Nba: quei tre Spurs campioni di normalità

5 titoli per Duncan, 4 per Parker e Ginobili. Tutto all'insegna di una filosofia che privilegia la squadra al glamour e relativi sponsor. Come spiega Flavio Tranquillo

Da destra: Manu Ginobili, Tim Duncan e Tony Parker, fuoriclasse anche di normalità. – Credits: Getty Images.

Teobaldo Semoli

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Osservandolo passeggiare per i corridoi del AT&T Center di San Antonio con camicia a quadri rigorosamente infilata nei jeans, sicuramente troppo larghi per gli standard della moda attuale, viene difficile pensare che Tim Duncan sia appena diventato uno dei 16 giocatori più vincenti della storia del basket americano.

La verità è che il centro caraibico, conquistando il suo quinto titolo Nba, ha vinto lo stesso numero di anelli della leggenda dei Lakers Magic Johnson, uno solo in meno di sua maestà Michael Jordan, tre in più del Prescelto James, andando a formare insieme ai “normodotati” (fisicamente, sia chiaro) Parker e Ginobili il trio più vincente nella storia dei Playoff Nba (111 partite vinte).

Eppure difficilmente vedrete Duncan infilarsi in un completo da 2000 dollari per proclamare in diretta nazionale, in stile “decision” di Lebron, quale sarà il futuro della sua carriera da cestista. Di sicuro non vedremo mai uno spot in cui il 4 volte campione Nba Manu Ginobili presenta il suo nuovo paio di scarpe, le “Narigon” (in spagnolo ""nasone", il soprannome dell'argentino), che diventeranno a breve l'oggetto del desiderio di milioni di ragazzini.

Troppo poco americani, troppo poco glamour, in un sola parola: troppo “normali”. Il merchandising Nba e i grandi marchi dello sport hanno sempre snobbato le stelle di San Antonio in favore di giocatori infinitamente meno vincenti, vedi i vari Derrick Rose o Carmelo Anhony. E se fosse proprio questo il segreto di Duncan e soci? Lo abbiamo chiesto a Flavio Tranquillo (Sky Sport), che ha vissuto e commentato dal vivo le Finals..

Flavio, possiamo dire che, alla luce di quello che hanno vinto, i San Antonio Spurs siano ancora sottovalutati?

“Sicuramente non dagli addetti ai lavori ma è evidente che per quanto riguarda l’appeal sui media saranno sempre un gradino sotto rispetto a Miami o Los Angeles”.

Eppure negli ultimi 15-20 anni quasi nessuno ha vinto come loro…

“Io penso che Popovich e i suoi stessi giocatori simbolo, intesi come Duncan, Ginobili e Parker, abbiano scelto molto tempo fa cosa volevano diventare: giocatori che guadagnano milioni di dollari dagli sponsor oppure un sistema “protetto” che li avrebbe portati a giocare una delle migliori pallacanestro di sempre”.

Visti i risultati, direi che hanno scelto la seconda…

“Intendiamoci, Duncan è uno che in carriera ha guadagnato qualcosa come 224 milioni di dollari. Però è anche vero che se fosse stato oggetto, o meglio, se si fosse reso oggetto di campagne mediatiche in stile Lebron James probabilmente avrebbe guadagnato tre volte tanto…”.

E avrebbe vinto molto meno?

“Non abbiamo la controprova, però sono sicuro che la scelta di essere quel tipo di squadra sia stata fatta coscientemente sia da Popovich che dai suoi principali attori”.

Ce lo vedresti Lebron James in un sistema come quello di San Antonio?

“Per certi versi credo che a Lebron James piacerebbe essere inserito nel sistema di Popovich. Con questo non vuol dire che il modo di giocare, e di essere, degli Spurs sia più buono o più cattivo di quello degli Heat. Semplicemente è il risultato di vari fattori, anche di carattere storico”.

In che senso?

“E’ questione di epoche diverse. Non possiamo paragonare la copertura mediatica di fine anni ’90 con quella attuale, con social network e via dicendo. Però c’è anche la capacità di San Antonio e Popovich di creare un fortino intorno alla squadra per poter lavorare e far crescere i propri giocatori”.

Intanto si dice che gli Heat stia cercando una quarta stella, che potrebbe essere Carmelo Anthony…

“Più che pensare a questa ipotesi, che mi sembra piuttosto improbabile, penserei che a Miami c’è un giocatore che come sempre si prende e si prenderà sulle spalle l'intero peso della sconfitta. In parte è colpa sua, in parte dei media, in parte dipende da quello che noi “esterni” ci aspettiamo da lui e che spesso ci fa dimenticare l’assoluto fenomeno che è Lebron James”.

Avendoli vissuti dal vivo, qual è l’immagine di queste finali che non riuscirai a dimenticare?

“Il pugno di Popovich sul petto di Leonard, alla fine di gara 3, che è stato il passaggio di consegna tra due generazioni. Le cento volte in cui Duncan ha messo la mano sulla testa di un suo compagno per dirgli “ci sono qui io”. E ancora quando coach Popovich ha preso da parte Parker per dirgli un semplice e banale “sei stato grande”. Ecco, questi sono gli Spurs e forse è proprio questo il loro segreto”.

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