe, il Manchester United campione in carica di Sir Alex Ferguson.

Al Bernabeu, non va benissimo per le merengues, che non riescono ad andare oltre lo 0-0. Suona il campanello d'allarme nella Madrid guidata da Vicente Del Bosque: riuscirà il Real a superare i Diavoli rossi all'Old Trafford? La risposta arriva due settimane dopo e porta la firma di Raul, che in una manciata di secondi realizza la doppietta che porta il parziale sullo 0-3 al 52'. Di Keane l'autorete che aveva tagliato le gambe allo United nella prima frazione. La squadra di casa si fa sotto e spera nell'improbabile. Segna anche due reti, prima con Beckham, quindi con Scholes, ma la frittata è ormai servita: Real in semifinale.

L'avversario che separa il gruppo di Del Bosque dalla gara che vale la Champions si chiama Bayern Monaco, un'altra brutta gatta da pelare. Il Bernabeu viene in soccorso del Real nella partita d'andata: finisce 2-0 con rete di Anelka e autorete di Jeremies. In Germania, è ancora l'attaccante francese a risolvere la sfida. Suo il gol che pareggia i conti al 31'. Vincerà il Bayern 2-1, ma la qualificazione era già in cassaforte. La finale, si diceva, tutta spagnola. Allo Stade de France di Parigi si incontrano Real e Valencia. L'equilibrio dura 39 minuti. Poi segnano, nell'ordine, Morientes, McManaman e Raul: 3-0 e coppa numero otto in ghiacciaia nell'attesa del brindisi. La formazione al fischio d'inizio: Casillas, Helguera, Karanka, Campo, Salgado, Roberto Carlos, McManaman, Redondo, Raul, Morientes, Anelka. Allenatore: Vicente Del Bosque.

La nona: 2002

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Quattro-uno-uno: il Real ha capito che porta bene ripetere i numeri della fase a gironi e ci riprova, con risultati ancora travolgenti. Questa volta, il pareggio arriva in casa con la Roma, mentre l'unica sconfitta prende forma a Mosca nel fortino del Lokomotiv, ma a qualificazione già ottenuta. Ai quarti, l'avversario temibilissimo battuto due anni prima in semifinale, il Bayern Monaco. Le merengues incassano un k.o. di misura all'Olympiastadion (2-1) subendo due reti negli ultimi dieci minuti, ma nella gara di ritorno restituiscono la cortesia con gli interessi. Apre Helguera al 69', chiude il subentrato Guti a cinque minuti dal 90': 2-0 e Real tra le prime quattro della Champions.

Tutto pronto quindi per l'incrocio che fa venire i brividi a tutti gli appassionati del pallone: Real-Barcellona, ci risiamo. Gara uno si gioca al Camp Nou e non dice bene alla squadra catalana. Il conto totale dei tiri fa 11-5, ma il Barça non segna, mentre gli ospiti ne fanno due. Sul primo c'è la firma di Zidane, sul secondo quella di McManaman, che brucia il tentativo di rincorsa dei blaugrana a tempo scaduto. Al Bernabeu fa tutto il Real. Si porta in vantaggio con Raul al 43' e regala il pari sei minuti più tardi con un'autorete di Helguera. Il Barcellona non trova le contromisure necessarie e capitola.

Per la finale, le merengues volano ancora all'Hamden Park di Glasgow, come avevano fatto in occasione del trionfo targato 1960. Anche questa volta a dividerle dalla coppa più prestigiosa del calcio europeo c'è una squadra tedesca. Allora era l'Eintracht Francoforte, ora il Bayer Leverkusen. La gara si decide nel primo tempo. Raul cambia l'inerzia del confronto all'ottavo, ma cinque minuti più tardi è Lucio a fare 1-1. Di Zidane al 45' il gol che regala la Champions numero nove al Real. La formazione al fischio d'inizio: Sanchez, Salgado, Roberto Carlos, Hierro, Zidane, Helguera, Raul, Morientes, Figo, Solari, Makelele. Allenatore: Vicente Del Bosque.

La decima: 2014

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Dodici anni di attesa, poi il sogno che diventa realtà: la Decima. Il Real di Carlo Ancelotti sbriga la pratica della fase a gironi con cinque vittorie in sei partite. L'unica squadra a imporle il pari è la Juventus, che allo Stadium sigilla il risultato sul 2-2. Negli ottavi, altro valzer in allegria. Ne fa le spese lo Schalke 04, che viene preso a bastonate sia in casa (6-1) sia in trasferta (3-1). Cristiano Ronaldo è inarrestabile: quattro gol in due gare, roba da fantascienza.

Viva la Germania anche nel turno successivo: è il Borussia Dortmund a toccare con mano la potenza del veliero spagnolo. Tutto facile al Bernabeu, come da tradizione: 3-0 e gara chiusa al 57'. Segna anche CR7, ma questa non è una notizia. Cambia la musica al ritorno. Di Maria sbaglia un rigore al 17', il Real va in apnea, ma il Borussia ne approfitta soltanto a metà. Reus fa due gol prima di tornare negli spogliatoi al termine del primo tempo. Poi, il silenzio. Fino al 90'. Per un punto, il Real vince il confronto. E viaggia verso la semifinale.

Chi parla tedesco, quasi non ci crede. Real contro Bayern Monaco, appuntamento vista finale. Per le merengues, sarà una doppia soddisfazione. Perché battono gli avversari in entrambe le gare (4-0 a Monaco nella partita di ritorno e tutti a casa), ma più ancora perché sulla panchina dei bavaresi siede una vecchia conoscenza dei madridisti, Pep Guardiola, il nemico pubblico numero uno. Poi, la finale, un derby nel derby. E' Real contro Atletico: Madrid sul tetto della Champions, comunque vada. La spuntano gli uomini di Ancelotti in modo rocambolesco, segnando il pari con Ramos al 93' e dilagando nei supplementari. Finisce 3-1. Simeone battuto, ma non sconfitto.

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