Sport

Nuoto azzurro, la tempesta perfetta. Le accuse, le polemiche

Dallo sfogo di Magnini alle spiegazioni di Rossetto. Dal rilancio della Pellegrini alla delusione di Orsi. Ecco tutte le parole che hanno fatto affondare il nuoto italiano

Filippo Magnini, da lui le prime accuse al tecnico Rossetto (Credits: Daniele Badolato - LaPresse)

Peggio proprio non poteva andare. Il nuoto azzurro sta uscendo a pezzi dalla spedizione olimpica a Londra. Zero medaglie nei primi 6 giorni di gare. E tra oggi e domani si chiudono le gare in piscina, con scarsissime possibilità di vedere un atleta di casa nostra sul podio. Non era mai andata così male alle Olimpiadi. A Pechino 2008 c’era stato l’acuto della Pellegrini nei 200 stile libero e il mezzo trionfo della Filippi negli 800. Quattro anni prima, ad Atene, la Fede nazionale aveva dimostrato di essere il miglior prospetto del nostro nuoto e la staffetta maschile aveva fatto vedere ottime cose nella 4x200 stile libero. Per non parlare di Sydney: 3 ori, 1 argento e 2 bronzi, Rosolino e Fioravanti superstar. Vero, da Montreal 1976 e Los Angeles 1984 si è registrato un vuoto da record. Ma in 30 anni si pensava di essere riusciti a trovare il modo per dare forza ed entusiasmo al movimento. Appunto, si pensava.

Perché oltre a lasciare intonsa la casella delle medaglie, in casa azzurra è scoppiato il putiferio. Tutti contro tutti per una bagarre che non salva nessuno. E che inevitabilmente fa scendere il sipario sul nuoto italiano nel modo peggiore possibile. Come dire, sconfitti e pure arrabbiati. Tra loro, più che con il mondo esterno. E’ il momento della resa dei conti, si salvi chi può. Ma come è iniziata questa battaglia intestina? Ecco tutte le fasi del processo di implosione della vasca tricolore. Ad aprire le danze, Filippo Magnini, bronzo ad Atene 2004.

Martedì 31 luglio, dopo il flop dei velocisti tricolore nei 100 stile libero.

Dice Magnini: “La velocità italiana ha completamente cannato la preparazione olimpica”. E ancora: “Non c'è stato un solo velocista che sia andato bene. Da settembre bisogna cambiare tutto, proprio tutto. Ci dicono che dobbiamo guardare agli americani, ma gli Usa non sono solo gli atleti, sono anche tutto lo staff che c'è attorno. Quindi, se noi atleti guardiamo a loro, che lo faccia anche il resto dello staff, non solo noi”.

E per finire, l’affondo del campione: “E da gennaio in poi ho sentito di non nuotare bene. Non è stato fatto tutto quello che è possibile per correggere queste carenze, ma mi metto anch'io fra i responsabili, dovevo far capire che non mi sentivo benissimo. Però ho dato fiducia a Claudio, gliel'ho data per 15 anni ed è sempre stata ripagata, quindi continuerò a darla e mi servirà per il prossimo anno, ma è un peccato aver buttato questa gara. Nel mio rapporto con lui probabilmente quest'anno è mancato qualcosa, dovevo farglielo capire”.

Rincara la dose Luca Dotto poco dopo: “Non voglio tirare in ballo il mio infortunio, mi sentirei quasi un vigliacco. Sono stati commessi errori da noi atleti e dal settore tecnico, questo è sicuro, ognuno si prende le sue responsabilità per questo fallimento, ma il valore del gruppo non è in discussione, analizzeremo con lucidità cosa non è andato. Penso comunque che con l'ingresso di Federica i lavori siano stati un po' più adattati per tutti e magari a noi velocisti non è andata bene”. Cambiare si può, anzi, si deve: “Non chiedo un cambio radicale, solo una differenziazione e non tanto sui lavori specifici ma negli allenamenti di inizio anno, quelli un po' più comuni. Dobbiamo capire bene quali sono stati gli errori e non ripeterli”.

Gli atleti lo accusano, lui risponde. Ecco le parole di Claudio Rossetto, ct della Nazionale italiana di nuoto: “Filippo a volte parla un po' troppo. Lo conoscete, quando è felice lo urla ai quattro venti, quando è incazzato fa lo stesso. Gli Stati Uniti vincono più di tutti, quindi il modello di riferimento è quello. Ma ne parleremo con calma”. Ma allora chi ha sbagliato, i velocisti? “Non sono arrivati qui nelle condizioni che ci saremmo augurati. Qualcosa non ha funzionato, adesso ci ragioniamo con serenità”. La Pellegrini? No, il suo inserimento non ha dato problemi alla squadra: “Non ne ha creato alcuno, ha solo provocato un aggravio di lavoro per me, che ho cercato di gestire al meglio, grazie anche all'aiuto della Federazione, che ha fornito altri allenatori. Diciamo che abbiamo tentato di spingere al massimo, ma così si rischia e purtroppo è andata male”.

Nel frattempo, fanno il giro del mondo le immagini della Pellegrini che esce con le ossa rotte dai 200 stile libero, la sua gara, quella che le aveva regalato l’oro a Pechino. Anche lei ha qualcosa da dire sui metodi di Rossetto. “Nel 2012 studio e vacanze. Ora voglio pensare a tutto tranne che al nuoto. Credevo che il lavoro con Rossetto mi avrebbe giovato di più per i 200”. Un altro mattone nel muro, sempre più in basso.

Mercoledì 1° agosto, il giorno dopo…

La 4x200 stile libero al femminile non va benissimo per la nostra squadra, ma non si può parlare di fallimento. Era una finale stellare e il settimo posto era un traguardo prevedibile. Per la Pellegrini, nel dopo gara, l’occasione per tornare su quanto successo soltanto poche ore prima. “Non sono traumatizzata da questa Olimpiade — dice nostra signora della vasca —. Abbiamo steccato lo stato di forma, qualcosa che può capitare, quindi non c'è altro cui dover pensare. Sono tranquillissima”.

Le parole di Magnini? “Il discorso di Filippo secondo me è stato frainteso. Noi ci mettiamo la faccia, scendiamo in acqua, poi andiamo a parlare con i giornalisti. Quindi, le dichiarazioni dipendono anche dallo stato di agitazione che ha una persona quando va in zona mista. Dietro di noi abbiamo un team, un allenatore, dirigenti e quant'altro, se un atleta commette un errore non è solo lui ad aver sbagliato la gara, ad aver steccato lo stato di forma, ma tutti. Visto che finora l'intero movimento del nuoto italiano non è andato bene, qualche riflessione dovrà essere fatta in tutti i settori, io spero che cambi sicuramente in meglio”.

Nella vicenda, decide di intervenire anche il presidente federale Paolo Barelli, che dice: “Filippo è un grande atleta, è il capitano della Nazionale e quindi deve capire che le sue parole hanno un peso. Io vorrei solo ricordare che dal 2007 lui non sale più sul podio di una manifestazione mondiale e olimpica, quindi non credo possa dare responsabilità ai tecnici”.

Ritorna sul tema anche Claudio Rossetto, che spiega: “Con Filippo non si è incrinato nulla e con Federica non mi sembra. Lei ha fatto una scelta di vita venendo a vivere a Roma, facendo determinate scelte in funzione dell'Olimpiade e credo che voglia continuare così, però non posso garantirlo al 100%. Il rapporto non si è rotto con nessuno dei due, poi se la vita mi porterà a essere allenatore di Federica per il prossimo quadriennio o meno è troppo complicato da prevedere, perché Federica cambierà alcune cose della sua vita. Vuole prendersi un anno più tranquillo dove continuare a nuotare ma con molta meno tensione, divertendosi un po' ”.

Dopo la bufera scatenata dalle sue parole il giorno prima, Magnini decide di fare un passo indietro, anche in rete, e cancella il suo profilo su Twitter. Le ultime parole prima dell’addio (o arrivederci): “I social network sono pieni di gente cattiva. Ciao a tutti i grandi fans e anche a quelli che ci criticano in maniera costruttiva ed educata. Quelli sì...Gli imbecilli non li saluto”.

Giovedì 2 agosto, la tempesta perfetta.

Marco Orsi prende fuoco dopo il suo 19° posto nei 50 stile libero e spara a zero: “No, non è possibile tutto questo: sono nero! Siamo ai Giochi e non possiamo fare queste cavolate, siamo grandi e vaccinati e non possiamo fare queste polemiche, che hanno contribuito a questa mia amara prestazione: mi sentivo di stare sotto i 22", non posso fare 22"36. La testa non c'era ed invece c'è un clima irrespirabile in squadra: non si può gareggiare così, siamo velocisti e abbiamo bisogno di tranquillità, ci giochiamo tutto sul filo dei centesimi, l'Olimpiade c'è ogni 4 anni!

Non siamo qui per fare audience con queste cavolate. Sì, questo ha contribuito alla mia prestazione, e sono molto arrabbiato. Cercavo di estraniarmi da quest'atmosfera e di stare alla larga ma sono in camera con loro, con Filippo che è nell'occhio del ciclone. Non si fa così. L'ho detto a lui che ha sbagliato, lui è il capitano e con la sua esperienza doveva cercare di tranquillizzare il gruppo, essere il campione qual è. E' troppo impulsivo. Domenica anche io so dove ho sbagliato, passando piano. Poi abbiamo letto solo pagine su pagine: non puoi non farti condizionare”.

E Luca Dotto rilancia. Prima ritratta le contestazioni a Rossetto, dichiarando: “La tensione si vede dagli sguardi, non posso negare le polemiche nelle camere, ma che sono pure campate per aria. Non mi piace chi punta il dito: abbiamo fatto errori anche noi atleti, l'allenatore è quello di sempre che ha fatto vincere 2 Mondiali a Filippo, un argento a me e ha allenato gente come Rosolino e Rogan. Ha caratura internazionale. E' vero, è il primo anno che il suo gruppo è andato male, ma non c'è bisogno di cambiamenti radicali, bisogna semplicemente ragionare, pensare di più al nuoto, da settembre. Con Claudio ci siamo confrontati e le idee coincidono: nel 2013 farò più gare nella prima fase della stagione, i veri velocisti gareggiano tanto e si allenano un po' meno”.

Poi, racconta del confronto che la squadra avrebbe avuto con il suo capitano, Filippo Magnini: “Filippo s'è difeso con noi dicendo di essere stato mal interpretato: è molto difficile parlare con la mente lucida dopo una gara. C'è stato un confronto, ora non siamo felici e spensierati come l'anno scorso, ma i rapporti non sono cambiati: anzi è il momento di stare più uniti possibili, perché se si sfalda è ancora peggio. Bisogna cercare di capire bene solo le incongruenze tra di noi”.

© Riproduzione Riservata

Commenti