Cosa non va nelle Olimpiadi di Sochi

Non è solo la corruzione a guastare lo spirito olimpico. Parla chi si oppone ai Giochi organizzati da Putin - Sochi gay-friedly

Lo striscione "Sochi, terra del genocidio", durante una manifestazione del comitato No Sochi 2014 a Istanbul – Credits: No Sochi 2014 Committee

Marco Pedersini

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Per Mario Pescante, ex presidente del Coni e membro del Comitato olimpico internazionale, non è il caso che i Giochi vengano disturbati "per rivendicare diritti che lo sport sostiene quotidianamente". Stia tranquillo, nessuno gli darà noia: chi vuole protestare, a Sochi, può farlo (previa autorizzazione) solo in appositi spazi a non meno di 14 chilometri dalla sede olimpica più vicina.

Chi vive nella vicina Abcasia, a tre quarti d’ora di auto da Sochi, non potrà respirare lo spirito olimpico: il confine è chiuso, chi vuol guardare i Giochi, per una volta a due passi da casa, tenga il naso contro il vetro. La cosa più esotica che Pescante potrà vedere sono i cosacchi , schierati con i loro vestiti tradizionali più per esigenze di folklore che di sicurezza.

I più arrabbiati per l’ipocrisia dei Giochi olimpici di Sochi sono i discendenti dei circassi, popolazione caucasica massacrata dai russi a fine Ottocento. "Non riesco a credere che gli organizzatori abbiano chiamato a Sochi i cosacchi, che sono il simbolo del genocidio del mio popolo, la milizia della morte che ci ha costretti all’esilio" dice a Panorama.it Zack Barsik, che con altri circassi ha fondato il comitato NoSochi 2014 .

Perché i russi hanno scelto Sochi, una città balneare, per le Olimpiadi invernali?
Perché il presidente Vladimir Putin vuole dimostrare la sua potenza. Vuole far vedere che è in grado di organizzare un evento così delicato a due passi dalla Cecenia, che ha invaso nel 1999. Sochi è una passerella russa sulla nostra terra.

Nostra?
Certo. Sochi appartiene ai circassi, che sono stati trucidati su quelle coste e azzerati dalla storia. Il nome stesso della città è in lingua circassa, vuol dire "terra tra i monti e il mare". Ci sentiamo europei, vorremmo tornare nella nostra terra e invece dobbiamo vivere in esilio.  

Avete fatto una petizione, una campagna pubblicitaria con il messaggio provocatorio: "A Sochi si scia sulle fosse comuni". Cos’altro farete per essere ascoltati?
Non c’è modo di manifestare a Sochi, perciò lo faremo altrove, in giro per il mondo. Vogliamo svelare che i valori olimpici proclamati nel Caucaso sono solo un’illusione. Basta guardare quello che hanno fatto alla città di Sochi.

I residenti ormai hanno rinunciato persino a nuotare in mare, visti i livelli d’inquinamento raggiunti mentre si costruivano le sedi olimpiche.
Esatto. È stato tutto imposto e mantenuto sotto silenzio, come se fosse un segreto. Non lo è per i cittadini di Sochi. Con l’arrivo dei Giochi invernali stanno vivendo in una situazione infernale, perché si trovano a subire molti danni e non hanno modo di informarsi, di capire che cosa stia succendendo davvero alla loro città, quella in cui noi vogliamo ritornare.

 
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