Le pagelle del campionato: da Allegri a Manenti il meglio e il peggio
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Le pagelle del campionato: da Allegri a Manenti il meglio e il peggio
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Le pagelle del campionato: da Allegri a Manenti il meglio e il peggio

L'allenatore della Juventus merita 10, chi ha distrutto il calcio a Parma 1. Ecco promossi e bocciati della serie A 2014-2015

La stagione è andata in archivio lasciando come eredità il dominio della Juventus, tornata la squadra (e società) di riferimento del calcio italiano. Un macchina da guerra in senso sportivo, destinata a comandare ancora a lungo e con avversarie avvisate: la risalita sarà lunga e difficile. Le due milanesi, la Roma, il Napoli e tutte le altre hanno fatto un torneo a parte alle spalle dei bianconeri. E' stato un campionato poco divertente e ancor meno spettacolare, anche se ha accompagnato la stagione della rinascita italiana nelle coppe europee e, dunque, va ricordato con piacere. Siamo un po' meglio di come ci siamo descritti per troppo tempo e, a un anno dall'Europeo, sta a Conte fare sintesi di questa minima ricchezza per costruire una nazionale in linea con la tradizione. Intanto ecco le pagelle della stagione: da 10 a 1 promossi e bocciati della serie A 2014-2015:

10 - Allegri sulle tracce di Lippi, Trap e... Mourinho

Il migliore non può che essere Massimiliano Allegri, l'uomo "con le palle" secondo la descrizione entuasiastica di Andrea Agnelli. Ha preso la squadra il 16 luglio dopo la bufera Conte e l'ha piano piano plasmata a sua immagine e somiglianza. Ha saputo infonderle serenità, cambiarla dal punto di vista tattico, farla crescere in Europa e spingerla oltre i propri limiti. Era stato cacciato in malo modo da Berlusconi con attaccata l'etichetta del bollito: si è preso la sua rivincita. 

9 - Luca Toni, bomber senza età

Vincere il titolo di capocannoniere all'età di 38 anni è quasi un miracolo di longevità agonistica. Luca Toni non stupisce più e se questa fosse una stagione pari, cioé con un Mondiale o un Europeo a chiuderla, oggi si discuterebbe della sua convocazione in nazionale in tutti i bar sport della penisola. La meriterebbe? Certo, perché ha dimostrato che i pregiudizi sulla vecchiaia di un campione non hanno alcun valore. Non sono solo i gol a renderlo ancora attuale, ma il modo di giocare moderno e propositivo per la squadra. Alzi la mano chi se lo immaginava quando è tornato dall'esilio orientale.

8 - Pioli e la scuola degli allenatori made in Italy

La Lazio per la prima volta aveva investito puntando forte, senza il solito via vai di mercato. Segno che Lotito aveva intravisto la possibiltà di fare il salto di qualità che non sarebbe stato, però, possibile senza la mano intelligente di Stefano Pioli. Non ci fosse la straripante Juventus di Allegri sarebbe da panchina d'oro e, invece, dovrà accontentarsi del secondo posto che è anche, curiosamente, la posizione sfiorata dalla sua Lazio in un campionato che significa il ritorno nell'Europa che conta (preliminare permettendo). Pioli è il simbolo, insieme ad Allegri, della buona scuola degli allenatori italiani: non solo Ancelotti e i grandi che ormai allenano all'estero, ma anche Sarri, Montella e tanti altri cresciuti grazie alla loro partenza.

7 - Il Parma (squadra e città): la dignità non ha prezzo

In attesa di capire come andrà la vicenda societaria e se davvero ci sarà la possibilità di ripartire dalla serie B senza vanificare tutto, il Parma merita un bel voto in pagella per la dignità con la quale ha tenuto dritta la barra pur in una stagione di tempesta. Donadoni ha saputo motivare i suoi che, a loro volta, si sono resi partecipi di una storia bella e drammatica (sportivamente) al tempo stesso. Per alcuni versi ha ricordato la parabola della Siena del basket arrivata a un canestro dallo scudetto pur essendo fallita e destinata a scomparire. Anche la città merita un applauso e un sincero ringraziamento da parte di tutti: altrove e in altri momenti abbiamo visto quartieri messi a ferro e fuoco in nome del calcio. A Parma no e l'augurio è quello di rivedersi presto.

6 - Genova per noi: Samp e Genoa da sogno

Solo la vicenda della licenza Uefa, paradossale, abbassa il voto alla Genova del calcio che ha chiuso una stagione da urlo. Sul campo Mihajilovic e Gasperini meritano un 8 pieno per come hanno saputo trascinare in alto le proprie squadre superando anche i momenti difficili e qualche scelta di mercato non sempre comprensibile. La resa del Genoa davanti alle questioni burocratiche, però, è da 4 in pagella e rovina un po' tutto facendo venire anche qualche cattivo pensiero. E' un peccato perché i genoani si meritavano di più e il calcio italiano avrebbe mandato con gioia in Europa un gruppo che lo meritava pienamente.

5 - Higuain, cannoniere triste

Il rigore che ha calciato alle stelle nella sfida-spareggio contro la Lazio è l'immagine della stagione di Gonzalo Higuain, sulla carta il top player della serie A. Da agosto a maggio l'argentino ha fatto le bizze: prima arrabbiato e distante, quasi offeso, per non aver potuto iscriversi con il suo Napoli alla Champions League, poi di nuovo trascinatore, quindi scomparso insieme agli altri. Impalpabile nel momento della lotta decisiva a Kiev e dannoso contro la Lazio. Insomma, se i partenopei hanno fallito chiudendo quinti una buona parte della responsabilità va anche a lui.

4 - Le milanesi e la crisi di passaggio di un progetto e di una città

Non era mai capitato che le due squadre milanesi stessero fuori contemporaneamente dalle coppe europee. Mai. Ora anche questo tabù è stato infranto e la notizia è che alle porte non si vede la rinascita per Inter e Milan che stanno cercando disperatamente di non affogare nei propri problemi. L'Inter non si è giovata nemmeno del ritorno di Mancini che continua a rappresentare, però, la garanzia tecnica di un futuro non di depressione. Il Milan ha sbagliato tutto: allenatore, rosa, previsioni di grandezza. L'unica consolazione è che la stagione è finita e difficilmente si potrà fare peggio, anche se San Siro vuoto come quest'anno è l'immagine desolante di un campionato buttato via e di un rapporto di fiducia con la città che andrà recuperato in fretta.

3 - Benitez e Garcia: tutto qui?

E' stata una stagione senza grosse polemiche e con due sole eccezioni: Garcia e Benitez. Hanno attaccato tutti: arbitri, sistema, calcio italiano, giornalisti, dirigenti. Più le loro squadre andavano male, incartandosi in un campionato sotto il livello della sufficienza, più i due tecnici se la prendevano con il mondo non facendo uno straccio di autocritica. Le lezioni di Rafa e Rudi, che invece dovevano essere due valori aggiunti e che venivano da un'annata positiva, alla lunga hanno stancato tutti e nuociuto alla serenità delle proprie squadre. Alla fine Pioli ha sintetizzato il pensiero di molti: siamo sicuri che all'estero abbiano lacultura sportiva che a noi viene rinfacciata come mancante? O siamo noi che roviniamo chi arriva in Italia?

2 - I dolori del vecchio Zeman (e del giovane Giulini)

La retrocessione del Cagliari segna la fine della carriera da allenatore di alto livello di Zeman. Il boemo è affondato insieme alla sua creatura: le colpe non sono solo sue, ovviamente, ma non si può negare che abbia deluso. Forse il suo calcio non è più adatto alla nostra serie A, di sicuro Giulini - presidente giovane e inesperto - farà tesoro di questa esperienza perché molto della retrocessione si deve agli errori commessi in una stagione che è partita benino e poi si è inabissata. Saprà rimediare a patto di partire da subito con un progetto serio e credibile.

1 - Taci, Manenti e...

I peggiori - e non poteva essere diversamente - sono quelli che hanno scritto una delle pagine più tristi del calcio italiano. Da Ghirardi a Manenti, passando per Taci, il balletto intorno alle spoglie del Parma è stato indecente e solo il buonsenso di Donadoni e dei suoi ha evitato il crac a stagione in corso. L'unica consolazione è che la vicenda Parma ha portato la Figc a varare le norme di controllo finanziario sul modello della Uefa: nessun voto alla riforma, però, prima di averla vista a regime e operativa. I maligni dicono che ci sono altri Parma pronti a esplodere: se così fosse ci sia il coraggio di intervenire preventivamente.

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